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Vincenzo Consolo - Il sorriso dell'ignoto marinaio
 
Vincenzo Consolo è nato a Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, nel 1933. Vive e lavora a Milano da un trentennio ed è considerato uno tra i maggiori narratori italiani di questo ultimo ventennio. Dopo gli studi di diritto, si è dedicato alla letteratura. Ha esordito nel 1963 con La ferita dell’aprile, ma si è pienamente rivelato al grande pubblico con Il sorriso dell’ignoto marinaio. Con Nottetempo, casa per casa ha vinto nel 1992 il prestigioso Premio Strega. Il Premio Internazionale Unione Latina gli è stato attributo nel 1994 per l'insieme della sua opera. È un autore sui generis perché non scrive romanzi, convinto com’è che “non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore”, ma predilige una narrazione orientata verso la poesia, alla ricerca estenuante del potere rivelatore della parola. È una prosa che si eleva a poesia ricca com’è di figure retoriche tipiche della poesia: allitterazioni, assonanze, paronomasie. I temi delle sue opere riguardano la storia, quella siciliana in particolare. È autore anche di alcuni saggi e di un testo teatrale, la tragedia Catarsi.

Un romanzo pervaso da una forte tensione civile è Il sorriso dell'ignoto marinaio di Vincenzo Consolo (1976), uno dei più importanti di questi ultimi decenni. Si tratta di un romanzo storico ambientato in Sicilia fra il 1852 e il 1860 ed ha al centro una sommossa contadina, scatenatasi in un piccolo paese all'arrivo delle truppe garibaldine. La sommossa è l'occasione per una presa di coscienza del protagonista, un nobile che, pur di idee democratiche, è vissuto sino a quel momento lontano dall'impegno politico diretto, chiuso nelle sue ricerche erudite sostanzialmente aride e futili. Attraverso il suo personaggio l'autore si interroga su grandi temi quali la posizione dell'intellettuale di fronte alla storia, il valore della scrittura letteraria e la sua attuale possibilità, i nodi cruciali della storia civile italiana, del passato ma anche del presente. Un motivo del fascino dell'opera è l'originalità del suo impianto narrativo, che è ben lontano dalle soluzioni realistiche tradizionalmente proprie della letteratura dell''impegno', poiché mescola molte prospettive diverse, intreccia i piani temporali, inserisce documenti storici oppure brani di intensa liricità. Straordinaria è anche l'invenzione linguistica, che combina parole di varia provenienza, arcaiche, letterarie, tecniche, dialettali, straniere.