GRANDI AUTORI DELLA LETTERATURA MONDIALE

    

Victor Hugo (1802-1885)


I miserabili

Il romanzo fu iniziato nel novembre 1845 e terminato nel 1862, dapprima intitolato Jean Trèjean, poi Les misères, infine Les misèrables. Pubblicato nel 1862quasi simultaneamente a Parigi e a Bruxelles, è diviso in cinque parti (Fantine, Cosette, Marius, L'idylle Rue Plumet et L'èpopèe Rue St.Denis, Jean Valjean) , suddivise a loro volta in libri e capitoli. Jean Valjean, un povero contadino della Brie, che mantiene con il suo lavoro la sorella rimasta vedova con sette figli, è condannato a cinque anni di lavori forzati e inviato al bagno penale di Tolone per aver rubato del pane; a seguito di diversi tentativi di evasione che attirano su di lui nuovi processi, la pena si prolunga però per ben 19 anni; quando poi riacquista la libertà, con quel passaporto giallo di vecchio forzato, si rende dovunque sospetto. La società con lui è dura, crudele; nessuno lo accoglie in casa, nessuno gli dà lavoro; perciò Valjean è truce e torvo, quasi ridotto allo stato di belva ed è sul punto di divenire un vero criminale. Una notte, accolto con carità evangelica da monsignor Myriel, vescovo di Digne, se la svigna portando via con sè dei piatti d'argento; viene arrestato, ma è salvato dal santo prelato che lo discolpa affermando di aver donato egli stesso quegli oggetti, cui aggiunge due candelieri d'argento. Un così ammirevole e imprevisto gesto di bontà e generosità trasforma quell'uomo che ha conosciuto solo i rigori della legge e la malvagità degli uomini, e lo spinge a riabilitarsi. Infatti col denaro ricavato dalla vendita dell'argenteria e con la modesta somma guadagnata da forzato, Jean Valjean si stabilisce a Montreuil-surMer, sotto il nome di Madelaine; qui dopo aver aperta una vetreria riesce ad arricchirsi onestamente, divenendo benefico e moltiplicando le azioni caritatevoli. Quindi è eletto sindaco della città e viene insignito della Legion d'onore. Nella sua opera di benefattore poi viene in aiuto di un'infelice e giovane donna, Fantine, che - sedotta da uno studente -, si è data alla prostituzione per sostentare la figlia Cosetta, e addolcisce la sua agonia promettendole di occuparsi della piccola. Solo un poliziotto, Javert, che ha ricercato per anni l'evaso ritenendolo colpevole del furto al vescovo, crede di riconoscere in lui l'antico forzato; inoltre l'inattesa notizia dell'arresto di un disgraziato, un certo Champmathieu, nel quale la gente e la polizia credono di riconoscere Valjean, richiama al suo torbido passato lo pseudoMadelaine; così, in preda a una terribile crisi di coscienza, sente il dovere di salvare l'innocente, si reca in Assise a SaintOmer e denuncia pubblicamente la sua vera identità. Evaso ancora una volta dal bagno penale dove l'hanno rinchiuso, Valjean va in cerca della piccola Cosetta strappandola a una coppia di malfattori, i Thenardier, gente crudele e volgare. La bimba, alla quale offre un'ottima educazione e istruzione, diviene la sua ragione di vita; Cosetta cresce, diventa una graziosa giovanetta, e si innamora di uno studente, Mario Pontmercy, figlio di un nobile, valoroso ufficiale di Napoleone. Nel frattempo Valjean deve incessantemente nascondersi da Javert che, pur in una grande città come Parigi, ha ritrovato le sue tracce; ma il 5 giugno 1832 durante una sommossa popolare, l'antico forzato salva la vita al gendarme; incaricato infatti dagli insorti di uccidere la "spia" del governo, Valjean lo lascia fuggire. Sulle barricate si trovano anche il piccolo monello Gavroche, figlio abbandonato dei Thenardier, che muore cantando, e Mario che, ferito, viene portato in salvo da Valjean attraverso le fogne di Parigi. Così i due giovani potranno sposarsi. Quanto a Javert, ritrova ancora una volta la pista del forzato, ma non può decidersi ad arrestare l'uomo che gli ha salvato la vita e gli ha fatto cambiare con il suo gesto così umanitario ogni sua idea della giustizia: disperato per non poter adempiere al suo dovere, si getta nella Senna e libera in tal modo per sempre Valjean. A questi purtroppo è riservata ancora un'ultima prova: i suoi ultimi anni infatti sono amareggiati dal comportamento di Mario, il quale apprende la sua vera identità e, ignorando che gli deve la vita, lo allontana dall'amata Cosetta. Poi, meglio informato sulle sublimi azioni di colui che credeva un ladro e un assassino, gli ridona la gioia dovuta; e così Valjean spira serenamente tra le braccia dei due giovani, del cui amore è stato il genio tutelare. Opera grandiosa, ineguale, composita e talvolta persino caotica, in cui si inseriscono lunghe dissertazioni, riflessioni filosofiche e sociali, sembra riunire in sè tutti i motivi del romanzo storico (la battaglia di Waterloo, Parigi nel 1832, le barricate ecc.) , del romanzo filosofico e simbolico e del romanzo epico. Hugo, ponendo al centro dell'azione la classe popolare povera e diseredata, avvilita dall'ignoranza e dalla disoccupazione, non vuole certo proporre un insieme di riforme destinate ad assicurare il progresso sociale, bensì affermare solo alcune verità elementari come il senso della dignità e dei valori morali anche negli esseri più umili. La pietà per i miseri, i traviati, i sofferenti è dunque l'anima di questo poema in prosa che, con le sue potenti e suggestive pagine e con i suoi personaggi scolpiti quali creature vive, è spesso ammirevole. Nella prefazione lo stesso Hugo denuncia chiaramente la tesi che lo ha ispirato: "Finchè esisterà, per effetto delle leggi e dei costumi, una dannazione sociale che crea artificialmente, in piena civiltà, degli inferni e complica con una fatalità umana il destino che è divino; finchè i tre problemi del secolo, la degradazione dell'uomo per il proletariato, la decadenza della donna per la fame e l'atrofia del fanciullo per l'oscurità, non saranno risolti; finchè, in certe regioni, l'asfissia sociale sarà permessa; in altre parole e da un punto di vista ancora più ampio, finchè sussisteranno l'ignoranza e la miseria, i libri sul tipo di questo non saranno inutili". L'idea morale che Hugo vuole mettere in luce, cioè il risollevarsi dell'individuo attraverso il rimorso e l'espiazione volontaria, offre sin dall'inizio singolare grandezza all'opera: egli ha saputo trovare la nota giusta, segnare con grande tatto le fasi, i progressi, le angosce e le lotte di un'anima che, illuminata dalla carità sublime di monsignor Myriel, si libera e si purifica con la bontà, il lavoro e l'abnegazione. Jean Valjean, uomo potenzialmente volto al bene, ma abbruttito e umiliato dalle miserie della società umana, è divenuto il simbolo vivo e reale del riscatto possibile; attorno a lui l'autore raggruppa una grandiosa folla di figure poetiche o pittoresche, angeliche o depravate, divertenti o orribili: esse mancano s di un acuto e profondo studio psicologico, ma appaiono ugualmente stupende nei loro profili potentemente disegnati, nei loro costumi curiosamente colorati e, nonostante si dilatino anch'esse a grandi simboli, rimangono vere e credibili.



Victor Marie Hugo


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