RELIGIONE - LIBRI CONSIGLIATI

    

Bernardo di Chiaravalle  - Della grazia e del libero arbitrio


Bernardo di Chiaravalle o Bernardo di Clairvaux

Bernardo da Chiaravalle (1091-1153) fondò il monastero di Clairvaux, che ben presto divenne il maggiore centro cisterciense. Dalla sua Schola Christi, fondata nel 1115, si oppose strenuamente contro i due mali che imperavano nella "nuova Babilonia", Parigi: la vendita della scienza nelle scuole, e i tentativi di "rendere certa la fede". In questi attacchi ebbe la collaborazione di Guglielmo di Saint Thierry, in prima fila nel concilio di Sens, che fornì all'abate di Chiaravalle una attenta e ampia disamina delle dottrine abelardiane incriminate; e quella di Ildegarda di Bingen, che in una delle sue epistole lo definisce "aquila che guarda verso il sole". La sua opposizione alla cultura delle scuole non era tuttavia quella di un uomo alieno dalle problematiche del suo secolo, né tanto meno quella di un incolto. L'eleganza del suo eloquio gli meritò da parte di Giovanni di Salisbury la definizione di doctor mellifluus (le cui parole sono come miele): definizione che fra l'altro richiama un motivo spesso presente nell'agiografia patristica e altomedievale, dell'uomo santo sulla cui bocca le api fabbricano il miele (il motivo ricorre ad esempio nella biografia di sant'Ambrogio). Oltre che nei Sermoni, scritti dal 1115 all'anno della morte, Bernardo espose le sue idee in opere come il De diligendo deo, il De gratia et libero arbitrio, il De gradibus humilitatis et superbiae e il De baptismo. Personaggio di grande rilievo nella vita culturale ed ecclesiastica del suo tempo, dedicò alcuni dei suoi scritti a Guglielmo di Saint-Thierry, l'autore della Lettera d'oro ai fratelli di Mont-Dieu (un trattato sulla vita monastica e sull'esperienza mistica) e ad Ugo di San Vittore. Fra i suoi avversari, oltre ad Abelardo e Gilberto de la Porrée, spicca la figura di Arnaldo da Brescia, che ci permette di sottolineare come l'impegno di Bernardo non si limitasse al campo della cultura, ma comprendesse anche un intervento sulla politica del suo tempo. La convinzione centrale di Bernardo da Chiaravalle è di tipo nettamente integralista; la Chiesa deve mantenere e rafforzare il suo primato nella vita del mondo, sia continuando ad affermare i valori teocratici, sia ampliando i confini della cristianità.

Bernardo predicò la seconda crociata del 1146 e scrisse una Epistula in laudem novae militiae, a sostegno dell' ordine dei Templari. Un'immagine alla quale ricorrono spesso i pensatori politici dell' epoca è quella delle due spade affidate da Cristo a Pietro apostolo, che rappresentano il potere spirituale e temporale: per Bernardo entrambe debbono essere gestite dalla Chiesa, la prima impugnata direttamente, la seconda "a sua difesa e per ordine del sacerdote".


Della grazia e del libero arbitrio.

Trattato teologico di san Bernardo di Chiaravalle (1091-1153).

