IL CORANO

Libro sacro dei musulmani e monumento insigne della letteratura araba del sec. VII



"Crediamo in Dio, e in ciò che ci ha rivelato, e in ciò che ha rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, alle Tribù, e a quel che è stato detto a Mosè e a Gesù, e in quel che è stato dato ai profeti del Signore: non facciamo nessuna differenza tra di loro... Quelli che praticano l'ebraismo, i cristiani, i sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel giorno ultimo e compie opera buona, avranno la loro ricompensa presso il Signore... Gareggiate dunque nelle buone opere. Tutti ritornerete a Dio, che allora v'informerà su ciò su cui divergete... E non disputate con le genti del Libro se non nel modo più cortese, eccetto con quelli di loro che agiscono ingiustamente, e dite: `Crediamo in ciò che è stato fatto scendere a noi e ín ciò che è stato fatto scendere a voi: il vostro Dio e il nostro Dio sono uno".

Le religioni, Differenze, pregiudizi, luoghi comuni, L'attegiamento verso il sesso, Albero genealogico delle religioni.

Il Corano (Qur'an)

Il titolo significa, in arabo, "declamazione" "lettura ad alta voce". Il libro viene chiamato anche al-Furqan (differenza, distinzione tra la verità e la menzogna). E' l'insieme dei discorsi, delle prediche, degli insegnamenti attribuiti al fondatore della religione islamica Maometto: vale a dire la dottrina che Maometto insegnò nel periodo della sua predicazione, dal 610 al 632, anno della sua morte. L'opera, che ha valore religioso d'importanza unica per tutti i musulmani, ha anche un grande valore letterario, prima di tutto perchè è la prima opera in prosa (in prosa ritmica) della letteratura araba (almeno di quella scritta). Occorre poi sottolineare anche il suo peso giuridico, politico, morale: difatti rappresenta "la legge" per tutti i musulmani professanti e le legislazioni degli Stati musulmani che seguono la legge coranica vi si informano anche oggi. Il nucleo più antico del Corano, detto sadg, comprende le sure (versetti) scritte in prosa ritmata, secondo le tradizioni letterarie orali degli antichi Arabi. Non esiste un impianto logico del Corano, almeno a livello esterno: Maometto, che credeva fino in fondo nella sua missione, nella sua "vocazione", nel suo essere "mandato da Dio" per far conoscere la vera fede e trasformare gli uomini in credenti, espone il suo pensiero e la sua passione religiosa seguendo l'impeto delle idee e delle immagini (spesso molto poetiche). Questo è particolarmente vero per lo strato più antico delle sure, che certamente riflette il pensiero e la fede del Profeta: l'esaltazione dell'onnipotenza di Allah (Dio), il timore dell'uomo di fronte a Lui, le pene dell'Inferno e le beatitudini del Paradiso, lo sconforto del Profeta, nel vedere come era difficile convincere la gente della sua tribù a convertirsi, ad accettare la nuova fede, abbandonando il paganesimo.

