Riassunti di libri

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John Milton -
Il paradiso perduto, Il paradiso riconquistato

Milton, John (Londra 1608 -1674)

Poeta inglese, massimo esponente dell'umanesimo britannico. Frequentò l'università di Cambridge e il Christ's College. Alle prime opere giovanili seguirono poemetti filosofici e pastorali. Puritano fervente, sostenne Cronwell, nel cui governo ebbe anche vari incarichi. I suoi lavori dottrinali furono sempre versati alla causa puritana (Dottrina e disciplina del divorzio, 1643), nè trascurò la polemica religiosa: nel trattato teologico De doctrina christiana insiste sul libero arbitrio e nega la Trinità. Ritiratosi a vita privata, compose le sue opere maggiori, tra cui il poema Il Paradiso perduto (1667), in versi decasillabi non rimati, fino ad allora usati soltanto per il dramma. la storia di Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso terrestre; la narrazione tanto semplice che raggiunge le vette del sublime, nella suggestione romantica e nella musicalità dalle quali non aliena la poesia di Dante e dell'Ariosto. Seguì Il Paradiso riconquistato (1671), opera narrativa sulla tentazione di Gesù nel deserto e del suo trionfo sul demone. Ha soggetto biblico l'ultima opera di M., la tragedia Sansone agonista (1671).

Il paradiso perduto

Milton, la figura letteraria più significativa del Seicento inglese, sognò per tutta la vita di dare all'Inghilterra una sua epica nazionale, quale Virgilio aveva dato alla Roma augustea con l' Eneide. Esaminando la storia del suo Paese, pensò di aver trovato argomento per un poema epico nel ciclo di leggende di re Artù, ma il progetto fu abbandonato allo stato di abbozzo quando sopravvennero la guerra civile e la rivoluzione puritana.

