LETTERATURA - CURZIO MALAPARTE

    

La pelle


Raccolta di racconti di Curzio Malaparte (1898-1957), pubblicata prima a Parigi nel 1947 e poi a Milano nel 1949.

Il sottotitolo Storia e racconto chiarisce il genere un po' speciale di cui si tratta e che è analogo a quello di Kaputt, cioè una specie di diario dell'autore, ufficiale di collegamento tra il Corpo italiano di Liberazione e le truppe alleate nel periodo 1943-1945. Fa da sfondo la storia dell'Italia sconfitta, da argomento le condizioni di miseria fisica, spirituale, morale degli Italiani, che Malaparte descrive con una sorta di compiacimento, soffermandosi sui particolari e cercando di suscitare disgusto e risentimento, tanto che ripetutamente dice che il mondo in cui viviamo è morto: "Eravamo uomini vivi, in un mondo morto". La dedica del volume è in questo senso significativa: "All'affettuosa memoria del Colonnello Henry H. Cumming dell'Università di Virginia e di tutti i bravi, i buoni, gli onesti soldati americani, miei compagni d'arme dal 1943 al 1945, morti inutilmente per la libertà dell'Europa". I racconti sono 12 e si riferiscono in massima parte a Napoli e a Roma. In La Peste descrive duramente la formazione del Corpo italiano di Liberazione: "Quei soldati italiani vestiti di uniformi tolte ai cadaveri inglesi ... le loro uniformi erano sparse di nere chiazze di sangue. A un tratto mi accorsi con orrore che quei soldati erano morti. Mandavano un pallido odore di stoffa ammuffita, di cuoio marcio, di carne seccata al sole"; "Il nostro amor proprio di soldati vinti era salvo: ormai combattevamo al fianco degli Alleati, per vincere insieme con loro la loro guerra dopo aver perduto la nostra, ed era perciò naturale che fossimo vestiti con le uniformi dei soldati alleati ammazzati da noi". Quindi parla della popolazione napoletana, che disperata getta sul mercato tutto ciò che possiede: bambini, bambine, donne, che compra e vende i neri allo scopo di farli ubriacare per noi depredarli di tutto. La peste, che dà il titolo al racconto, sta in questa miseria e vergogna che si accompagnano alla sconfitta e alla liberazione alleata: "La peste era scoppiata a Napoli il 1 ottobre 1943, il giorno stesso in cui gli eserciti alleati erano entrati come liberatori in quella sciagurata città ...; da quell'infelice città si sparse a poco a poco per tutta l'Italia e per tutta l'Europa". Nei successivi racconti si fa sempre più chiaro il tema: dinanzi a uomini e donne che lottano per non morire e cercano di conservare la loro dignità, difendendola gelosamente a qualsiasi prezzo e rifiutandosi di vendersi anche a costo di morire di fame ("I popoli d'Europa, prima della liberazione, soffrivano con meravigliosa dignità"), ecco uomini e donne che fanno di tutto per vivere: " E' una cosa umiliante, orribile, è una necessità vergognosa, lottare per vivere. Soltanto per vivere. Soltanto per salvare la propria pelle. Non è più la lotta contro la schiavitù, la lotta per la libertà, per la dignità umana, per l'onore. E' la lotta contro la fame. E' la lotta per un tozzo di pane ... ; tutto, anche un barattolo vuoto, una cicca, una scorza d'arancia, una crosta di pan secco raccattata nelle immondizie, un osso spolpato, tutto ha per loro un valore enorme decisivo". Ogni infamia, ogni vigliaccheria è così possibile: ogni racconto diventa un elenco di atroci vigliaccherie e mercati. L'autore insiste particolarmente sul mercato spietato e disgustoso del corpo, che si vende o che è venduto; corpi di donne, di bambini, di omosessuali. A tutto questo si intrecciano frequenti divagazioni, che vanno dalla rievocazione delle vicende storiche passate a elucubrazioni sul cristianesimo, sul marxismo, sul capitalismo e il comunismo. Il senso di tutto il libro è nelle frasi conclusive: "L'Europa è un mucchio di spazzatura", disse Jimmy, "un povero paese vinto. Vieni con noi. L'America è un paese libero". "Non posso abbandonare i miei morti, Jimmy. I vostri morti ve li portate in America. Ogni giorno partono per l'America piroscafi carichi di morti. Sono morti ricchi, felici, liberi. Ma i miei morti non possono pagarsi il biglietto per l'America, sono troppo poveri. Non sapranno mai che cosa è la ricchezza, la felicità, la libertà. Sono vissuti sempre in schiavitù; hanno sempre sofferto la fame e la paura anche da morti. E' il loro destino, Jimmy. Se tu sapessi che Cristo giace fra loro, fra quei poveri morti, lo abbandoneresti?" "Non vorrai darmi a intendere", disse Jimmy, "che anche Cristo ha perso la guerra". " E' una vergogna vincere la guerra, dissi a voce bassa".
La pelle è un libro vigoroso, fra i più singolari del secondo dopoguerra; Malaparte affonda con compiaciuto coraggio la mano nella Napoli affamata e disperata del periodo dell'occupazione alleata, la descrive e analizza senza pietà: per questo il libro è stato giudicato "pericoloso".


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