Francois Renè
de Chateaubriand (Saint-Malo 1768 - Parigi 1848)
Letterato e politico francese. Scoppiata la rivoluzione, si
rifugiò a Londra, dove rimase sino al 1800. La morte della
madre nelle prigioni francesi affrettò la sua crisi
religiosa, che si manifestò ne Il genio del cristianesimo
(1802), che gli valse da parte di Napoleone la nomina a
primo segretario d'ambasciata a Roma. Dopo Waterloo fu
nominato pari di Francia, ambasciatore a Berlino e a Londra
e ministro degli Esteri nel 1823. Ambasciatore a Roma nel
1828, non volle accettare alcun incarico dal nuovo re Luigi
Filippo, ostentando la propria fedeltà ai Borboni. Completò
in questo periodo le Memorie d'oltretomba (1848-50).
Considerato un caposcuola della corrente romantica,
influenzò tutta la letteratura francese dell'Ottocento,
insegnando il culto della bellezza, il sentimento religioso,
l'amore per la natura.
"La vita di Chateaubriand - scrive Vitaliano Brancati nella
prefazione alle 'Memorie' - è senza dubbio straordinaria:
castellano prima che scoppiasse la Rivoluzione, poi
emigrato, combattente, povero, oscuro, famoso, ricco,
ambasciatore, ministro degli Esteri, pari di Francia,
potente, in disgrazia, di nuovo povero, giornalista,
scrittore, poeta, cronista, oratore, si ha l'impressione che
egli possa dire dei suoi contemporanei: 'Li ho visti tutti!'
(...) Non c'è uomo celebre del tempo della sua vita che sia
sfuggito al suo sguardo. E il tempo della sua vita è lungo e
comprende personaggi come Washington, Luigi XVI, Maria
Antonietta, Marat, Mirabeau, Robespierre, Napoleone, Luigi
XVIII, Casanova..."
Memorie
d'oltretomba
Scritte
tra 1811 e il 1841 , devono il loro titolo alla volontà
dell'autore di pubblicarle solo dopo la propria morte. In
realtà i primi libri vennero letti da Chateaubriand stesso
nel salotto di Madame Récamier. Composto da quattro parti e
diviso in quarantaquattro libri, il manoscritto ricostruisce
le tappe fondamentali dell'esistenza dell'intellettuale
dalla sua giovinezza alla sua decisione di allontanarsi
dalla vita attiva e attendere, “sul bordo della fossa”, la
propria fine. Motivo unificante di questo viaggio a ritroso
nel tempo è la consapevolezza della fugacità dei mutamenti
storici e la malinconica consapevolezza della loro
ineluttabilità; solo la memoria sopravvive all'oblio e
riesce a strappare all'avanzare del buio frammenti di un
passato degno di essere vissuto e combattuto.
Queste Memorie sono un inesauribile protocollo di ricordi
personali e di memorie nazionali. Autobiografia e storia di
Francia si fondono nella stessa pagina, nelle stesse frasi.
A vicenda si alimentano e reciprocamente si ispirano. Una
delle caratteristiche infatti di questi Memoires consiste
nel trattare la storia di una nazione alla stregua di una
propria esperienza personale.
Chateaubriand è l'ultimo memorialista storico del suo paese,
che possa e sappia consentirsi un rapporto di parità con gli
eventi della Francia, come se lui François Renèe fosse
coetaneo del suo paese, fosse lui stesso la Francia. Dopo
Chateaubriand comincerà la storia come storiografia e chi
scriverà dopo di lui avrà smarrito per sempre quel rapporto
di familiarità, che rende le Memorie una sorta di
prodigioso, superbo e per alcuni intollerabile album di
famiglia. Il lettore scoprirà in queste migliaia di pagine,
formate di volta in volta da lettere, dispacci, note di
premio, estratti dai giornali, dossier e appunti vari, le
vicende di progressive trasformazioni e metamorfosi dai
beati tempi della feudalità bretone, cui appartiene
l'infanzia del memorialista, ai giorni insanguinati della
Rivoluzione e da questa ai torbidi intrighi del Direttorio,
del Consolato, fino a giungere a quello che è il
protagonista o uno dei protagonisti assoluti, l'odiato e
ammirato Napoleone Bonaparte.
Le Memorie sono dunque una storia della fine dell'antico
regime. Questa fine viene raccontata dall'interno della
dimora feudale, come se Chateaubriand vivesse come un
personale esproprio il gesto della Rivoluzione. C'è in altre
parole un simbolo in questo libro ed è quello della dimora
paterna, del castello in cui aveva trascorsa l'infanzia e
l'adolescenza. Il castello non c'è più. È stato abbattuto.
La storia lo ha travolto nello stesso modo in cui ha
travolto i troni e gli altari di Francia. Contro la
Rivoluzione Chateaubriand ha conti personali, un singolare
inestinguibile odio. Questo cristiano infatti non perdona
chi ha mozzato il capo della Francia feudale. I ritratti dei
rivoluzionari, da Marat a Danton, da Mirabeau a Desmoulins,
grondano un astio che ispira e nutre la ritrattistica di
stile michelangiolesco. Mirabeau è ritratto come una belva
dalle zampe unghiute. Anche Danton è una bestia. Desmoulins
è un velleitario vizioso, anche con il vizio del sangue.
Le Memorie attraversano la Rivoluzione con l'invitta
sofferenza dell'odio e approdano, dopo il viaggio in
America, in un'Europa stanca e di nuovo sottoposta alla
violenza delle armate napoleoniche. Sembra che non ci sia
pace per il mondo da quando oscure forze si sono scatenate
nel dolce paese di Francia. I libri napoleonici, che
descrivono l'avventura del militare corso dalla nascita in
Ajaccio fino alla morte a Sant'Elena, costituiscono un'opera
nell'opera. Di una straordinaria leggibilità, con pagine di
eloquenza epica degne di Guerra e Pace, e con pagine di
pietà sul corpo morente di Bonaparte che sembrano la
versione in prosa del requiem manzoniano del 5 Maggio. Il
capitolo su Sant'Elena è ricco di inediti particolari sulle
abitudini del prigioniero Bonaparte, sui modi della occhiuta
vigilanza inglese, sulla malattia che l'imperatore ha
ereditato dal proprio padre, un cancro allo stomaco che lo
conduce a morte, come una piaga interna aggravata dalla
malinconia. Chateaubriand mostra di sapere coltivare la
pietà per i vinti, dopo averli incessantemente odiati come
vincitori.
Il lettore condotto per gli itinerari della storia europea
dalla possente invisibile mano di questo stilista, si
ritrova alla fine come reduce da un lungo viaggio. Sente che
è passato attraverso la lettura un lungo lasso di tempo, il
tempo della storia, che è fatta di dolore e di vanità.
L'ultima pagina dei Memoires è vergata a Parigi il giorno 16
novembre 1841. Chateaubriand sa che è giunto il momento di
chiudere la partita della scrittura e con essa la partita
della vita. Si vede già oltre, nell'oltretomba della sua
immortalità artistica.