LETTERATURA - LUCANO

    

La Farsaglia


Marco Anneo Lucano (Cordova 39 - Roma 65)

IL BELLUM CIVILE: Poema epico

Più noto come Pharsalia (a causa del fraintendimento di un verso del libro IX in cui Lucano afferma Pharsalia nostra vivet), è un poema epico-storico in 10 libri, quasi certamente incompiuto, che tratta della seconda guerra civile (dal 49 al 47 a.C.).

Nella proposizione, il poeta così si esprime: "Canto le guerre non soltanto civili, combattute per i campi tessalici, e l'aspetto di legge dato ai delitti, e il popolo possente con la destra vittrice rivolta contro le viscere sue, e le fraterne schiere e come, rotto il patto di dominio [cioè il primo triumvirato] si combattè per danno comune con tutte le forze dello sconquassato mondo e come si incontrarono le insegne avverse alle insegne e le uguali aquile e le aste minacciose alle aste. Qual furore, o cittadini, quale sfrenata licenza di armi offrire a genti odiose il sangue latino!" (I, 19). Forse il destino volle questa guerra civile, cioè lo scontro fra Cesare e Pompeo, per preparare il felice avvento di Nerone: "Pur molto deve Roma alla civile guerra, poichè per te fu combattuta". Cessata la concordia del primo triumvirato rimangono Cesare e Pompeo, di cui il poeta fa due magistrali ritratti: sebbene repubblicano e pompeiano, Lucano si sente infatti affascinato dalla figura di Cesare.


TRAMA:

Libro I

Proemio e invocazione a Nerone (sulla cui sincerità la critica s’interroga da tempo). Le cause della guerra; ritratto dell'Italia rurale in crisi. Cesare varca il Rubicone e marcia su Roma (49). Presagi di sventura si abbattono sulla città. I vecchi rievocano gli orrori della prima guerra civile, quella fra Mario e Silla.

Libro II

Bruto si reca nottetempo da Catone Uticense e gli chiede consiglio sul da farsi: il filosofo, che esprime fin troppo scopertamente il punto di vista dello stoicismo, afferma che è dovere del saggio opporsi ad ogni tentativo di conculcare la libertas, sottolineando così la necessità dell’impegno politico contro un regime ingiusto (è l’interpretazione dello stoicismo tipica dell’opposizione senatoria al principato). Pompeo fugge da Roma per evitare inutili spargimenti di sangue.

Libro III

Il primo sogno di Pompeo (tòpos epico): la sua prima moglie Giulia, figlia di Cesare, ormai morta, giura di perseguitarlo fino alla tomba per vendicarsi del "tradimento" del marito, che ama ormai un’altra donna, Cornelia. È evidente il rovesciamento ironico del precedente virgiliano: anche ad Enea fuggiasco da Troia, alla fine del II libro dell’Eneide, era apparsa la moglie Creusa appena morta, la quale però gli aveva assicurato eterna benevolenza e protezione. Cesare a Roma. Catalogo degli alleati orientali di Pompeo (tòpos epico). Cesare a Marsiglia vince una battaglia navale.

Libro IV

Cesare in Spagna affronta le truppe pompeiane. Aristìa del pompeiano Vulteio e del cesariano Curione (tòpos epico).

Libro V

Cesare e Pompeo in Epiro: preparativi per la battaglia di Durazzo. Appio (pompeiano) consulta l'oracolo di Delfi (tòpos epico), ma il responso è del tutto indecifrabile, a significare ironicamente l’inutilità degli oracoli dal punto di vista stoico. Cesare, irritato per gli indugi di Antonio, decide di attraversare il mare Adriatico in tempesta da solo su una barca a remi: il pescatore Amìclate lo sconsiglia di mettersi in viaggio, ma Cesare parte con lui. È Cesare, questa volta, a riportarci alla figura di Enea, che pure si trova di fronte ad una tempesta nel V libro dell’Eneide: ma mentre Enea, pius, segue il consiglio di Palinuro e rinvia la partenza, Cesare, invece, temerario e superbo, afferma che, se deve morire, cadrà sotto i colpi del solo avversario degno di lui: la Fortuna. Appena egli pronuncia queste parole, la tempesta assume connotati apocalittici: Amìclate scompare, la barca è travolta dai flutti, e tuttavia Cesare si salva e viene riportato al punto di partenza. Questo episodio, del tutto inutile ai fini dello svolgimento della vicenda, ha una particolarissima rilevanza ideologica.

Libro VI

Battaglia di Durazzo. Aristìa del pompeiano Sceva. Sesto Pompeo, figlio degenere di Pompeo, consulta a Farsalo la maga Erìttone, che dà luogo ad un episodio di necromanzia, evocando un soldato defunto per ottenerne una profezia. È chiaro il rovesciamento antifrastico del precedente virgiliano della catàbasi agli Inferi (VI libro): ad Enea il padre Anchise predice la futura grandezza di Roma, mentre qui il soldato morto predice la fine della libertas repubblicana.

Libro VII

Nell’imminenza della battaglia di Farsàlo Pompeo ha un nuovo sogno: si vede in teatro di fronte ai Romani che lo applaudono. Il significato profondo di questo sogno è probabilmente che Pompeo, più che un eroe, è un commediante che interpreta un ruolo non suo, affidatogli suo malgrado dal Destino. Al suo risveglio convoca un'assemblea, durante la quale Cicerone incita i soldati alla battaglia (si tratta di un consapevole falso storico). Scoppia la battaglia: quasi subito Pompeo, frastornato e sfiduciato, fugge. Aristìa di Domizio Enobarbo (antenato di Nerone). Terminato lo scontro, Cesare, ebbro di sangue, infierisce sui cadaveri e ne impedisce la sepoltura.

Libro VIII

Pompeo cerca rifugio in Egitto presso i suoi alleati, i tutori di Tolomeo XIII, che però lo uccidono a tradimento e gli tagliano la testa per consegnarla a Cesare.

Libro IX

Catone subentra a Pompeo, assume il comando delle truppe repubblicane e si dirige in Africa; qui è costretto ad attraversare il deserto. Descrizione degli orribili patimenti dei soldati e dei serpenti velenosi che infestano la zona. Catone, giunto presso l'oracolo di Zeus Ammone, si rifiuta di consultarlo in nome della razionalità e dell’autàrkeia del saggio stoico. Cesare si reca a Troia, ove medita di trasferire la capitale. Qui si svela chiaramente il ruolo di Cesare: egli è un anti-Enea; Enea infatti voleva far rivivere Troia a Roma, Cesare vuol fare l’esatto contrario. In sostanza egli disfa ciò che ha fatto Enea.

Libro X

Cesare, giunto ad Alessandria, piange alla vista della testa del genero morto: commento sarcastico del poeta su queste lacrime. Di fronte alla tomba di Alessandro, invece, si commuove sinceramente: del grande macedone egli si sente il legittimo erede. Durante un banchetto si lascia sedurre da Cleopatra, fuggita dalla torre in cui era rinchiusa. Scoppia una rivolta fra gli alessandrini...

 


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