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Poesia greca.
Con Kostandínos Kavafis e Angelos Sikelianós anche la poesia ellenica viene
conosciuta oltre confine, quasi a preparare il campo per ben due premi Nobel:
nel 1963 lo ottiene Geérgios Seferis (i suoi componimenti si basano sul forte
contrasto fra la grandezza passata e la miseria presente), nel 1979 Odisseas
Elitis (le liriche cantano dapprima della solarità tipica del Mediterraneo, per
poi intristirsi a causa degli eventi bellici).
Liriche raccolta del poeta greco Costantino Kavafis (1863-1933), pubblicata
postuma nel 1936. Kavafis nacque ad Alessandria d'Egitto dove trascorse gran
parte della sua vita, visitando la Grecia solo tre volte. Notevole è la potenza
espressiva di queste liriche, composte di forme dialettali e di vocaboli
classicheggianti, che mettono in evidenza la personalità dell'autore ora
inquieta ora sconcertante, soprattutto se si tiene conto di certi accenti
sensuali ad amori ambigui e omosessuali. È ricca l'osservazione della natura con
toni di confessione personale, e non mancano poesie di ispirazione storica, come
quella sulle Termopili: "Onore a quanti nella loro vita / posero, e custodiscono,
Termopili, / senza mai dal dovere allontanarsi / / E onore ancor maggiore a lor
si addice / se prevedono (e molti lo prevedono) / che Efialte alla fine apparirà
/ e che i Medi alla fine arriveranno"(trad. di B. Lavagnini). Così pure nelle
I. di marzo il poeta riprende il motivo storico con il tono del moralista, che
medita e riflette sui grandi avvenimenti del passato; nella poesia La città,
forse la migliore, si avverte un tono di confessione: il destino non può mutare
nulla: "Dovunque io volga l'occhio mio, dovunque io guardi / tristi rovine della
mia vita io vedo qui, dove tanti anni ho passato, rovinato e sciupato. /Altri
luoghi, altri mari, tu non li troverai. / La città verrà dietro a te. Tu andrai
/ per le strade medesime, vagando. / Negli stessi quartieri invecchierai. In
mezzo a queste stesse case ti farai bianco. / Giungerai sempre a questa città.
Per altre mete / non lo sperare, nave o strada per te non v'è. / Cosi come la
vita tua rovinasti qui, / in questo angolo piccolo, cosi sovra tutta la terra
essa è perduta". In Itaca, dove si assommano i ricordi epici e mitologici, è
condensata la varia esperienza raccolta dal poeta durante il suo viaggiare: "Itaca
in mente devi sempre avere; / tu sei predestinato ad arrivarvi / ma non devi
affrettar per nulla il viaggio; / è meglio che per molti anni esso duri / e che
ormai vecchio, all'isola tu approdi, / ricco di quanto in viaggio hai guadagnato,
/ né aspettar che ricchezza Itaca doni"(trad. di B. Lavagnini). Anche nelle
liriche di intonazione storica permane il motivo della confessione personale.
Poesie in complesso originali, con vagheggiamenti alla corrente poetica
tradizionale.
