In Di là dal
fiume e tra gli alberi, la vicenda di Ernest Hemingway
autore si sovrappone a quella di Ernest Hemingway
protagonista.
«ll colonnello Cantwell raccoglie in sé tutti i pugilisti,
cacciatori, bevitori e soldati insieme». Così Alfred Katzin
commentava Di là dal fiume e tra gli alberi, il romanzo che
Ernest Hemingway pubblica nel 1950, dopo dieci anni di
silenzio seguiti a Per chi suona la campana e undici anni
prima di suicidarsi nella sua tenuta dell’Idaho.
In questo romanzo, come nelle altre opere di Hemingway, c’è
tutto il suo autore. Le sovrapposizioni tra il protagonista
e lo scrittore americano sono continue, né Hemingway cerca
di limitarle. C’è tutto Hemigway nel colonnello Cantwell e
tutto Cantwell è in Hemingway. Richard Cantwell è un
colonnello della fanteria dell’esercito degli Stati Uniti
d’America, retrocesso dal grado di generale. Ha 50 anni ed è
malato di cuore. Dopo una vita passata a combattere,
cacciare, bere, agire, il colonnello sente costante accanto
a sé la presenza della morte ma tenta di esorcizzarla
cercando di continuare come se nulla fosse, anzi cercando di
vivere ancora più a fondo le sue passioni ed i suoi amori.
Hemingway, partendo da queste premesse, ci porta a vivere le
ultime ore del colonnello Cantwell.
Il romanzo vive sulla presenza di diverse tematiche, molte
delle quali essenziali nella riflessione dello scrittore
americano. Sarebbe dunque interessante conoscere i caratteri
de Di là dal fiume e tra gli alberi. Così come in Addio alle
armi e Per chi suona la campana l’amicizia e l’amore
occupano una posizione di assoluto rilievo. Il rapporto con
gli amici è fondamentale per il colonnello. Soprattutto con
il Gran Maestro. Questi è un personaggio enigmatico,
fondatore dell’Ordine di Brusadelli assieme al colonnello e
ad altri tre membri. Anch’egli vecchio e malato cerca di
fuggire dalla condizione presente rifugiandosi nella
fantasia rappresentata dall’Ordine e cercando di convincersi
che nonostante tutto è ancora felice o perlomeno potrà
ancora esserlo.
Essenziale per il colonnello è anche la storia con una
ragazza giovanissima. È un amore tenero e difficile quello
tra Renata ed il colonnello. Renata ha 19 anni, è una
contessina veneziana ed è innamorata del colonnello. La
ragazza è la giovinezza che il colonnello non potrà più
avere ed è la giovinezza per mezzo della quale il colonnello
potrà avere una morte “felice”. I due vivono un rapporto
altalenante fatto di slanci e di ripiegamenti. Cantwell la
chiama “Figlia” e scambia con lei battute del genere: - Mi
ami? – Per piacere, Figlia, non fare domande così stupide.
La differenza d’età c’è e si fa sentire, ma nessuno dei due
cerca di annullarla. Attraverso gli occhi di Renata l’autore
tenta di ritrovare un mondo nel quale la speranza, il futuro,
la pace stessa abbiano ancora un senso.
Protagonista è la caccia, con i suoi appostamenti, le sue
lunghe attese che permettono la riflessione ed il fluire dei
ricordi. Ma la caccia è anche la furia dello scatto, il
combattimento e la morte. Protagonista è allo stesso modo
l’alcool, lo sono i Martini secchi bevuti al banco
dell’Harry’s bar e le bottiglie di Valpolicella sorseggiate
nelle stanze del Gritti Palace Hotel. I liquori ed il vino
rimangono compagni silenziosi e fedeli che contribuiscono ad
alleggerire le difficoltà donando un breve stordimento che
qualche volta viene scambiato per un lampo di felicità. Come
negli altri romanzi di Hemingway anche la guerra si rivela
una tematica importante. Apparentemente finita, ma si rivela
invece un leitmotiv che condiziona le mosse di tutti i
personaggi. Tutti infatti, tranne forse Renata, hanno
vissuto la loro stagione migliore o peggiore, dipende dal
punto di vista, durante la guerra. Essa costituisce lo
spartiacque decisivo per il colonnello, costretto da Renata
a ricordare quel periodo quasi fosse sul lettino dello
psicanalista. Quella guerra durante la quale il colonnello
ha azzeccato il 95% delle mosse ma è stato tradito dalla
percentuale rimanente. Decisivo, prima del viaggio finale, è
quello che Cantwell compie attraverso i luoghi del conflitto
nei quali ha perso il senso dell’immortalità. E sono proprio
questi i passaggi nei quali risultano maggiori la
sovrapposizioni tra protagonista ed autore.
