Ivan
Aleksandrovič Gončarov (Simbirsk 1812 - Mosca 1891)
Scrittore russo (Simbirsk 1812 - San Pietroburgo 1891). Con
Oblomov tratteggi il personaggio apatico ed remissivo per
antonomasia, simbolo di un modo di essere (oblomovismo). Una
storia comune (1847), Oblomov (1859) e Il burrone (1869).
Oblomov
Il nucleo dal quale si sviluppò il romanzo, noto con il nome
di Sogno di Oblomov, fu pubblicato in un supplemento della
rivista Il contemporaneo il 28 marzo 1849. Questo frammento
nacque forse come sforzo, da parte dell'autore, di chiarire
i motivi del fallimento dell'eroe di un precedente romanzo,
l'Aduev di Una storia comune. Nel Sogno di Oblomov,
splendida pagina di poesia, Gončarov avrebbe voluto mostrare
i risultati negativi di un'educazione sbagliata, ma questo
intento in sostanza esterno all'intuizione poetica restò per
fortuna sommerso: l'evocazione fu ben più ampia, toccò una "dimensione"
della civiltà russa che lo stesso autore chiamò "oblomovismo":
e cioè un'apatia, una pigrizia particolare, un'incapacità
quasi metafisica alla "costruzione", all'operosità: vero è
che questa pigrizia nasceva dalla storia, dalla situazione
del proprietario terriero, e non solo perchè la presenza dei
servi della gleba aveva avuto come conseguenza la
progressiva apatia dei loro proprietari. Dietro la pigrizia
di Oblomov o, meglio la sua incapacità ad accettare certe
norme della vita contemporanea, c'era anche un dato "etnico":
il suo villaggio, Oblomovka, era il relitto di una economia
antica, anteriore all'introduzione del denaro. Per questo
Oblomov poteva non rendersi conto, anche in città, che
occorreva agire diversamente: era come un "uomo allo stato
di natura" trasportato nella città moderna. Ma queste sono
certo interpretazioni, possibili suggerimenti, per capire la
tragedia di Oblomov: uomo del resto dal cuore nobilissimo,
amato e compianto, in cui l'elemento comico e anche
grottesco (poi tragico) della "pigrizia universale" si
unisce a dati di grande sensibilità. In questo senso non
sono del tutto esaustivi i giudizi sociologici, derivati
dalle considerazioni di Dobroljubov, che sono esposte nel
celebre saggio Che cos'è l'oblomovismo. In Oblomov c'è un
tema più universale, che esce anche dai confini della
Russia: senza dubbio c'è la storia del progressivo
inaridimento di un uomo, incapace di reagire alle
sollecitazioni della vita, un uomo che si trasforma in una
specie di "oggetto pigro". Oblomov, dunque, figlio di
proprietari di provincia, passò l'adolescenza nell'ozio, poi
si iscrisse all'università, trovò un impiego statale, pensò
addirittura di dedicarsi alla ricerca scientifica, per
essere utile alla patria. Non ne uscì niente, si capisce: in
lui i fili che collegavano l'intenzione all'azione erano
tagliati. I suoi erano piccoli tentativi o, meglio,
tentativi solo pensati di fare un tentativo. Poi tutto
inevitabilmente rientrava nel sopore arcano di una vita che
scorreva placida. Il contrario di Oblomov era Stol'c, di
origine tedesca, attivo, intraprendente, un costruttore. E
suo amico sincero che, per tutta la vita cercò di scuoterlo,
senza risultati. Oblomov conobbe anche una bella ragazza,
viva, vivace, attiva, che si innamorò di lui e volle
aiutarlo, salvarlo dall'apatia, anche perchè aveva capito
che Oblomov era un uomo dotato di vere qualità interiori e
soprattutto era buono. Ma neppure Ol'ga riuscì a ottenere
risultati: in principio il suo ardore sembrò avere qualche
effetto su Oblomov, ma l'accidia ebbe il sopravvento:
pigrizia, paura di interrompere il placido scorrere dei
giorni, paura di inquietudini, di movimento. Tutto ciò vinse
l'amore. E Oblomov, invece di sposare Ol'ga, che esigeva da
lui una presa di responsabilità, sposò la sua padrona di
casa (in città), una vedova, una brava donna, che aveva a
sua volta capito meglio di Ol'ga la vera natura di Oblomov.