Milton, che gia dagli studi fatti a Cambridge si era avvicinato all'ideologia puritana, non esitò a mettersi dalla parte di Cromwell sin dall'inizio della sua lotta antimonarchica. Durante gli anni del Commonwealth (cioè dalla definitiva sconfitta di Carlo I nel 1648 alla restaurazione di Carlo II nel 1660) Milton fu occupato sia come funzionario dello Stato retto da Cromwell, sia come polemista politico e religioso in difesa delle posizioni ideologiche su cui il nuovo potere si reggeva. Il forte e continuo impegno politico lo tenne per questi anni lontano dalla poesia, cui si era dedicato molto attivamente in età giovanile, ma al tempo stesso maturò in lui una visione radicalmente nuova del poema epico, al quale non aveva mai smesso di pensare. Gli parve dunque che l'Inghilterra si fosse distinta nella storia dello spirito umano per aver portato a compimento la riforma protestante, soprattutto nella sua forma più avanzata, cioè quella puritana, e cercò quindi nella Bibbia un argomento per il suo poema epico. Le traduzioni della Bibbia in inglese (come in altre lingue moderne a opera delle chiese protestanti) avevano fatto rileggere con cura a tutti i membri della comunità ecclesiastica il testo sacro, e i puritani avevano ripreso a leggere con particolare interesse l' Antico Testamento: a questo Milton attinse la sua prima idea, quella di fare di Sansone il protagonista del suo poema epico. Il progetto fu tuttavia abbandonato per uno ben più ambizioso, quello della caduta degli angeli e dell'uomo; sulla vicenda di Sansone Milton scriverà poi un dramma (Sansone Agonista), una delle due possenti opere del periodo della vecchiaia. L'altra è appunto il Paradiso perduto, che Milton compose quando fu costretto dalla restaurazione monarchica ad abbandonare la vita pubblica. L'età avanzata e, soprattutto la cecità che lo aveva colto, indussero il nuovo re a non infierire contro il poeta, che potè quindi dedicarsi indisturbato alla composizione di quella che era ormai diventata un'epica cristiana, e non solo più un'epica nazionale. L'opera fu pubblicata nel 1667. Il tema dunque, quello della caduta e della redenzione, è centrale nella teologia cristiana e viene visto dal poeta sia in Lucifero, per il quale la caduta è senza speranza, sia in Adamo ed Eva. Il primo libro ci mostra gli angeli caduti nella palude infernale mentre si stanno riavendo dalla terribile sconfitta che li ha precipitati nel luogo della disperazione: i loro capi (Lucifero sopra tutti), tengono una sorta di consiglio di guerra per decidere la condotta da seguire nei riguardi dell'autorit divina che li ha scacciati dal Paradiso. Appare qui evidentissima l'esperienza repubblicana e parlamentare di Milton, nel modo in cui a turno e ordinatamente ciascuno dei demoni espone un proprio progetto: alla fine prevarrà l'opinione di Satana di non sfidare Dio in battaglia aperta, ma di colpirlo subdolamente in ciò che ha di più caro, la sua nuova creatura, l'uomo. La discussione continua nel secondo libro, in cui Satana si offre di compiere da solo la pericolosa missione: intraprende quindi il viaggio attraversando tutto l'orribile regno degli Inferi. Il terzo libro, in cui Satana emerge dal mondo delle tenebre, inizia con un famoso inno alla luce in cui al rimpianto per il mondo solare da parte di Satana, costretto a vivere per l'eternità nelle tenebre, si mescola il rimpianto della luce degli occhi perduta dal poeta: "Salve santa Luce, figlia del Cielo primogenita, / o dell'Eterno raggio coeterno / posso io senza biasimo esprimerti? Poichè Dio è Luce, / e mai se non in luce ineguagliata / visse dall'Eternità, visse dunque in te, / luminosa emanazione di luminosa essenza increata. / O se vuoi piuttosto essere chiamata puro rivo etereo, / chi parlerà della tua Sorgente? Prima del Sole, / prima dei cieli tu fosti, e alla voce / di Dio come con un mantello ricopristi / il mondo delle acque che sorgeva scuro e profondo, / strappato dall'infinito vuoto e informe". Il terzo libro si svolge in Paradiso: Dio vede Satana, ne conosce il proposito e ne predice il successo. Sa che l'uomo cadrà liberamente, perchè libero è stato creato; lo definisce meno colpevole del demonio nel suo atto di superbia, perchè questo non avviene volontariamente, ma su istigazione del Maligno. Espone il proprio intento di offrire all'uomo una possibilità di salvezza e Cristo offre il proprio sacrificio come riscatto; la sua incarnazione viene decisa qui. Frattanto Satana ha raggiunto il nuovo mondo e, trasformatosi in un angelo di rango inferiore desideroso di contemplare la nuova creatura, ottiene dal guardiano Uriele il permesso di entrare. Nel quarto libro Satana, entrato nell'Eden, si posa sull'albero della conoscenza e di qui ammira lo splendido giardino e i suoi due felici e bellissimi abitanti. Dai loro discorsi apprende che non possono, per divieto divino, mangiare i frutti di quell'albero e decide di operare proprio con quel mezzo la sua tentazione. Calata la notte, gli angeli di guardia si accorgono che uno spirito del male è penetrato nell'Eden e si dispongono a difendere Adamo ed Eva. Nel quinto libro Dio manda Raffaele nell'Eden ad avvertire Adamo ed Eva del pericolo che li sovrasta, in modo che essi siano completamente responsabili delle proprie azioni. Raffaele, per descrivere compiutamente la figura di Satana, ne fa tutta la storia, a cominciare dalla ribellione a Dio, per continuare, nel sesto libro, con il racconto della battaglia tra gli angeli ribelli, guidati appunto da Satana (che, in questa veste di condottiero, è certamente ispirato alla figura di Cromwell), e quelli fedeli, che sotto la guida di Cristo riportano al terzo giorno la vittoria definitiva. Il settimo libro è occupato dal racconto, fatto sempre da Raffaele, delle ragioni che spinsero Iddio a creare il mondo e di come questo fu creato. La storia della creazione, nell'ottavo libro, continua per bocca di Adamo che narra a Gabriele la propria vita e quella di Eva. Nel libro nono Adamo ed Eva si rivelano i due veri protagonisti del poema, e proprio qui, dove il poeta descrive l'odissea quotidiana di dubbi e di tentazioni di ogni uomo, egli raggiunge forse il momento poetico più alto e più intenso di tutta l'opera, in cui pure campeggia gigantesca la figura artisticamente perfetta di Satana. Quando tuttavia il peccato è stato commesso e non resta più all'uomo, così come all'umanissimo Satana, la faustiana speranza di varcare i propri limiti e conoscere l'assoluto, il tono decade e il poema diventa piuttosto un farraginoso racconto della punizione di Adamo ed Eva (decimo libro) e, dopo la loro cacciata dall'Eden, seguita da una visione di ciò che accadrà al genere umano sino al diluvio (undicesimo libro) e all'incarnazione di Cristo (dodicesimo libro). Il libro si conclude da un lato con l'immagine della spada fiammeggiante di Michele, dall'altro con quella dei due esseri umani che, mano nella mano, si allontanano solitari dall'Eden.

Il paradiso riconquistato

Il poema in quattro libri fu pubblicato nel 1671 assieme a Sansone Agonista, e segue a quattro anni di distanza il Paradiso perduto, di cui in un certo senso porta avanti l'argomento. Subì sempre l'ombra della prima possente opera epica, anche se in realtà non è privo di un suo fascino poetico, soprattutto nella figura del giovane Cristo, molto più umano (e pertanto poeticamente più credibile) che nel Paradiso perduto. Inoltre, se il tono del primo poema era esplicitamente epico, qui esso diventa almeno parzialmente drammatico, avvicinandosi al contemporaneo Sansone. Si tratta infatti di una sorta di dibattito morale che vede di fronte Cristo e Satana: questo, dopo aver corrotto le creature umane, decide, in seguito a un consiglio infernale di attaccare il Figlio di Dio, che è nel frattempo diventato uomo. Argomento dei quattro libri sono le tentazioni inflitte da Satana a Cristo che si era ritirato in preghiera e digiuno nel deserto, così come sono descritte nel Vangelo di Luca, mentre la caratterizzazione del demonio è presa dal Libro di Giobbe dell' Antico Testamento. Nella teologia che sta alla base del Paradiso riconquistato Satana è ormai accettato come capo dei ribelli e come inevitabile forza di opposizione alla divinità.

John Milton: Teoria e disciplina del divorzio