A partire dal
1953 e fino al 1980 tiene ogni mercoledì dei "seminari"
all'ospedale .... Catherine Clement. I seminari hanno
l'aspetto discorsivo di opere aperte, tese all'esplorazione
ed alla ricerca.
Jacques Lacan,
1901-1981
Gli scritti di Lacan sono pubblicati nel 1966. In essi,
nella loro sfuggente eppure corposa ricchezza, nel loro
carattere di perpetuo rimando, eppure vicinanza, di
un'esperienza di verità, si raccoglie una delle lezioni più
vertiginose e ineludibili della psicoanalisi contemporanea.
L'Io non è padrone in casa sua, diceva
Freud, ma i
freudiani, in special modo gli psicologi dell'Io, hanno
tradito il rivolgimento epocale del "cogito" cartesiano
operato dal maestro, ristabilendo l'Io nei mistificanti
domini d'un tempo, i domini dell'autonomia, della
centralità, d'una relativa aconflittualità e
dell'adattabilità… Tutto ciò rende necessario un ritorno a
Freud, un ritorno ai testi originali di Freud, sostiene L.,
ma tale ritorno non può non confrontarsi in profondità con
l'altro grande rivolgimento che caratterizza la cultura
contemporanea, il rivolgimento operato dalla linguistica a
partire dal Corso di linguistica generale di F. de Saussure.
Ora, la linguistica, a ben vedere, si costituisce anch'essa
come luogo di messa ai margini dell'Io, messa ai margini che
ci consegna la cifra caratteristica di quella corrente di
pensiero nota col nome di "strutturalismo" e variamente
rappresentata da autori come C. Lévi-Strauss, M.Foucault, L.
Althusser e altri. Tale presa in cura della linguistica è
tanto più necessaria se si pensa che l'inconscio, come
sostiene L., è strutturato come un linguaggio e, inoltre,
che Freud si comporta in tutto e per tutto da linguista.
Ma cos'è struttura? Struttura è un sistema generativo
autonomo che preesiste all'esperienza del singolo, la
determina, vi s'incarna. La proibizione dell'incesto, il
complesso di Edipo sono, in questo senso, struttura. Se il
linguaggio funziona sui due assi della presenza (piano
sintagmatico) e dell'assenza (piano paradigmatico), ovvero
secondo le figure retoriche della metafora (condensazione) e
della metonimia (spostamento), tale funzionamento non
dipende in alcun modo dall'operare del singolo. Lezione,
questa, ricavabile anche da linguisti come F. Boas, E.
Sapir, L. B. Whorf, e che la dice lunga sull'eccentricità
costitutiva dell'esperienza umana.
Dello strutturalismo L. serba in pieno la cifra
formalizzante. Un modo della formalizzazione lacaniana … è
costituito dall'algoritmo S./s (= significante su
significato, ovvero, con altri termini desaussuriani,
"immagine acustica" su "concetto") dove la barra sta a dire
la resistenza alla significazione, dal momento che l'ordine
dei significanti (l'ordine, in altri termini, delle forme
sonore) è distinto dall'ordine dei significati. In ragione
di ciò l'"Io penso, dunque sono" di Cartesio, diventa con L.
un "Io sono dove non penso".
Nel soggetto (che per L. è soggetto barrato, ovvero
attraversato da un discorso irriducibilmente altro) c'è un
soggetto che trascende il soggetto. A esso egli si riferisce
con l'espressione "ça parle", ovvero "c'è qualcuno che
parla". Per L., come per M. Heidegger, è il logos che
possiede l'uomo e l'Io è, essenzialmente, un Io parlato.
Cosa starebbero altrimenti a dire i lapsus, gli atti mancati
(e, dunque, riusciti), i sogni, se non che il significante è
l'unico padrone? L'Io deve dunque costituirsi, avvenire come
soggetto. L'iter che dall'Io porta al soggetto è l'iter
dell'analisi stessa. In che modo avviene tale percorso di
soggettivazione?
e il linguaggio preesiste … è nel linguaggio che emerge la
dimensione della verità, oltre che la stessa possibilità
della cura. Per questo il sintomo viene letto da L. come
ritorno della verità, come linguaggio la cui parola deve
essere liberata.
