Mario Luzi (Firenze 1914 -
2005)
Poeta italiano. Influenzato dai modi dell'ermetismo, ebbe
una posizione revisionista, nel tentativo di realizzare una
maggiore penetrazione del poeta all'interno del mondo, per
annullare quello squilibrio tra soggetto e oggetto che Luzi
avverte nei più rappresentativi poeti dell'ermetismo. Tra le
opere: Il giusto della vita (1960); Nel magma (1963); Dal
fondo delle campagne (1965); Semiserie (1979); Il silenzio,
la voce (1984); Per il battesimo dei nostri frammenti
(1985); L'alta, la cupa fiamma (1990); Frasi e incisi di un
canto salutare (1990); Viaggio terrestre e celeste di Simone
Martini (1994).
Poesie
Il linguaggio poetico di Luzi risente degli influssi del
decadentismo europeo, pur tendendo sempre a una coerente e
assidua ricerca evolutiva, come in Un brindisi (1946), e
Quaderno Gotico (1947), opere che mostrano i segni
dell'esperienza drammatica della guerra. I moduli poetici
risentono del tragico accadimento storico e anche se il
mutamento di linguaggio non è brusco, si può cogliere una
tensione volta a liberarsi dagli appesantimenti sentimentali
e figurativi, per purificarsi in forme pi autentiche e più
vicine alla desolata realtà. La maturazione di Luzi avviene
in maniera più completa con la pubblicazione di Primizie del
deserto (1952), in cui l'autore tenta di superare la propria
vocazione individualista per raggiungere una dimensione
collettiva, scoprendo il colloquio con il resto del mondo.
Ma seguendo la critica di Fortini secondo il quale Luzi "altro
non ha finora potuto realmente comunicare, se non quello
sforzo", è ovvio dedurre che per il poeta le problematiche
rimangono più storiche che esistenziali, e che l'uomo
avvolto nella disperazione dell'essere raramente può trovare
il conforto di una liberazione. Con la pubblicazione di
Onore del vero (1957) la poesia luziana diventa il riflesso
di una più attenta meditazione, sorretta per un verso dalla
certezza di trovare un messaggio, ma nello stesso tempo
indebolita dallo smarrimento, dall'inquietudine, dal
turbamento. Le cose si traducono in una poesia certamente
libera da schemi precedenti, assolutamente personale, ricca
di interiorità e dominata dalla consapevolezza di vivere il
dramma dell'uomo contemporaneo. Nelle raccolte poetiche Nel
magma (1963) e Nel fondo delle campagne (1965), il
linguaggio luziano trova una dimensione prosastica più
concretamente calata nella realtà della vita, con l'uso di
parole non poetiche e con richiami alle contemporanee
vicende politiche. Le raccolte Su fondamenti invisibili
(1971) e Ipazia (1973) testimoniano secondo Manacorda, la
tensione del poeta nel cogliere la sofferenza per la realtà
visibile, vissuta fino in fondo, rischiarata eventualmente
da una "inattesa grazia".