POESIA - DINO CAMPANA

    

Canti orfici


Raccolta di componimenti poetici di Dino Campana (1885-1932).

I canti furono pubblicati in tempi diversi (1914 e 1928 e, postumi, nel 1952 e 1966, con l'aggiunta "... ed altri scritti"), ma dettati da un'identica atmosfera di ansia, di perdita di realtà; in cui pare che una febbre divori le immagini. E' un correre dietro a un fantasma poetico diluendo nella memoria le sonorità, come in queste immagini: la torre "rossa", il tramonto "d'oro", la luce "sanguigna", la "sera d'amore di viola"; o nella poesia La chimera, che è la figurazione dell'inespresso, in cui confluiscono i segni della grazia, della bellezza, della poesia e della musica: immagine misteriosa di quella vita, che il poeta sente dolorosamente nella sua esistenza errabonda, o nella Invetriata in cui sono espressi i terrori della notte con un'intensità delirante davanti a un'invetriata che si illumina ai bagliori della sera. O in Vi amai, considerata la più bella delle poesie dedicata a Sibilla Aleramo: "Vi amai per la città dove per sole / strade si posa il passo illanguidito / dove una pace tenera che piove / a sera il cuore non sazio e non pentito / volge a un'ambigua primavera in viole / lontane sopra il cielo impallidito". I richiami figurativi agiscono in Campana all'atto del formarsi dell'immagine, come in Viaggio a Montevideo: "Io vidi dal ponte della nave / i colli di Spagna / svanire ... / ... Ma un giorno / salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna, / dagli occhi torbidi e angelici / dai seni gravidi di vertigine ...". Pare un quadro di Gauguin. E' l'espediente di fare il "quadro" di ogni "poesia": viaggiatore e poeta si fondono, dando origine a quella "poesia europea musicale colorita" e a quel "senso dei colori", che prima non c'era e che fanno di Campana "un poeta dell'età aurea dell'uomo sulla terra" (Bigongiari). Come osserva il Guglielmino, "l'orfismo dichiarato nel titolo consiste proprio in questo, il termine - si ricordi il mito di Orfeo che col suo canto smuove massi e alberi e incanta la natura e libera dagli inferi l'amata Euridice - vuole sottolineare la componente di sortilegio, di magia, di capacità evocativa che ha la parola poetica, che sola può carpire al caos delle cose un bagliore di luce". Da ciò si può capire come Campana si inserisca nel decadentismo e risponda alle esigenze proprie dell'epoca. I temi suoi preferiti sono la notte, i viaggi, l'infanzia e l'adolescenza, tutti affrontati ed espressi poeticamente non secondo il procedimento razionale e discorsivo proprio della lirica tradizionale, ma con illuminazioni improvvise e rapidi squarci di luce attraverso le tenebre di un mondo altrimenti sconosciuto, come se solo in questi pochi attimi il poeta riuscisse a venire a contatto con una realtà generalmente inconoscibile.

Questo è l'atteggiamento cosiddetto visionario del Campana, in cui le immagini, più che svolgersi conseguentemente, si accavallano e si contraggono in impressioni. Con tutto ciò si può capire come gli ermetici abbiano visto in lui un precursore.



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