L'operetta fu indirizzata a Guglielmo, abate di san Teodorico, che viene invitato a leggerlo per giudicare l'opportunità di renderla pubblica. L'autore sostiene che, perchè l'uomo possa agire correttamente, devono concorrere due elementi indispensabili: la grazia e il libero arbitrio. La grazia è donata da Dio, ma il libero arbitrio l'aiuta, consentendo a essa. L'uomo è infatti dotato di una libera volontà, che può consentire agli istinti animali, ma può anche non consentirvi: è in questa libera volontà il libero arbitrio. La volontà è sempre accompagnata dalla ragione, che sola può garantire la libertà. Quest'ultima si realizza in triplice modo: libertà di natura, che lo è dal peccato, libertà della grazia, che lo è dalla miseria, libertà di vita, che lo è dalla necessità. In questo terzo grado si attua la beatitudine: "Passeremo in libertà della gloria del Figliuolo di Dio, con la quale libertà ci libererà Cristo, quando egli ci darà reame a Dio e al Padre". La grazia è però indispensabile a volere il bene. Per il libero arbitrio l'uomo vuole, teme e ama, ma solo per l'intervento della grazia vuole bene, teme e ama Dio. Infatti perchè la volontà sia perfetta occorrono una vera sapienza e un perfetto potere, che non ci possono venire altro che dalla grazia. L'uomo è stato creato a immagine e similitudine di Dio, proprio in quanto è stato dotato della libertà, che però è stata traviata dal peccato fin quando la redenzione dell'umanità operata da Cristo non ha ricostruito nell'uomo la somiglianza con la divina immagine. Il merito dell'uomo sta tutto dunque nell'aiuto che la volontà dà alla grazia divina, che è a sua volta l'aiuto indispensabile all'agire bene: "Dio aiuta il merito, e congiunge la volontà all'opera e l'opera alla volontà ... Se quelli che noi chiamiamo meriti sono chiamati propriamente, devono essere detti piuttosto semi di speranza, accendimenti di carità ... Alla fine io ti dico che egli non trova nessun uomo giusto; ma fagli giusti: chè Iddio ha magnificati coloro, che egli ha fatto giusti e non coloro che egli ha trovati".


La conoscenza mistica

La difficoltà esperita nell'affrontare la dottrina trinitaria fece sì che Bernardo si rivolgesse per consiglio a Riccardo di San Vittore, il quale nella sua risposta si appellò alla impossibilità di parlare di Dio con il linguaggio degli uomini (argomento che ha la sua fonte originaria nello pseudo-Dionigi). Questo tipo di soluzione era congeniale all'inclinazione mistica di Bernardo. Il fine della scienza, la salvezza, è quello che definisce limiti e validità del sapere, che in se stesso non è che vana e superba curiosità. Nei sermoni sul Cantico dei cantici la conoscenza è definita come l'insieme dei luoghi che l' anima può occupare nella camera dello sposo: la conoscenza di Dio come autore del mondo creato, il timore di Dio come giudice, la contemplazione mistica di Dio. Sapientia viene da sapor: dal gusto provato nel momento in cui l' anima è in contatto (afficitur) con il divino. La riflessione teologica di Bernardo non può dunque che partire dall' amore, fonte di verità e di certezza, e attingere il suo frutto più alto nell' esperienza mistica. L誕more basta a se stesso ed è disinteressato (De diligendo Deo). Il cammino d誕more, quale appunto si delinea nel De diligendo Deo è scandito in quattro gradi: il primo è quando l置omo ama se stesso per se stesso (amore carnale); il secondo è quando l置omo ama Dio per sé; il terzo è quando Dio è amato per se stesso; il quarto grado è esperito solo dai martiri e ai santi, e per un attimo, ed è quel momento della vita spirituale in cui l置omo giunge di nuovo ad amare se stesso ma solo per Dio. La ricerca mistica non è per Bernardo un modo per ritrarsi dal mondo; così come non lo è per Guglielmo di Saint-Thierry, che pure nella Lettera d' oro ci ha lasciato una delle più ampie descrizione dei gradi di introduzione a tale esperienza. Bernardo e Guglielmo costituiscono infatti le due figure più rilevanti di quella "filosofia monastica" che, profondamente avversa all'evoluzione verso le speculazioni razionali astratte delle scuole, si impegnò sia in una battaglia contro il sapere come vana curiositas, sia in una elaborazione dell'esperienza monastica, in cui sapienza e pratiche di vita erano strettamente legate.

Altri aspetti della spiritualità e della mistica bernardina

Oltre al tema del sapor, della conoscenza mistica, la riflessione di Bernardo è incentrata anche su altri temi. In primo luogo la centralità della figura del Cristo, vero tramite dell段ncontro fra l置omo e Dio. Nel Sermone 74 sul Cantico dei Cantici Bernardo sviluppa, sebbene non in forma sistematica, una complessa riflessione cristologia, in cui riveste particolare importanza la funzione mediatrice del Figlio di Dio, che costituisce l置nica via che può condurre al Padre. Non è di poco conto, inoltre, sottolineare il debito della mistica bernardina nei confronti dello Pseudo-Dionigi e soprattutto di Massimo il Confessore, dal quale mutua il termine excessus nel senso di estasi.



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