La vedova, Psenicyna, era in un certo senso l'opposto di
Ol'ga: con lei Oblomov potè continuare la sua vita senza
storia. Certo, c'erano piccoli inconvenienti, i parenti
della moglie erano invadenti e avidi, cercavano di
approfittare delle ricchezze di Oblomov, ma la cosa non lo
turbava molto. Stol'c nel frattempo aveva sposato Ol'ga e i
due, che amavano molto Oblomov e avevano dovuto rassegnarsi
al destino del loro amico, alla morte di lui accolsero
volentieri per allevarlo con amore suo figlio, il piccolo
Andrej. Un altro personaggio, divertentissimo, con le sue
lunghe e folte basette, costretto a patire per l'invadenza
dei parenti di Psenicyna era il servo Zachar, pigro come il
padrone (le prime pagine del romanzo sono esilaranti,
impostate sul contrappunto fra l'oblomovismo di Oblomov e
l'oblomovismo di Zachar). Zachar finisce per chiedere
l'elemosina presso le chiese (riconosciuto da Štol'c, verrà
invitato da lui, ma Zachar gli dirà che preferisce andare
avanti così, girare per le chiese e ricordare il suo buon
padrone). E' il senso del romanzo questa mescolanza di
pigrizia e bontà in Oblomov: il fatto che la sua pigrizia
sia considerata come una specie di malattia e che tutti
coloro che ne vedono la purezza dell'anima tentino di
aiutarlo. Nel Sogno di Oblomov viene evocata la vita
patriarcale, idealizzata: il "sereno angoletto" è Oblomovka,
il villaggio, dove non ci sono nè il mare nè alte montagne,
ma il sicuro tetto paterno, il dolce cielo, la dolce terra,
un fiume gioioso, ridenti paesaggi. "Il cuore, spossato
dalle inquietudini o ignaro di esse, desidera trovare un
rifugio in questo angoletto da tutti dimenticato, e qui
vivere una felicità ignota agli altri". Non è l'età dell'oro?
Oblomov sogna l'età dell'oro, l'antica terra perduta, dove
ogni stagione mostra solo le sue bellezze, la terra che Dio
non aveva mai punito con peste o altri castighi. Oblomov
sogna la sua infanzia protetta e felice (al diavolo, dunque,
i frutti dell'educazione sbagliata!), sogna la dolcezza
della madre e della bambinaia, sogna il suo paese d'incanto,
senza ladri, con la nutrice che raccontava le imprese "degli
Achilli e degli Ulissi russi", dove la buona gente di
campagna credeva a tutto e sempre agli spiriti e ai morti.
Un luogo dove il denaro (ed è questo un particolare
interessante) era ancora, in sostanza, una cosa estranea. Ma
quel mondo è perduto per sempre: possiamo anche pensare che
la pigrizia di Oblomov fosse una protesta più o meno conscia
contro la fine dell'infanzia. Di qui gran parte dei suoi
atteggiamenti. Il romanzo è senza dubbio il vertice
dell'opera di Gončarov: i critici non sono tutti d'accordo
sulle qualità stilistiche dell'autore, sono d'accordo nel
considerare Oblomov una figura poetica realizzata, e Štol'c
un personaggio più artificioso. E' certo che Gončarov, come
osserva il Pacini, "fu un grande scrittore, al quale
mancarono alcune di quelle qualità che fanno lo scrittore
grandissimo": fra i difetti è un'"intrusione eccessiva
dell'intelligenza". Ma riteniamo questi difetti lievi: in
Oblomov certo non possiamo trovare l'impeto tolstoiano, nè
glielo chiediamo. E' certo però che gran parte delle pagine
di Oblomov si leggono ancor oggi con estremo piacere.