Catilinarie
Nell'anno 63 a.C., sul finire dell'autunno, la vita interna di Roma è turbata
dalla minaccia improvvisa di un colpo di Stato. Un nobile ambizioso e di ambigua
fama, Catilina, trama una congiura destinata a spezzare il monopolio politico
dell'oligarchia senatoria, per attuare poi un programma di riforme sociali; e in
lui convergono le speranze di quanti sono, per nascita o condizione economica,
emarginati dal potere. Console in carica è Cicerone, il più grande oratore di
Roma. Nel pericolo che si profila egli intravede l'occasione di una insperata
affermazione personale e lo fronteggia clamorosamente, attaccando Catilina con
l'arma insidiosa del suo talento oratorio. L'aspra requisitoria pronunciata
contro di lui nel corso delle quattro celeberrime orazioni 'Catilinarie' - al
termine delle quali sta la condanna a morte dei congiurati - resta tra i
capolavori della sua eloquenza, e insieme documenta, con singolare immediatezza,
l'arroventato clima politico in cui si consuma il tramonto della repubblica.
Abilmente, Cicerone scolora le motivazioni sociali della congiura, dando fosco
risalto all'ambiente che la sostiene; e riduce il conflitto a uno scontro fra
due implacabili antagonisti, uno dei quali - il console - tutela con fermezza le
istituzioni dello Stato, mentre l'altro - l'emarginato, il ribelle - mira a
sovvertirle con la violenza. Legalità e violenza risultano, nel discorso, i
termini finali di una lotta dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza stessa
dello Stato.
Si tratta di 4 orazioni. Nella l Cicerone proclama la sua fermezza nella difesa
delle istituzioni, smaschera il complotto e invita Catilina a lasciare la città
in modo da liberarla dalla feccia dei congiurati (Catilina lascia Roma la notte
stessa). Nella II l'oratore denuncia al popolo la scoperta della congiura e si
scaglia contro i catilinari rimasti in città esortandoli a raggiungere il
proprio capo in Etruria; gran parte dell'orazione si sofferma sulle basse
motivazioni da cui sono spinti i congiurati. Nella III Cicerone rife