Il ritorno a Freud significa allora il ritorno alla messa in
questione della verità. Ora, L'Io per L. è in origine il
luogo dei misconoscimenti, e ciò a partire da un
riconoscimento, il riconoscimento della propria immagine
allo specchio, evento situato in un tempo (tra i sei e i
diciotto mesi) nel quale la propria immagine biologica viene
confrontata da un'immagine intera di sé nella quale il Je (=
il pronome personale nel quale è rappresentato il soggetto)
si aliena, si oggettiva, diventando moi (= pronome personale
complemento indicante l'Io contrapposto al soggetto, ovvero
l'Io secondo il registro immaginario). Evento che viene
sintetizzato da L. nella ripresa di una celebre frase di
Rimbaud, il grande poeta simbolista dell'Ottocento: "Io è un
altro". Ma Altro" (altro con la grande "a") è anche il nome
con cui L. nomina l'inconscio, il pieno dispiegarsi del
linguaggio.
Nello "stadio dello specchio" inizia la storia dell'Io e
delle sue successive identificazioni secondo quel registro
chiamato da L. "immaginario" che regola la relazione duale
(originariamente la relazione madre-figlio) la quale si
basa, appunto, sull'immagine dell'altro. Nel rispecchiamento
duale madre-figlio, tuttavia, e nella loro attribuzione
reciproca di desiderio (la madre ha il fallo, il figlio è il
fallo della madre e dunque è il desiderio di lei, il
desiderio dell'altro) manca la parola. La parola è portata
dal padre (per L. il fallo, di cui il padre è detentore, è
il significante primordiale da cui procedono tutti gli
altri) e, nel nome del padre, nel quale registra la sua
entrata nella vita del singolo l'ordine simbolico e con esso
la legge, viene interdetto l'incesto.
La "forclusion" (in italiano "preclusione"), ovvero la
definitiva rimozione del nome del padre costituisce, per L.,
il nucleo stesso delle psicosi. La follia deriva, in altri
termini, da una mancanza di simbolizzazione, da una
adesività all'immaginario, da un mancato accesso alla
struttura triangolare dell'Edipo. L'interdizione paterna,
significando la separazione del figlio dalla madre e,
dunque, l'infrangersi della loro immaginaria pienezza,
ingenera però una condizione di mancanza-a-essere, la cui
falla il desiderio, messo in scena dalla Legge, mira
perdutamente a colmare. Ma madre e figlio possono inchinarsi
al nome del padre soltanto a condizione che il padre vi si
sia a sua volta inchinato. Non il padre, infatti, è padrone,
ma il significante.
Eppure il significante, dice L., non significa nulla, solo
rimanda ad altri significanti. Il che implica dire che la
verità non ha contenuti, ovvero che questi, i contenuti,
appartengono al registro immaginario, decodificato il quale
ci s'impone il nostro essere-per-la-morte. La pulsione di
morte, sostiene infatti L., è soltanto la maschera
dell'ordine simbolico che insiste per essere. In
quest'orizzonte il desiderio non può appagarsi di oggetti
(non essendo bisogno), né d'amore (non essendo domanda), il
desiderio è "desiderio dell'Altro", desiderio di un altro
desiderio, desiderio che l'altro riconosca il nostro
desiderio.
The psychoanalyst Jacques Lacan answers to questions
submitted by his son-in-law Jacques-Alain Miller. The ORTF
(french public TV) broadcast this programme called «
psychanalyse ». Then, this intervention was re-written and
published in 1974 under the name Télévision. This programme
and the text which stemmed from it became famous because
this is the only real televisual practise by Lacan. The way
he (hardly) tries to adapt himself to TV's prosody provides
us a video-object just as strange as singular.