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Camilo Josè Cela - La famiglia di Pascual Duarte - La colmena

Romanzo dello scrittore galiziano Camilo Josè Cela (1916-2002, Nobel nel 1989), pubblicato per la prima volta in Argentina nel 1942; in Spagna uscì solo nel 1946, dopo essere stato inizialmente bandito dal regime franchista.

E' la storia di un contadino spagnolo, Pascual Duarte, raccontata in prima persona dal protagonista, mentre è rinchiuso in una cella di prigione in attesa dell'esecuzione per tutti i crimini che ha compiuto durante la sua esistenza. Pascual Duarte è sì un feroce assassino, ma anche il frutto di un ambiente sociale distruttivo, dissestato dalla guerra civile, lacerato da divisioni religiose, politiche, sociali.

Riprendendo il filone picaresco, Cela segna la rinascita del romanzo spagnolo d'impronta realista, e in questo modo si contrappone alla letteratura edificante e retorica del franchismo: sceglie infatti il suo protagonista tra i reietti della società e lo trasforma in un portavoce delle angosce esistenziali del suo tempo. Questa sua opera giovanile, divenuta ben presto un classico, si pone come faro del cosiddetto "tremendismo": uno stile che ritrae in modo essenziale e spietato gli aspetti oscuri, violenti, inconfessabili di un'esistenza solo apparentamente banale.

La famiglia di Pascual Duarte è stato variamente interpretato: come voce di un popolo oppresso dalla dittatura, o come storia di un vuoto spirituale - e in questo caso è stato accostato a Lo straniero di Camus (uscito tra l'altro nello stesso anno).

Di tipo realista è anche L'alveare (La colmena, 1951) storia della gente di un grande casamento di Madrid. La scena, rispetto al primo romanzo, si sposta dalla profonda provincia rurale alla città. Cela intreccia nella sua trama brulicante una molteplicità di vite umane, che si incontrano in maniera precaria nella vita anonima di Madrid. Il punto di osservazione scelto è quello di un caffè sordido, ribadendo la tendenza a privilegiare una visione dal basso di vite prive di ogni slancio ideale. Cela insiste con ossessività sulla fisicità di quelle esistenze, legate ai bisogni e agli impulsi più elementari. Di grande efficacia la tecnica narrativa, che aderisce con la sua struttura frammentistica, pulviscolare, alla disgregazione della vita metropolitana. Cela screverà poi, soddisfatto, che si tratta di un "romanzo orologio, in cui tutti i personaggi vivono immersi nella loro nullità".



Manoscrito di Camilo José Cela.