[Cavafis esalta ideali e forze e slanci di grecità, ma più consuona con
l'ellenismo (vita delle grandi metropoli, figure di monarchi, dotti, gente
perduta, dissipazioni avventurose di sensi), o con gli equivoci bizantini
(splendori di pietà, morbose lussurie); fanno spicco figure efebiche: Cesarione,
Nerone. La sua poesia è formalmente assai singolare, per l'uso audace d'una
lingua personalissima (accanto a forme, più numerose, di "catharèvusa", appaiono
estremismi demotici, per l'apparente prosasticità dello stile, rattenuto si
spesso in una sorta di distaccata obiettività, incapace d'enfasi non che di
retorica, più prossima all'arido gelo che al "trèmolo", e la sciatteria d'una
metrica spesso aliena dalle forme chiuse e regolari preferite dai Greci. Un
esame acuto e minuto di tali modi espressivi può quasi sempre scoprirne il senso
e il valore poetico, permettendo di escludere l'arbitrio, e di respingere le
accuse dei negatori (Cavafis è il più discusso, tuttora, dei poeti neogreci). A
mezzo fra un folto gruppo di poesie narrative ispirate alla storia frugata
curiosamente (l'indagine sulle "fonti" è istruttiva), talvolta squallidamente
prosastiche e spoglie d'ogni fervore, e d'altro lato numerose poesie
epigrammatiche, in cui rinverdisce la tradizione dell'Antologia, lucidi marmetti
incisi, evocatori d'un mondo rarefatto, il poeta trova i suoi veri toni nelle
poesie evocativo-contemplative, in cui dai difetti qua e là presenti (freddezze,
ridondanze, esercitazioni, crudezze, squilibri ritmici) si libera la
trasfigurazione lirica più densa e pura a un tempo. Sùbiti baleni, estasi
sospirose, distensioni contemplative, trovano pienezza espressiva in canti densi
sempre e quasi infrenati, ma permeati da interne vibrazioni, nei suoni, nelle
pause, nell'ordito melodico e ritmico. Le poesie più notevoli in questa linea
sono: "Voci"; "Torna"; "Lungi"; "Grigio"; "Rammenta, corpo"; "Sotto la casa";
"Dopo le nove"; ma inoltre indichiamo composizioni di più ampio respiro come "La
città", e, fra le liriche d'ispirazione storica, "L'abbandono del Dio";
"Cesarione". Un'estrema espressione di passione sensuale è la lirica "il 25°
anno della sua vita".]

Liriche del poeta greco Giorgio Seferis (1900-1971). Sotto questo titolo si
raccolgono i seguenti volumi di versi: Svolta, in cui compaiono accenti di
simbolismo e d'ermetismo; Discorso d'amore, in cui si descrive simbolisticamente
una vicenda sentimentale: Cisterna, che è simbolo della coscienza che nel fondo
oscuro dell'essere accumula e conserva impressioni e ricordi: Romanzo o
Leggenda, in cui si nota con varietà di toni e di immagini il rimpianto di una
riva perduta (la lonia), e il senso della grecità, come nella lirica Il re di
Asine: dietro quella maschera d'oro il poeta cerca di rintracciare il volto del
re miceneo, ma s'accorge del grande incolmabile vuoto fra il presente e il
passato della Grecia: c'è in mezzo, è vero, l'ellenismo cristiano, ma il poeta
non lo vede o non lo sente. Va ricordato infine Giornale di bordo, in tre
volumi, che descrive liricamente gli anni della guerra e del dopoguerra vissuti
dal poeta. Poesia di grande rilievo, consacrata nel 1963 con il premio Nobel.
Poesie di Seferis
Raccolta del poeta neogreco, premio Nobel 1963,
Gheorghios Seferis (pseud. di Gheorghios Seferiadis, n. 1900), pubblicata ad
Atene nel 1961. Riunisce tutta la sua produzione lirica, a cominciare dalla
poesia "Fog", scritta a Londra nel Natale 1924, e più tardi inserita nel suo
primo libro, Strofe [Atene, 1931], che, come allude il titolo stesso,
indica la "svolta" della poesia ellenica. Infatti sin dalla sua prima
apparizione nel mondo letterario greco S. dà l'avvio, consapevolmente e senza
atteggiamenti rivoluzionari, a un profondo rinnovamento della tradizione
poetica, mediante una lotta contro le vecchie cadenze logorate dall'uso, contro
l'accademismo estraneo alla vita. Già in queste poesie, vivamente sensuali, si
annunciano le caratteristiche di S.: un linguaggio che ha assimilato la cultura
poetica occidentale, soprattutto Eliot e Valéry, e non ha però smarrito il
legame con lo spirito greco, mentre parecchie sono le novità dal punto di vista
