Romanzo dello
scrittore russo Michail Afanes'evic Bulgakov (1891-1940),
scritto tra il 1929 e il 1940, pubblicato postumo sulla
rivista letteraria Moskva nel 1966-1967.
Si tratta del capolavoro di Bulgakov, secondo la maggioranza
dei critici superiore anche alla Guardia bianca. In un tardo
e caldo tramonto primaverile, su una panchina di un parco di
Mosca stanno sedute a discutere due persone: Michail
Aleksandrovic Berlioz, direttore di un'importante rivista e
presidente di un'associazione letteraria e il poeta Ivan
Nikolaevic Ponyrèv: la discussione verte su un poema di
Ponyrèv, di carattere antireligioso, che Berlioz critica,
perchè, secondo lui, non viene sufficientemente dimostrato
che Gesù Cristo non era mai esistito. A un certo punto
compare un distinto signore, dall'aspetto straniero, che
parla perfettamente il russo, il quale si intromette nella
discussione e fa alcuni discorsi che risultano un po' strani.
Si presenta come il professor Woland, esperto di magia nera,
e afferma che Cristo è veramente esistito. Il secondo capitolo
che si intitola Ponzio Pilato introduce il "romanzo nel
romanzo": il procuratore romano della Giudea sta conducendo
una istruttoria (le strutture poliziesche non cambiano mai:
cambiano soltanto i nomi e gli abiti). L'imputato è un uomo,
accusato dal sinedrio di aver incitato a distruggere il
tempio e da esso condannato a morte. Ma Pilato non è d'accordo
sulla condanna a morte: dopo averlo ascoltato, ritiene di
avere a che fare con un filosofo vagabondo, un malato di
mente. In un primo momento vorrebbe condannarlo solo
all'esilio, a Cesarea. Ma l'imputato, di nome Jeshua, ha
parlato anche di politica, ha detto che è imminente un tempo
senza sovrani, senza cesari, senza autorità. Tutto ciò sta
scritto nella denuncia; Pilato che prova simpatia per
l'imputato, vorrebbe che questi negasse o dimostrasse il
contrario: ma l'imputato non nega. Così Pilato conferma la
condanna a morte. Il racconto è narrato a Ivan Nikolaevic dal
professore Woland (o almeno a lui così sembra). Cominciano ad
accadere cose strane: il professore aveva predetto a Berlioz
che sarebbe morto con la testa mozzata la sera stessa: cosa
che infatti succede: un tram lo investe e gli taglia la
testa. Ivan Nikolaevic è convinto che il professore sia una
spia, e poi lo rivede con altri due esseri: un ex maestro di
cappella e un gatto (il diavolo Behemoth), "grosso come un
maiale, nero come il carbone o come un corvo, con tremendi
baffi da cavalleggero ... camminava sulle zampe posteriori".
Tra l'altro questo gatto sal sul tram e per di più voleva
pagare il biglietto. Sgridato dalla bigliettaia, che gli
ricordò che i gatti non potevano salire sul tram, scese molto
disciplinatamente. Il povero poeta viene portato in
manicomio. Woland è, in realtà, Satana in persona; gli altri
due sono suoi aiutanti. Ed ecco che Satana si diverte: le
allucinazioni, i casi straordinari ormai non si contano più.
La vita moscovita è sconvolta, e vittime di Satana sono
burocrati, piccoli funzionari, letterati. Tutto un
sottobosco di uomini trasformati in rotelle di un
ingranaggio, di "anime morte", di persone che hanno
trasformato la poesia e la letteratura in routine, in
conformismo, in piccolo cabotaggio. Qui è l'aspetto satirico
del romanzo di Bulgakov. A un certo punto, compare il
maestro: questo appellativo gli viene dato da una tenera e
devota amica e ammiratrice, Margherita. Il maestro, dopo
aver scritto un romanzo su Pilato, romanzo rifiutato da
tutti gli editori, è costretto a vivere in una casa di cura,
dove Ivan fa conoscenza con lui. Il romanzo procede
attraverso spostamenti nel tempo (da Mosca alla Palestina
del tempo di Gesù), con continui interventi magici: sotto c'è
la vita di Mosca, appunto, con i suoi problemi, in cui
interviene sempre Satana-Woland: il quale si preoccupa,
ironicamente, di dimostrare l'esistenza storica di Cristo ai
funzionari sovietici. Tra le varie faccende, oltre a uno
spettacolo strabiliante di magia dato in un teatro da Woland,
c'è anche la gara per appropriarsi dell'appartamento del
defunto Berlioz: solo che l'appartamento serve a Woland e ai
suoi diavoli fra cui Azazello; per questo i pretendenti (fra
cui uno zio del defunto Berlioz, giunto apposta da Kiev,
dopo aver ricevuto un telegramma in cui il defunto gli
annunciava il prossimo incidente mortale) vengono trattati
piuttosto male. A mandare il telegramma era stato il gatto.
