I racconti di Canterbury
Del poeta inglese Geoffrey Chaucer
(1340/1345-1400).
Questo capolavoro del medioevo inglese, rimasto purtroppo
incompiuto, consiste in nove frammenti, i quali vennero
pubblicati per la prima volta nel 1478 e furono scritti
dall'autore in periodi diversi. Il piano originale
dell'opera, infatti, pare che si possa far risalire circa al
1387, dopo la quale data Chaucer scrisse la maggior parte
dei brani, lasciandoli poi incompiuti qualche anno prima
della sua morte. Alcuni racconti, tuttavia, come la novella
della seconda monaca, quella del monaco, quella del chierico
di Oxford e quella del cavaliere, sono quasi certamente
precedenti al 1380, mentre altri sembrano di poco posteriori
a questi, come la novella della drappiera di Bath, quella
del sergente della legge e quella del narratore. L'opera,
scritta per la maggior parte in distici eroici, è
strutturata in 24 racconti, di cui tre incompleti, i quali
vengono narrati da altrettanti personaggi facenti parte di
un gruppo di pellegrini recantisi a Canterbury al santuario
di Thomas Beckett. Questo modo di introdurre una serie di
novelle era già ben noto nella precedente letteratura
medievale: l'esempio più vicino a Chaucer è quello delle
Novelle di Giovanni Sercambi, anch'esse presentate
attraverso lo schema del pellegrinaggio. Che il Decameron
fosse conosciuto o no al Chaucer, non è dato sapere; egli
avrebbe potuto venirne a conoscenza nei due precedenti
viaggi compiuti in Italia, tuttavia la mancanza di altri
influssi al di là della cornice narrativa farebbe pensare il
contrario. L'opera del Chaucer a ogni modo è vigorosamente
personale e legata alla cultura anglosassone, per quanto sia
l'ampiezza di respiro che la anima sia europea. Con essa la
letteratura inglese conquista una maturità che le permette
di collocarsi nel rango delle più sviluppate letterature del
continente. Non a caso si è fatto spesso il nome di Dante
per offrire un termine di paragone all'apporto decisivo che
Chaucer ha dato alla crescita della civiltà letteraria del
proprio Paese. Anche sul piano linguistico il suo contributo
può in una certa misura essere raffrontato a quello offerto
dal grande Fiorentino: come questi, tramite il suo
capolavoro, aiutò lo svilupparsi e il rafforzarsi della
lingua volgare, così Chaucer fornì al middle english (l'inglese
del periodo intermedio) una base potente per affermarsi in
futuro come lingua letteraria (essendo questa già parlata
normalmente), a scapito del francese e del latino. Ciò che
tuttavia lo differenzia da Dante è il tipo di visione con
cui osserva e considera la società del proprio tempo, con le
diverse soluzioni estetiche che questa comporta: morale e
teologico in Dante, mentre in Chaucer è laico e tendente a
evidenziare realisticamente le caratteristiche umane e
sociali degli individui. Il suo genio non ricorre ad
allegorie e astrazioni dottrinarie, ma popola la sua
rappresentazione di una folla di personaggi traboccanti di
vitalità, esprimenti vigorosamente le proprie attitudini
personali, i quali vengono a costruire un quadro composito,
rappresentante in microcosmo pressochè la totalità della
società inglese del tempo. Ciascun pellegrino, infatti
incarna, una particolare classe o categoria sociale,
attraverso la cui concretezza umana prendono vita davanti ai
nostri occhi i motivi, le tensioni, i conflitti animanti la
realtà umana entro la quale vive Chaucer. L'autore la
contempla con grande ampiezza di prospettiva e con una
passione partecipe per lo spettacolo della commedia umana,
che si possono quasi dire shakespeariane. Nel quadro mancano
tuttavia le classi sociali dei due poli estremi, l'alta
aristocrazia e i servi della gleba; questo ci rivela molto
sull'atteggiamento personale di Chaucer, progressista in
quanto legato alla borghesia allora nascente, ma
conservatore in quanto estraneo ai profondi fermenti che
