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Dumas figlio, Alexandre (Parigi 1824 - Marly-le-Roy
1895)
La signora dalle camelie
Scrittore
francese. Figlio naturale di Alexandre Dumas, che lo riconobbe nel 1831.
Scrisse La signora delle camelie (1848) che, ridotto in dramma, fu
rappresentato a Parigi nel 1852, dopo tre anni di censura, ottenendo un
trionfo mondiale. Nella produzione successiva affrontò temi sociali e
morali, sostenendo tesi in contrasto con i pregiudizi correnti, convinto che
il teatro dovesse essere una grande tribuna di idee atte a migliorare la
società. Il figlio naturale (1858); L'amico delle donne (1864).
Alexandre
Dumas il padre Alexandre
Dumas figlio
La signora dalle camelie
Romanzo dello scrittore francese Alexandre Dumas figlio (1824-1895), edito
nel 1848; trasformato in dramma nel 1852. Costituì uno dei più grandi
successi letterari del secolo.
Romanzo e dramma hanno lo stesso argomento, cioè l'amore di Armando Duval,
giovane di ottima famiglia, per Margherita Gautier, una cortigiana di un
certo livello, che sente di amare con una purezza veramente ammirevole: così
i due giovani vanno per un po' di tempo ad abitare in una casetta di
campagna: l'amore e la serenità sono completi. Ma ecco d'improvviso compare
il padre di Armando, contrario a questa relazione per il decoro della
famiglia. Anche Margherita comprende che non deve essere di ostacolo alla
vita di Armando e quindi è pronta a sacrificarsi: rinuncia a lui e fugge.
Dal canto suo Armando ritiene di essere stato abbandonato da Margherita per
ragioni economiche e un giorno, incontratala a Parigi assieme a un amante,
esasperato, le getta in faccia una somma di denaro, appena vinta al tavolo
da gioco, convinto in tal modo di sdebitarsi. Margherita ne rimane
terribilmente scossa e angosciata; il male, da cui era minata, ritorna
violento e la costringe a letto: la fine è prossima. Armando, informato
dalla cameriera di Margherita della malattia, corre subito al letto della
sua amata e coglie l'ultimo respiro. Accanto a questi fatti, importanti per
la storia del romanzo d'amore, si trovano parecchi commoventi episodi: la
morte è poetica e straziante nel dramma, mentre nel romanzo Margherita
muore, quando Armando è in viaggio, lontano da lei, ma col suo nome sulle
labbra. Pare che il personaggio femminile di Margherita sia realmente
esistito e si identifichi con una certa Maria Duplessis. Il romanzo ebbe
notevole fortuna soprattutto dopo che Giuseppe Verdi vi si ispirò per la sua
Traviata.
A. Dumas (figlio), La signora delle camelie, trad. it.
di F. Pastonchi, A. Mondadori, Milano 1981, pp. 208-210.
Figliola mia, non abbiatevi a male di quello che dirò; pensate solo che
certe volte la vita ha crudeli necessità, e bisogna sottomettervisi. Voi
siete buona, e c’è nell’anima vostra una generosità, sconosciuta a molte
donne che forse vi disprezzano e non vi valgono. Ma, a fianco di un amante,
ricordatelo, c’è la famiglia, e oltre all’amore esistono i doveri: e all’età
della passione succede l’età in cui l’uomo, per essere stimato, deve
solidamente stabilirsi in una seria condizione sociale. Mio figlio non è
ricco, eppure sta per cedervi l’eredità di sua madre: cessione che, in
ricambio del sacrificio che voi state per fare, sarebbe un obbligo d’onore
per la sua dignità e vi metterebbe per sempre al sicuro da una completa
rovina. Ma il vostro sacrificio, egli non può accettarlo: il mondo che non
vi conosce attribuirebbe al suo consenso una ragione disonesta che non deve
assolutamente sfiorare il nome che portiamo. Non si esaminerebbe se Armando
vi ama, se voi l’amate, se questo scambievole amore è un bene a lui, è una
redenzione per voi; no, solo una cosa si vedrebbe:
Armando Duval ha tollerato che una mantenuta (scusate, figliola mia, tutto
quello che sono costretto a dirvi) vendesse per lui quello che possedeva.
Arriverebbe poi il giorno dei rimproveri e dei pentimenti, siatene certa,
per voi due come per tanti altri, e portereste tutti e due una catena
impossibile ormai a spezzare. Che cosa fareste voi allora? Avrete perduto la
vostra giovinezza, distrutto l’avvenire di mio figlio; e io, suo padre, sarò
ridotto con uno solo dei miei figli a consolarmi dell’altro.
Voi siete giovane, bella: la vita vi conforterà; e il ricordo di una buona
azione riscatterà per voi molte cose del passato. Da sei mesi che Armando vi
conosce, egli mi ha dimenticato. Quattro volte gli scrissi, e non si degnò
di rispondere una sola volta. Avrei potuto morire senza che lo sapesse?
Qualunque sia la vostra risoluzione di una vita diversa dal passato,
Armando, che vi ama, non acconsentirebbe mai a condannarvi con i suoi mezzi
modesti in una reclusione inadatta alla vostra bellezza. Come ne uscirebbe
dunque? So che ha giocato, e so anche che non ve lo diceva; ma in un momento
di ubriacatura avrebbe potuto perdere buona parte di quel ch’io vado
risparmiando da parecchi anni per la dote di mia figlia, per lui, e per la
tranquillità della mia vecchiaia. Quel che non accadde ieri può accadere
domani.
E poi siete sicura che quella vita abbandonata per lui non vi attirerebbe di
nuovo un giorno? Siete sicura, dopo aver amato lui, di non amare un altro? E
infine non soffrirete degli ostacoli che il vostro legame metterà nella vita
del vostro amante, e di cui non potrete forse consolarlo, se, con l’età, ai
sogni d’amore succederanno le ambizioni virili? Riflettete bene, signora:
voi amate Armando, dategliene una prova col solo mezzo che ancora vi
rimanga: il sacrificio del vostro amore al suo avvenire. Nessuna
disavventura è ancora capitata, ma ne capiteranno, e di più grosse forse che
io non preveda. Armando può diventar geloso d’un uomo che vi abbia amato,
provocarlo, battersi in duello, anche rimanere ucciso; e pensate quanto
soffrireste davanti a un padre che vi domandasse conto della vita di suo
figlio.
E in ultimo, figliola mia, bisogna che sappiate tutto: cioè la ragione che
mi ha condotto a Parigi. Ho una figliola, come vi dicevo, giovane, bella,
pura come un angelo. E innamorata, ed anche lei ha fatto di quest’amore il
sogno della sua vita. Lo scrissi ad Armando, ma tutto compreso di voi non mi
rispose. Ebbene, mia figlia sta per sposarsi: sposarsi con l’uomo che ama;
sta per entrare in una famiglia onorata, la quale esige uguale onorabilità
nella mia. La famiglia del mio futuro genero si è informata della vita di
Armando a Parigi, e mi ha dichiarato di ritirar la sua parola se Armando non
cambia. L’avvenire di una fanciulla che nulla vi ha fatto e che ha diritto
di confidare nell’avvenire, è nelle vostre mani. Vi sentite umanamente
capace di spezzarlo? Margherita, in nome del vostro amore e del vostro
pentimento, concedetemi la felicità della mia figliola.
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