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Kostas G. Kariotakis
L’ombra delle ore
È
la prima volta che al pubblico italiano vengono presentate le liriche di
Kostas G. Kariotakis, uno dei maggiori poeti della Grecia contemporanea.
Leggendone i versi amari e dolorosi al lettore del nostro Paese verrà subito
in mente Giacomo Leopardi o Guido Gozzano: del primo, Kariotakis condivide
il pessimismo cosmico e l’illusorietà di qualsiasi piacere, e del secondo il
peso della quotidianità, l’esistenza senza tragedia di un semplice impiegato,
che né nell’amore né nell’arte trova riposo per la sua anima inquieta. Il
disagio nasce dal sentimento del tempo, dalla consapevolezza che “S’ergono
sulla sabbia le grandi opere umane / e il Tempo, come un bimbo, col piede le
rovescia”. Un protagonista della nostra epoca, insomma, schiacciato dalla
sua stessa normalità, che qui ci parla con gli accenti toccanti del grande
artista.
Sono il giardino un tempo fragrante dei suoi fiori,
e pieno d’un grazioso cinguettìo d’uccellini:
qui, nell’ombra, la notte, tra colloqui segreti
e un sussurìo di baci, camminava l’amore.
Sono il giardino a lungo rimasto nello stesso
posto, mentre aspettava qualche ritorno, invano.
Ora è stato sepolto da rovi, non da fiori;
i suoi usignoli tacciono, e i serpenti lo soffocano.

Elegie e satire
Raccolta di liriche del poeta neogreco
Kosta Kariotàkis (1896-1928), pubblicate ad Atene nel 1927.
Nella fondamentale
unità della ispirazione variano i toni che vanno dalla lucida disperazione
all'amaro sarcasmo. Illusione e tragica commedia la vita, e gli uomini
insolubili enigmi, o piuttosto marionette in mano al destino, tragici pagliacci
che non trovano liberazione se non nella morte e nell'annientamento. La poesia
di K. appare così come una protesta, un grido di ribellione dinanzi alla
meschinità quotidiana. In conformità al titolo, la silloge è divisa in due parti
e comprende ventuno elegie e tredici satire. Seguono traduzioni da poeti
stranieri. Motivo dominante delle liriche il senso di vanità delle cose, la
disperata ricerca di una felicità che non è mai raggiunta, e la certezza della
morte, infallibile approdo, che la stessa infinita natura attorno a noi reclama
perché nuove vite sorgano dal disfacimento. Gli uomini sono meno che "ombre
d'ombre", sono appena simboli e quasi "tombe che attendono con una data in
bianco", sono "lettere che non giunsero mai a destinazione". La tragica fine
dell'A., suicidatosi, ha conferito a questa silloge il carattere e l'autorità di
un testamento. Trad. di B. Lavagnini in Arodafnusa, Atene, 1957.
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Kostas G. Kariotakis
L’ombra delle ore
a cura di Filippomaria Pontani
pp. 180, € 14,90
2004
ISBN 88-8306-083-0
NOVITÀ: DISPONIBILE
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Notizie
sull’autore:
Kostas G.
Kariotakis nacque nella città di Tripoli, nel Peloponneso, nel 1896, e nel
1928 morí suicida a Prèveza, in Epiro. Nel 1917 si laureò in Legge
all’Università di Atene, e subito dopo si iscrisse alla Facoltà di Lettere.
Dall’ottobre del 1919 prese servizio come segretario alla Prefettura di
Salonicco, incarico che ricoprí fino al 1920. Seguirono trasferimenti in
altre prefetture, e infine, nel 1923, quello al ministero della Previdenza
ad Atene. Il suo esordio poetico risale al 1912, anno in cui apparvero i
primi componimenti sulle riviste “Parnassòs” e “Ellàs”. Nel 1919 pubblicò la
raccolta Il dolore dell’uomo e delle cose, e con l’amico Aghis
Leventis fondò la rivista satirica “Gamba”, soppressa dalla censura
all’ottavo numero. Collaborò inoltre con varie riviste di Atene, di
Costantinopoli, di Alessandria d’Egitto e di Siros. Nel 1921 pubblicò la
raccolta Nepenti, e nel 1927, un anno prima del suicidio,
Elegie e Satire.
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