metrico (versi liberi, prosa ritmica, assonanze, ecc.). Il poemetto Cisterna
[Atene, 1932], tutto ispirato a temi di amore e di morte - della quale
forse è un simbolo la cisterna evocata dal titolo - è, nella sua musicale
oscurità, un prolungamento della raccolta precedente, che conferma
l'indipendenza del poeta da ogni scuola. Il terzo volume di S., Romanzo o
Leggenda [Atene, 1935] è un ciclo di 24 poesie, in cui le
concezioni del poeta sull'uomo e la sua sorte si alternano all'esperienza
dolorosa e incancellabile dell'esodo greco dall'Asia Minore (ove S. nacque), e
alle grandi immagini marine e paesistiche di S., così nude ed essenziali: "La
nostra terra è chiusa. Chiusa / dalle nere Simplègadi. Nei porti, la domenica, /
quando scendiamo a prendere un po'd'aria, / vediamo rischiarirsi nel crepuscolo
/ legni rotti da viaggi interminati, / corpi che più non sanno come amare". Nel
febbraio 1936, sulla rivista "Ta Nea Grammata" ("Le nuove lettere"), fondata da
S. e da O. Elitis, comparvero le due poesie di Gimnopedia [Gumnopaidia],
intitolate " Santorino" ["Santorinh"] e " Micene" ["Mukaine""], riedite, con le
raccolte anteriori, in Poesie I [Poiimata a v, Atene, 1940]: il titolo allude
alle antiche danze dei giovani nudi nell'isola di Tera o Santorino ("Ci siamo
ritrovati nudi sopra la pomice / rimirando le isole affioranti / rimirando le
rosse isole andare a fondo..."). Il Quaderno d'esercizi 1928-1937 [Tetradio
gumnasmatwn 1928 1937, Atene, 1940] riunisce poesie e frammenti che attestano
l'incessante elaborazione poetica di un decennio: accanto a composizioni molto
estese, come "Sopra, un verso straniero" vi
compaiono epigrammi alla maniera giapponese ("Sarà la voce / di nostri amici
morti / o un fonografo?". Le due raccolte intitolate Giornale di bordo, I e II, escono ad Atene rispettivamente nel 1940 e
nel 1945 (la seconda ha un'edizione precedente, in copie litografate, ad
Alessandria nel 1944). È un diario poetico, che riflette le lunghe
peregrinazioni di S. in terra straniera, durante la seconda guerra mondiale,
quando il poeta riparò a Creta, e poi si recò, con incarichi diplomatici per il
governo esule, in Egitto e nel Sudafrica. Periodo pieno di amarezze e nostalgie,
che ispira a S. uno struggente affetto per l'Attica, il suo mare e le sue
sponde. L'elemento lirico si fonde mirabilmente con quello epico, in un verso di
pura musicalità. Dopo la guerra S. (che frattanto, continuando la carriera
diplomatica, fu consigliere d'ambasciata ad Ankara e a Londra, ambasciatore a
Beyrut, e infine a Londra) pubblicò ancora il poemetto Il Tordo [Atene,
1947]: i motivi ispiratori di questa composizione appaiono nel "Diario del '46", edito in parte su rivista nel 1955, e si rifanno a un
soggiorno del poeta nell'isola di Poros. Il "Tordo" è "un vascello affondato da
anni... / un naufragio da poco: le alberature rotte / fluttuavano sbieche nel
fondo". Da questa visione S. prende l'avvio a un suo appassionato e doloroso
ripensamento di miti e immagini classiche, a un sentimento acuto del tempo
passato. Nel 1950 esce ad Atene la sua seconda raccolta complessiva: Poesie
1924-1946 [Poiimata 1924-1946], e nel 1955 una nuova raccolta di liriche
ispirate all'isola di Cipro: Cipro ove mi profetizzò..., che sarà inserita col titolo Giornale di bordo III [nelle Poesie del 1961. Accanto alla sua produzione originale,
è molto importante l'opera di S. traduttore e interprete di poeti stranieri:
Valéry, Yeats, Pound, Auden, oltre naturalmente a Eliot, al quale egli si sente
particolarmente legato. Anche per questa sua instancabile mediazione culturale -
che è testimoniata da Copiature [Atene, 1965] - S. è poeta di statura
europea, senza mai cessare di esprimere nel modo più ricco e sensibile lo
spirito ellenico. Trad. parziale di F. M. Pontani, Milano, 1963.

Liriche del poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990). Le liriche di Ritsos sono
fra le più significative della moderna poesia greca. La sua prima raccolta di
versi Trakter, che è del 1934, rivela già buone qualità poetiche ed esprime il
suo credo nelle dottrine marxiste e il suo accostamento al mondo operaio.