È la morte però ad assumere il ruolo centrale nella
riflessione dell’autore. Come nel romanzo che lo seguirà, Il
vecchio e il mare, anche in questo lavoro di Hemingway lo
studio sulle sensazioni vissute dal protagonista che sente
avvicinarsi la fine si rivela il tema principale. La morte,
o meglio, l’imminenza della morte aleggiano su tutto il
racconto e lo caratterizzano in maniera particolare.
L’avvicinarsi della fine diventa così per il colonnello
Cantwell una sorta di illuminazione che gli consente,
proprio quando l’esistenza sta per finire, di capire la vita
stessa ed il mondo in cui essa si svolge. Questo era il
motivo che consentiva a Philip Young di scrivere nel 1952 a
proposito di Di là dal fiume e tra gli alberi che «il nuovo
libro di Hemingway si è presentato come un romanzo sul
morire».
Il paesaggio infine non ha una semplice funzione descrittiva.
Emerge invece come carattere imprescindibile del romanzo.
Non solo la città di Venezia domina Di là dal fiume e tra
gli alberi. Lo fanno anche le rive del Piave, teatro di due
guerre vissute dal colonnello, l’isola di Burano, il
campanile di Torcello e i paesaggi invernali scrutati a
fondo, facendo lentamente girare gli occhi su tutto l’arco
dell’orizzonte della vasta pianura veneta nelle lunghe
attese della caccia alle anatre. La Venezia di Cantwell non
è la Venezia romantica e decadente dei Canali e di Piazza S.
Marco. È la città nobile e un po’ snob che vive tra
l’Harry’s Bar ed il Gritti Palace Hotel. È la città ideale
per un personaggio come il colonnello: «Nessuno è mai
vecchio a Venezia, ma si matura molto in fretta».
Di là dal fiume e tra gli alberi ebbe una dura accoglienza
da parte della critica che si soffermò sulla presunta
mancanza di originalità, il linguaggio scarno e la povertà
di idee, per poi correggere il tiro poco tempo dopo quando
venne esaltato il tono da canto del cigno presente nel libro.
Hemingway ci porta dentro al romanzo ed al suo protagonista
attraverso una scrittura semplice, veloce, ricca di dialoghi.
L’eroe, come negli altri romanzi dello scrittore americano,
è solo ma oggi è vecchio ed è vicino, vicinissimo alla morte.
Non ha più lo slancio del Tenente Frederick Henry di Addio
alle armi o la forza del protagonista di Per chi suona la
campana, Robert Jordan. Il colonnello Cantwell ha dalla sua
parte la capacità di guardare in modo disincantato ciò che
lo circonda, di soffermarsi sul proprio passato che, alla
luce della prossima fine, assume sfumature sempre diverse a
seconda di come egli lo consideri di volta in volta. E noi
con lui.
La bravura di Hemingway è proprio quella di farti sentire
costantemente vicino al protagonista, di farti diventare un
suo elegante, silenzioso amico. Il lettore può così
immaginare con facilità di essere sdraiato nella botte di
legno assieme al colonnello Cantwell a scrutare la laguna
veneta, a sentir arrivare i ricordi e ad aspettare il
passaggio delle anatre al di là del fiume e tra gli alberi.
Augurandosi, ancora una volta, a denti stretti, che non sia
l'ultimo.
Ernest Hemingway