Il secondo "romanzo nel romanzo" è il libro di Margherita:
Margherita Nikolaevna non aveva dimenticato il suo amante,
il suo Faust, il suo "maestro", come questi, nella clinica,
credeva. Margherita era bella, intelligente, aveva
trent'anni, ed era la moglie di un insigne specialista.
Abitava con il marito in una palazzina di via Arbat. Ma,
naturalmente, non era felice. Aveva bisogno del maestro:
perchè lo amava, e lo aveva seguito giorno per giorno, mentre
scriveva il romanzo Ponzio Pilato. Woland naturalmente è molto
interessato alla vicenda del maestro e di Margherita: "Il
giorno stesso in cui successe tutto l'assurdo scompiglio
provocato dall'arrivo del mago nero a Mosca, il venerdì in
cui lo zio di Berlioz fu spedito indietro a Kiev ... e
accaddero tante altre cose stupide e incomprensibili,
Margherita si destò verso mezzogiorno nella sua camera da
letto". La notte, nella sua angoscia per la malattia del
maestro, Margherita aveva fatto un sogno assai strano in cui
era apparso lo stesso maestro, che la chiamava. Il sogno,
che l'aveva turbata assai, prevedeva che presto sarebbe
successo "qualcosa". Difatti Nataa, la bella cameriera, le
racconta tutte le strabilianti cose accadute a Mosca, che
avevano provocato l'arresto di centinaia di innocenti. Esce
per una passeggiata, va al parco del Cremlino, siede su una
panchina, dalla quale si poteva vedere il maneggio. Intanto,
a suon di tamburi, passa il corteo funebre di Berlioz.
Vicino a Margherita si siede uno sconosciuto di piccola
statura, di pelo rosso, con una zanna che gli esce dalla
bocca e una bombetta in testa: è il diavolo Azazello e le
trasmette l'invito di Woland. Margherita accetta, quando
capisce che da Woland potrà sapere qualcosa del Maestro. E
Azazello le dà una scatola di crema magica. A sera,
Margherita si spalma, come tutte le streghe che si
rispettino, la crema del diavolo sul corpo bello ma non più
sodo come quando aveva vent'anni. La crema miracolosa: le
ridà il volto e il corpo di dieci anni prima e, per di più, le
permette di volare invisibile. Inizia così il suo volo su
Mosca, verso la meta destinata. Durante il viaggio, entra
nell'appartamento di Latunskij un
funzionario-letterato-spione che aveva rovinato il maestro:
per fortuna di questi, non lo trova; ma Margherita mette a
soqquadro tutto l'appartamento. Poi vola fuori città e
durante il volo incontra anche la cameriera Nataa, a cavallo
di un verro. Nataa aveva usato gli avanzi della crema e poi
aveva spalmato anche il lascivo inquilino del piano di
sotto, Nikolaj Ivanovic, che le aveva fatto delle avances:
ma la crema lo aveva trasformato in maiale. Margherita
conosce dunque Satana-Woland, partecipa al gran ballo di
Satana. Dopo un incontro in casa di Woland, c'è la
liberazione del maestro: "Il destino del maestro e di
Margherita è determinato". Da Woland arriva Matteo, per
incarico di Gesù, il quale aveva letto il romanzo su Ponzio
Pilato e l'aveva voluto salvare, salvando con lui la donna
che l'aveva amato. Non è una salvezza vera e propria: perchè nè
il maestro nè Margherita avevano meritato il Paradiso, ma il
riposo sì. Il libro è complesso: i simboli sono molti. Al
centro c'è la condanna della viltà morale, per cui gli
omuncoli-burocrati sono simili a bolle di sapone, a entità
grottesche di un quadro di Bosch, e sono assai più reali i
diavoli (che del resto nel romanzo, pur essendo strumenti
del male, operano per il bene). Attraverso la fantasmagoria
Bulgakov esprime una verità morale. Non è un capolavoro in
senso assoluto (i tre romanzi, del "poeta", del maestro e
Margherita, di Pilato sono uniti spesso in modo esterno) ma
si tratta senz'altro di un'opera di grandissimo rilievo e
certo uno dei capolavori della letteratura russa del
Novecento.
BULGAKOV