agitavano le classi più povere, e che esplosero nel 1381 con
la rivolta dei contadini. I rappresentanti, inoltre, della
più alta e della più bassa categoria sociale presenti nei
Racconti sono rispettivamente un cavaliere e un contadino i
quali, in modi diversi, rappresentano entrambi una realtà
sociale ormai estinta o in estinzione, che lo scrittore
contempla con evidente nostalgia. Il primo, infatti, incarna
gli ideali di cavalleria legati all'ormai languente mondo
feudale e il secondo gli atteggiamenti di tranquilla
obbedienza e operosità che, in questo periodo, risultano
nient'altro che un'idealizzazione. Qualunque sia la luce con
cui Chaucer illumina il singolo personaggio, emerge
chiaramente una caratteristica compositiva dei Racconti :
l'importanza data alle figure umane fungenti da narratori
delle varie novelle, le quali allacciano dunque con esse un
rapporto del tutto intrinseco, anzichè costituire una
semplice cornice o uno schema convenzionale. I prologhi che
introducono le novelle dei pellegrini, quindi, non sono
affatto qualcosa di indipendente da esse, ma vi sono
intimamente legati, in quanto queste ultime evidenziano
anch'esse la natura del personaggio che le racconta. Celebre
è, per esempio, il ritratto della monaca priora tutta
affettazione e ricercatezze parigine, ritratto che risulta
ben più importante del racconto che ella narra, come è pure
straordinariamente vivida la descrizione del venditore di
indulgenze, il quale non cessa mai di essere vigorosamente
presente anche mentre narra la propria novella. Considerando
poi le varie novelle in sè, esse rappresentano una summa
delle forme letterarie medievali, comprendendo il fabliau,
il romanzo cortese, l' exemplum dei predicatori, le leggende
dei santi, il sermone, la favola di animali ecc. Tra le più
importanti è la novella del mugnaio, ricca di un umorismo
carnale e perfetta nel ritmo e nell'inventiva, dove si narra
di un vecchio legnaiuolo che viene tradito dalla giovane e
graziosa moglie e da uno studente, suo pensionante. Mentre
lui dorme in un armadio appeso al soffitto, in attesa del
secondo diluvio predettogli dallo studente, i due se la
godono a letto. Un altro spasimante della donna entra in
scena, e due burle (una in risposta all'altra) servono a far
precipitare in modo esilarante la situazione. Il racconto
dell'indulgenziere ci mostra dei giovani dissipati che vanno
in cerca di un vagabondo chiamato "la Morte" per ucciderlo,
ma, imbattutisi in un mucchio d'oro, si uccidono a vicenda
per impossessarsene, trovando appunto in questo modo la
morte. La novella della donna di Bath, imperniata sul tema
del dominio della donna sull'uomo nel rapporto coniugale,
narra di un cavaliere il quale, per salvarsi da
un'esecuzione, deve rispondere alla domanda: "Che cos'è che
le donne amano maggiormente?" Ottenuta la risposta esatta da
una vecchia strega - il dominio - deve mantenere in cambio
l'impegno di sposarla, e costei si trasforma quindi per
magia in una giovane avvenente. La novella del chierico
tratta invece delle sofferenze subite, per mano del crudele
marito, dalla virtuosa Griselda, la cui sottomissione,
tuttavia, viene dallo stesso Chaucer indicata come eccessiva.
La fonte è Petrarca, il quale aveva a sua volta tradotto in
latino una novella di Boccaccio. Le novelle del frate e del
messo di tribunale vengono narrate dai due rispettivi
pellegrini in polemica l'uno con l'altro: la prima parla di
un messo che incontra il diavolo travestito da valletto
d'arme, il quale gli confida i suoi metodi nel trattare con
gli uomini. Il messo tenta quindi di estorcere un dono a una
vedova, la quale invoca il diavolo perchè lo conduca
all'inferno; e il diavolo, l presente, esegue. La seconda
mette invece in berlina un frate avido e ipocrita, ritratto
mentre somministra interessate parole di conforto presso il
letto di un malato.