Seguono poi Piramidi (1935) e l'Epitaffio (1936) per gli operai caduti sotto il
fuoco della polizia durante uno sciopero scoppiato a Salonicco, come protesta
per le difficili condizioni economiche dei lavoratori. Il componimento, svolto
sotto forma di miroloi (canto funebre della tradizione greca), se si riallaccia
da una parte al grande patrimonio del canto popolare ellenico, dall'altra rivela
già una precisa originalità creativa. Dal 1936 in poi, Ritsos si accosta più
decisamente alla poesia moderna e perfeziona anche la sua tecnica espressiva;
come esempio di questa svolta possiamo ricordare Il canto di mia sorella che
appare nel 1937. Durante la guerra il poeta partecipa alla lotta di liberazione
e trae da essa motivi d'ispirazione per le raccolte Vecchia mazurca a ritmo di
pioggia e Prova, entrambe del 1943. Dopo la fine della guerra e lo scatenarsi
della lotta civile, Ritsos che si mantiene fedele alle sue idee socialiste,
viene arrestato e deportato. Il ricordo di quegli anni dolorosi è riflesso nei
versi allora composti, conte Quartieri del mondo. Accanto agli accenti sofferti
e non privi qua e là di un autentico pathos, compare anche il morso della
satira, come nella Sonata al chiaro di luna del 1956, dove una vecchia in
gramaglie che parla con un giovane, cercando di sedurlo con le sue chiacchiere,
è il simbolo della classe borghese che con le sue lusinghe ormai inefficaci
cerca ancora di accalappiare la classe operaia. Nel 1960 Ritsos pubblica La
finestra e Il ponte e anche in queste due opere non rinuncia al suo messaggio
politico, alla lotta contro le prevenzioni e l'ignoranza, i maggiori ostacoli
alla liberazione dell'uomo. Seguono altri libri di poesia: La casa morta (1962),
Dodiri poesie per Kavafis (1963). Repliche (1972) ecc. L'arte di Ritsos è stata
dapprima influenzata dai poeti sovietici del periodo rivoluzionario, soprattutto
da Majakovskij, poi si è maggiormente raffinata dietro l'esempio dei francesi
Aragon ed Eluard, senza mai staccarsi però dalle sue radici greche. Talvolta è
appesantita da un eccesso di simboli e metafore, anche per evitare. trattandosi
di una poesia impegnata politicamente, la vigile censura. Ma il significato
dell'opera di Ghiannis Ritsos va al di là del discorso contingente e di parte, è
voce che si dirige a tutti gli uomini con accenti di fede e d'amore.

Axion esti opera poetica del 1960 di Odysseus Elitis
(1911-1996), autore greco
premio Nobel per la letteratura nel 1979. Il tentativo di Elitis di
intentificare se stesso con la sua nazione e di dar voce a essa tramite la sua
poesia ha il suo picco in Axion esti, la sua opera più impegnativa e ambiziosa.
Axion esti è un Bildungsroman in forma di poesia, una composizione in tre parti
con una struttura formale intricata, che intende presentare la coscienza della
Grecia moderna attraverso la voce di un narratore in prima persona che è cosi
contemporaneamente il poeta e la voce del suo paese. Allo stesso tempo, è una
interpretazione del mondo così com'è e l'auspicio di come esso potrebbe essere.
I titoli delle tre parti che compongono Axion esti sono: La genesi, La passione
e La Gloria, e l'opera culmina nella glorificazione di tutte le cose effimere,
di ciò che è Axion (degno, di valore, prezioso) in "questo piccolo, questo
grande mondo". L poetica di Elitis per quel che concerne la concezione degli
oggetti è pienamente sviluppata in quest'opera. Come egli disse alla premiazione
per il premio Nobel, "oltre al lato fisico degli oggetti e la capacità di
percepire ogni dettaglio di essi, c'è anche la capacità metaforica di afferrare
la loro essenza e di portarla alla luce così che il loro significato metaforico
possa essere rivelato". In Axion esti, un poema al di sopra di tutti gli
standard, queste idee sono tradotte in poesia.

Meditazione politica e religiosa dominano invece le
pagine di Nikos Kazantzakis, i cui romanzi «Zorba il Greco» (1946) e «Il
poverello di dio» (1956) sono stati tradotti e pubblicati in tutto il mondo.

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