IL LIBRO DELLE STORIE

Testo religioso della letteratura cinese antica



Il libro delle storie


E' uno dei "classici confuciani" e, più precisamente, fa parte della cosiddetta "serie dei Tredici Classici". Il titolo cinese con cui è conosciuto (Shu King) può essere tradotto anche con Libro dei documenti. E' un testo di importanza fondamentale per il pensiero confuciano e per capire la storia cinese del passato: alla base della scelta delle massime, dei documenti, della periodizzazione storica, sta l'ideale confuciano del cosiddetto "governo benevolo", per quanto questa espressione sia di Mengtzu. I principi democratici (naturalmente nella particolare accezione che gli antichi Cinesi davano a quel termine) sono direttamente espressi nei documenti detti Possesso della pura virtù, Grande dichiarazione, Proclama del signore di Shao. Il Libro delle storie è, dunque, una raccolta di discorsi, di proclami, di dichiarazioni, tenuti in varie occasioni (feste in onore di vittorie o per dare il nome a città, esortazioni all'esercito, discorsi pi strettamente politici ecc.). Se ne hanno due redazioni principali, dette rispettivamente Scrittura antica (58 frammenti) e Scrittura moderna (24 frammenti, comuni anche alla Scrittura antica). Questa suddivisione, che si riferisce anche agli altri classici confuciani, deriva dal fatto che dopo che l'imperatore Chin nel 213 dette ordine di bruciare tutti i libri di Confucio e di perseguitare tutti i dotti confuciani, alcuni di questi nascosero testi e frammenti in vari luoghi. Dopo la morte di Chin (che aveva compiuto una specie di "rivoluzione culturale" anticonfuciana), e il crollo del suo impero (206 a.C.), molti studiosi si dedicarono a riscrivere i testi confuciani, fra cui anche il Libro delle storie, in base a ciò che ricordavano. Questi testi costituiscono la Scrittura moderna. Successivamente furono ritrovati i testi originali nascosti, che costituirono la Scrittura antica. Quest'ultima, comunque, fu varie volte attaccata e criticata, nei secoli seguenti, come non autentica. La questione è certo assai intricata e non si può dire risolta: in linea di massima la critica riconosce oggi come autentici solo una trentina di frammenti. La base dell'interpretazione della storia e della politica è religiosa: la teoria è quella del "Mandato del Cielo", secondo la quale il Cielo elegge certe persone, affidando loro il compito di guidare il popolo; i loro eredi ne continuano il mandato: tuttavia lo devono fare con saggezza e giustizia e secondo virtù. Se invece si comportano in modo crudele, allora il Cielo elegge altri governanti, che formano una nuova dinastia. Non conta tanto la forma di governo, quanto la morale dei governanti, la loro virtù. In questo modo i Cinesi giustificavano sia la conquista e sottomissione di altre terre, sia la ribellione contro la dinastia regnante. Fra gli esempi che possiamo dare di questo tipo di etica applicata alla realtà, riportiamo, dai Consigli di Kao Yao nel Terzo libro di Yu, l'elenco delle "nove virtù": affabilità (con dignità); mitezza (con risolutezza); franchezza (con rispetto); capacità di governo (con prudenza); docilità (con audacia); lealtà (con gentilezza); una certa negligenza (con accortezza); arditezza (con sincerità); valore (con onestà). In realtà le virtù sono 18, ma vengono considerate nove, perchè ciascuna virtù è rappresentata unitamente a una virtù a essa complementare e connessa inscindibilmente. Per essere ottimo uomo di governo occorre possedere almeno sei di queste virtù.

 

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