POESIA - JOHN DONNE

    

Poesie


John Donne  (Londra 1571 - 1631)

Poeta e predicatore inglese. Segretario del guardasigilli Th. Egerton, ne sposò segretamente la nipote Anne More e fu licenziato. Gli scritti anticattolici gli procurarono l'apprezzamento del re Giacomo I. Prese gli ordini della Chiesa anglicana (1615) e venne nominato decano della cattedrale di St. Paul a Londra (1621) e predicatore ufficiale della corte. Ammalatosi gravemente, nel 1630 pronunciò il suo più famoso sermone, Il duello della morte , capolavoro del secentismo macabro. Tutti i suoi versi, a eccezione dei due Anniversari (1611 e 1612), furono pubblicati postumi.

Poesie

Si tratta di composizioni molto numerose e di generi differenti che punteggiano tutta la vita dell'autore e a cui si affiancano, nella seconda parte di essa, numerosi sermoni. Possono essere a un dipresso divise in tre gruppi, corrispondenti a tre fasi successive della vita di Donne, ciascuna della quali dominata da un prevalente stato d'animo, anche se la tormentata sensibilità dell'autore lascia coesistere spesso situazioni spirituali tra loro molto diverse. Abbiamo così una fase giovanile, libertina e spensierata sino alla licenziosità, una fase di poesia d'amore dedicata alla moglie Ann More (sposata nel 1601 e morta prematuramente nel 1617), e una fase di poesia religiosa, che va sino alla morte e corrisponde agli anni di solitudine, ma anche di ministero religioso. Il problema e il tormento religioso, tuttavia, occuparono la mente di Donne in molti momenti della sua esistenza: proveniva infatti da famiglia di salde tradizioni cattoliche per parte di madre ed essendo rimasto orfano di padre a soli quattro anni, subì soprattutto l'influsso della famiglia materna discendente da Tommaso Moro. La crisi di fede non poteva mancare in un giovane che si trovò a vivere in un'epoca in cui, se erano sopite le prime polemiche relative alla riforma protestante in Inghilterra, erano ancora attuali quelle circa la struttura della nuova Chiesa e soprattutto la base dottrinale da darle, parte che era stata lasciata in secondo piano da Enrico VIII nel suo distacco, eminentemente politico, da Roma. Essendo poi quella anglicana una chiesa di Stato, il non esserne membro poteva ostacolare notevolmente la vita pratica di John Donne, anche da ambizioni di successo. La poesia di tono mondano del periodo giovanile comprende l' Epitalamio di Lincoln's Inn scritto nel periodo in cui Donne frequentava l'"Inn of Court", cioè l'istituto per lo studio e la pratica dell'avvocatura dopo aver lasciato Oxford senza aver conseguito un diploma, perchè non si sentiva di sottoscrivere gli articoli della fede protestante. Questo periodo comprende inoltre un certo numero di satire ed elegie (Il ritratto di lui, Autunnale, Andando a letto) alle quali non è estranea una satira dei motivi petrarcheschi sopravvissuti nella poesia d'amore del Cinquecento: alcune delle più spiritose composizioni di questo tono si trovano nella raccolta Canzoni e sonetti mentre al primo viaggio all'estero si riferiscono le due composizioni La bonaccia e La tempesta. Da Canzoni e sonetti di cui fanno parte tra le altre composizioni Ilbuongiorno, Canzone: Va ad afferrare una stella cadente, L'indifferente, La canonizzazione e La pulce , è particolarmente significativo in questo periodo Il sorgere del sole. Dopo una prima strofa, in cui contesta al sole il diritto di svegliare gli amanti, mentre dovrebbe limitarsi a far iniziare la giornata degli scolari, degli apprendisti e delle formiche, così la poesia continua: "I tuoi raggi così reverendi e forti / perchè dovresti credere? / Io potrei eclissarli e coprirli con un batter di ciglia, / sennonchè non vorrei perdere la vista di lei così a lungo: / se gli occhi di lei non hanno accecato i tuoi, / guarda, e domattina tardi dimmi, / se l'India delle spezie e quella delle miniere / sono dove tu le lasciasti, o se giacciono qui con me. / Chiedi di quei re che vedesti ieri, / e saprai che sono tutti qui in un letto". Questa composizione rivela già molti dei motivi dominanti nella poesia di Donne: le immagini anzitutto, che si articolano in metafore portate alle estreme conseguenze, i "concetti", in cui molto spesso il paragone iniziale accosta due elementi apparentemente molto eterogenei l'uno all'altro e in cui un sentimento o un pensiero acquistano corposità per l'essere accoppiati in modo imprevisto con oggetti concreti, della vita quotidiana ma anche del mondo esotico fatto conoscere dalle scoperte geografiche. Con la maturità la poesia di Donne acquista in intensit e la compenetrazione tra il mondo intellettuale e quello percepito dai sensi (il "pensiero sensuoso", secondo la definizione di T. S. Eliot) diventa sempre più stretta e complessa. Così in Commiato: del piangere, dedicato alla moglie: "Lascia ch'io versi / le mie lacrime davanti al tuo viso, finchè son qui, / poichè il tuo viso le conia, e la tua impronta esse recano, / e per questo conio esse hanno qualche valore, / poichè così esse sono / pregne di te; / frutti di molto dolore esse sono, emblemi di uno maggiore, / quando una lacrima cade, cade quel tu che essa porta, / così tu e io saremo nulla, quando saremo su diverse sponde". La composizione continua paragonando le lacrime dell'amata a un mappamondo e l'abbondanza del pianto di lei al mare che presto lui dovrà attraversare: la poesia, assieme al Notturno per il giorno di Santa Lucia, fu scritta in occasione di un viaggio sul continente compiuto da Donne nel dicembre 1611 in compagnia di sir Robert Drury. Alla figlia di Drury, Elizabeth, morta a soli quindici anni nel 1610, è dedicato il poemetto Anatomia del mondo in cui il poeta lamenta la transitorietà del mondo terreno; si tratta di una composizione che, se pure parte da concetti medievali, rivela tuttavia l'incertezza profonda di cui il poeta, e con lui tutta la generazione dei poeti metafisici, cadde preda in seguito alle nuove scoperte scientifiche e geografiche cinquecentesche che avevano messo in crisi appunto i valori del mondo medievale. Questo senso di sconforto e di dubbio che Donne prova anche davanti alla nuova filosofia di Galileo e di Bacone, pervade tutta la sua vita, non sempre felice, e si ritrova in altissima espressione poetica nei Sonetti sacri, che occupano all'incirca l'ultima parte della sua vita, dopo la morte della moglie nel 1617. Diventato membro della chiesa d'Inghilterra ed esercitando il ministero religioso con una validissima opera di predicatore, egli si rivolse sempre più alla meditazionc religiosa come in La croce, Inno a Cristo, Inno a Dio Padre e, oltre ai già citati Sonetti sacri, questo Inno a Dio mio Dio, nella mia malattia : "Poichè sto venendo a quella sacra stanza, / dove, col tuo coro di santi in eterno, // sarò fatto tua musica; nel venire / accordo lo strumento qui alla porta, / e quel che dovrò fare allora comincio ora a pensare. // Mentre i miei medici sono col loro amore divenuti / cosmografi, ed io la loro mappa che giace / piatta su questo letto cosicchè essi possono mostrare // che questa è la scoperta del mio sud-ovest, / per fretum febris , morire per questa stretta, // io gioisco, in questa stretta di vedere il mio occidente, / poichè sebbene le loro correnti non offrano ritorno ad alcuno, // che male mi farà il mio occidente? Come occidente e oriente, / in tutte le mappe piatte (come son'io) sono tutt'uno, / così la morte tocca la resurrezione".


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