Della teoria
dei colori
Opera del poeta e scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe
(1749-1832)
Goethe lavorò con intensità dal 1790 circa a questo saggio,
che venne poi pubblicato a Tubinga nel 1810. La decisione di
occuparsi in profondità del fenomeno del colore venne a
Goethe soprattutto in Italia quando, in stretto contatto con
artisti e pittori, sentì la necessità di avere idee e
concetti chiari che lo aiutassero nella colorazione dei
quadri. Giunse ben presto alla convinzione "che i colori, in
quanto fenomeni fisici, dovevano essere studiati partendo
dalla natura, se si vuole ottenere qualche conclusione in
relazione all'arte" (Farbenlehre Historischer Teil,
Konfession des Verfassèrs). La teoria è tutta incentrata sul
rifiuto dell'allora dominante teoria newtoniana del colore,
secondo cui esso era una componente della luce: i colori,
secondo la teoria corpuscolare della luce, erano cioè
l'effetto delle diverse proporzioni delle loro miscele. Ma
per Goethe la spiegazione di Newton, basata sulle quantità e
su quanto è misurabile, lasciava fuori l'essenziale del
colore, vale a dire la specifica "qualità del colore", come
essa ci si presenta per esempio nel giallo, nel rosso e nel
blu. Soltanto con la trasformazione della luce nell'occhio
di chi guarda si forma il singolo colore. La "teoria dei
colori" goethiana si distanzia cioè già nella motivazione da
quella delle scienze naturali. Egli ricerca infatti nel
colore, quale fenomeno della natura, un chiarimento sulla
possibilità di usarlo quale mezzo artistico. Da ciò la
necessità di trovare una legge che spieghi sia il fenomeno,
sia la sua azione sull'uomo. Goethe non vuole quindi
studiare nè la luce nè l'occhio: li dà come già conosciuti;
lo interessa soltanto il vivo rapporto dei due, quale si
manifesta nel colore. Non è quindi possibile paragonare la
Teoria dei colori all'Ottica di Newton. La teoria goethiana
infatti, per quanto errata fosse nel campo della fisica la
sua polemica contro Newton, rappresenta un tentativo di
spiegare il "colorato" mondo che ci circonda e che l'uomo
recepisce con i sensi: essa vuole cioè oggettivare il mondo
pur a un livello di soggettività. Così anche lo spirito
degli esperimenti goethiani differisce profondamente da
quello tipico degli esperimenti delle scienze naturali, in
quanto in essi "l'oggetto non è isolato nè dai suoi rapporti
con gli altri fenomeni, nè dal suo legame con l'osservatore:
gli esperimenti goethiani mantengono sempre il loro
carattere di esperienza", (Erlebnis). L'opera è divisa in
tre parti: una didattica, una polemica e una storica. Nella
prima parte Goethe esamina i colori secondo il loro aspetto
"fisiologico" (quale prodotto dell'occhio), "fisico" (messo
in evidenza da vari mezzi: prismi, lamine sottili) e "chimico"
(in quanto il colore aderisce ai corpi come le vernici).
Nell'ultimo capitolo di questa prima parte viene esaminata
l'azione sensoriale e morale dei colori; da questi deriva
poi la loro azione estetica. Nella seconda parte Goethe
confuta la teoria di Newton e per far ciò riporta lo stesso
testo del primo libro dell'Ottica: accusa Newton di aver
barato per poter giungere alle conclusioni che si era
prefisse. Nella terza parte esamina le teorie sul colore
quali si erano susseguite dai Greci fino alla teoria del
Newton.
Johann
Wolfgang Goethe
Faust - Notte di Walpurga