Le sure del periodo più tardo contengono invece norme e leggi: tutta la regolamentazione della comunità musulmana, prescrizioni di culto, affermazioni dei dogmi, norme rituali, norme sui rapporti civili (matrimonio e simili). Queste sure sono, dal punto di vista della forza poetica, non molto interessanti: manca in esse il pathos delle prime, manca la forza ispirata, religiosa e poetica di quelle. Il tessuto letterario del Corano è costituito da una successione di parabole, racconti edificanti, versi profetici, invettive, preghiere, esclamazioni di devozione a Dio (ci riferiamo specialmente al nucleo più antico). Alla radice di molte di tali parabole e racconti si hanno racconti e leggende del folklore arabo, tradizioni ebraiche e cristiane, apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Le frasi sono brevi, per lo più l'elemento descrittivo è assente, sostituito dallo stile immediato, intensamente emozionale. La sistemazione del Corano nella forma che a noi è pervenuta non è opera di Maometto: probabilmente il nucleo della sua rivelazione fu trascritto, durante la sua vita, solo in parte e forse anche casualmente. Il primo tentativo di dare una sistemazione alla "rivelazione" fu compiuto un anno dopo la morte del Profeta. Se ne occupò Zaid ibn Thabit, che era stato suo discepolo e segretario. Zaid raccolse e copiò le "rivelazioni" che si trovavano, scritte su vario materiale (cuoio, corteccia), in una cassa; ascoltò anche diverse persone che avevano conosciuto il Profeta e sapevano a memoria le sue parole. Questa prima redazione non ci è pervenuta: il testo fu difatti ricopiato varie volte e presto si formarono tante redazioni che lo stesso Zaid decise di costituire una seconda definitiva redazione: questa redazione (del 651) fu chiamata "osmanica" (dal nome del califfo Osman, allora regnante). Tutte le altre redazioni, considerate non canoniche, vennero distrutte (o almeno quasi tutte: perchè diversi "testi non canonici" si conservavano ancora nel X secolo). Il testo canonico comprende 114 "rivelazioni", o "capitoli" (le sure), ciascuna delle quali è formata da un certo numero di versetti (il numero dei versetti varia: la sura più breve ha solo tre versetti; quella più lunga ne ha 286). La lunghezza di ciascun versetto è diversa: di solito i versetti sono rimati. All'interno di ogni sura i versetti sono separati da criteri che possono essere ritmici o di senso. L'analisi del contenuto, della lingua e dello stile ha permesso di notare una successione cronologica: gli studiosi suddividono il Corano in quattro gruppi di sure (appunto in base a un criterio cronologico): tre gruppi di sure meccane (le meccane poetiche, le rachmane, le profetiche: in tutto 90) e un gruppo di sure medinesi (24). Le meccane comprendono le prediche di Maometto alla Mecca (610-622); le medinesi, le prediche di Maometto a Medina (622-632). In seguito si costituirono altre redazioni, sette delle quali vennero considerate canoniche: ancor oggi nei vari Paesi musulmani si hanno testi coranici che presentano fra loro alcune divergenze di lettura. Come osserva una studiosa del mondo arabo (Virginia Vacca), l'edizione di Zaid venne fatta con grande onestà: difatti il segretario di Maometto non pensò a eliminare le numerose contraddizioni del testo, o a togliere quelle frasi che potevano mettere in cattiva luce il Profeta. Questo fatto fu dovuto al reverenziale rispetto per il "testo sacro". Zaid non volle cambiare neppure una lettera e si sforzò di copiare il testo con la maggiore devozione possibile. Un tipico esempio dello stile coranico è la cosiddetta "sura dell'Altissimo" (87) che dice: "Glorifica il tuo Signore, l'Altissimo, il quale fece armonioso il creato, ne stabilì il fine e lo dirige, trae dalla terra l'erba dei pascoli e ne fa poi fieno secco. Ti faremo recitare le nostre rivelazioni e non dimenticherai se non quello che Dio vorrà: egli conosce il palese e il nascosto. Ti renderemo agevole l'opera; ammonisci quindi, poichè l'ammonizione giova. Il timorato la mediterà, se ne allontanerà il disgraziato, che brucerà nel fuoco più grande dove non si muore e non si vive. Sarà felice il purificato dalla fede, che invoca il nome del tuo Signore e prega. Voi invece preferite la vita terrena alla futura, migliore e più duratura; così è scritto nelle pagine prime, nei libri di Abramo e di Mos" (trad. di V. Vacca). Maometto ebbe esperienze mistiche, incontrò esseri soprannaturali, come si dice nel Corano e cioè l'arcangelo Gabriele ("il forte, il potente, eretto nella regione più alta del Cielo ... che scese e si avvicinò e rivelò al suo servo la rivelazione ... Colui che trasportò il suo servo di notte dal tempio sacro al tempio più remoto"). Qui si narra il misterioso, mistico viaggio notturno di Maometto dalla Mecca a Gerusalemme e da Gerusalemme nell'Oltretomba, dove il Profeta vide il Paradiso e l'Inferno. Una bella preghiera è quella che costituisce la prima sura: "In nome di Dio misericordioso e clemente! Sia lodato Dio, signore dei mondi, il Misericordioso, il Clemente, signore del Giorno del Giudizio. Ti invochiamo, chiediamo aiuto a Te! Guidaci sulla via diritta, di coloro che hai beneficato, non di quelli contro i quali ti sei adirato nè di quelli che sbagliano". Troviamo nel Corano la descrizione del Giorno del Giudizio "quando la terra sussulterà con violenza e le montagne saranno stritolate; quando gli uni saranno umiliati e gli altri esaltati, quando la luna si spaccherà e le anime usciranno dalle tombe come locuste sparpagliate; quando il sole sarà avvolto dalle tenebre e le stelle precipiteranno e il cielo si spaccherà". Nel Giorno del Giudizio l'Angelo della morte farà morire tutti gli uomini e gli uomini andranno all'inferno ("bestia insaziabile dalle fauci spalancate") o in paradiso. "Ciascun uomo ha il suo destino attaccato al collo: sarà sufficiente leggere, per ciascuno, il suo libro". Il Paradiso è concepito, nel Corano, come una montagna conica a otto piani, fatti di metalli sempre più preziosi man mano che si sale verso la cima: in Paradiso i fedeli godranno nei giardini delle delizie, dove sono fiumi limpidi, fiumi di acqua pura, di latte, di vino, di miele: dove sono frutti meravigliosi; dove non c'è sole bruciante nè gelo, ma eterna primavera, preziosi tappeti, vasi d'argento dove bere l'acqua della fonte Salsabil, mista a zenzero, dove saranno donne bellissime, dagli occhi con l'iride nera, che saranno le spose dei beati. L'Inferno è indicato come un mostro o un baratro, in fondo al quale cresce il demoniaco e misterioso albero zaqqum: laggiù c'è l'acqua bollente, il pus, il fumo orribile. Può essere interessante conoscere alcune "norme di comportamento" indicate nel Corano: il credente non deve prestare a usura, deve condonare i debiti ai suoi debitori (o, se non può proprio farlo, almeno concedere loro dilazioni), la legge è quella del taglione (il libero per il libero, lo schiavo per lo schiavo, la femmina per la femmina). Colui che uccide un credente con premeditazione verrà punito con l'Inferno; il credente non deve mentire, non deve giocare d'azzardo, non deve bere vino o altri alcoolici, nè adorare le pietre sacre (pagane), nè partecipare a sorteggi; non deve mangiare carne di maiale, nè la carne di animali morti di malattia; deve digiunare durante il mese di Ramadan dall'alba al tramonto. E' possibile sposare fino a quattro donne: il diritto matrimoniale musulmano è poligamico e strettamente patriarcale.
 

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