I miserabili
Il romanzo fu iniziato nel novembre 1845 e terminato nel
1862, dapprima intitolato Jean Trèjean, poi Les misères,
infine Les misèrables. Pubblicato nel 1862quasi
simultaneamente a Parigi e a Bruxelles, è diviso in cinque
parti (Fantine, Cosette, Marius, L'idylle Rue Plumet et
L'èpopèe Rue St.Denis, Jean Valjean) , suddivise a loro
volta in libri e capitoli. Jean Valjean, un povero contadino
della Brie, che mantiene con il suo lavoro la sorella
rimasta vedova con sette figli, è condannato a cinque anni
di lavori forzati e inviato al bagno penale di Tolone per
aver rubato del pane; a seguito di diversi tentativi di
evasione che attirano su di lui nuovi processi, la pena si
prolunga però per ben 19 anni; quando poi riacquista la
libertà, con quel passaporto giallo di vecchio forzato, si
rende dovunque sospetto. La società con lui è dura, crudele;
nessuno lo accoglie in casa, nessuno gli dà lavoro; perciò
Valjean è truce e torvo, quasi ridotto allo stato di belva
ed è sul punto di divenire un vero criminale. Una notte,
accolto con carità evangelica da monsignor Myriel, vescovo
di Digne, se la svigna portando via con sè dei piatti
d'argento; viene arrestato, ma è salvato dal santo prelato
che lo discolpa affermando di aver donato egli stesso quegli
oggetti, cui aggiunge due candelieri d'argento. Un così
ammirevole e imprevisto gesto di bontà e generosità
trasforma quell'uomo che ha conosciuto solo i rigori della
legge e la malvagità degli uomini, e lo spinge a
riabilitarsi. Infatti col denaro ricavato dalla vendita
dell'argenteria e con la modesta somma guadagnata da forzato,
Jean Valjean si stabilisce a Montreuil-surMer, sotto il nome
di Madelaine; qui dopo aver aperta una vetreria riesce ad
arricchirsi onestamente, divenendo benefico e moltiplicando
le azioni caritatevoli. Quindi è eletto sindaco della città
e viene insignito della Legion d'onore. Nella sua opera di
benefattore poi viene in aiuto di un'infelice e giovane
donna, Fantine, che - sedotta da uno studente -, si è data
alla prostituzione per sostentare la figlia Cosetta, e
addolcisce la sua agonia promettendole di occuparsi della
piccola. Solo un poliziotto, Javert, che ha ricercato per
anni l'evaso ritenendolo colpevole del furto al vescovo,
crede di riconoscere in lui l'antico forzato; inoltre
l'inattesa notizia dell'arresto di un disgraziato, un certo
Champmathieu, nel quale la gente e la polizia credono di
riconoscere Valjean, richiama al suo torbido passato lo
pseudoMadelaine; così, in preda a una terribile crisi di
coscienza, sente il dovere di salvare l'innocente, si reca
in Assise a SaintOmer e denuncia pubblicamente la sua vera
identità. Evaso ancora una volta dal bagno penale dove
l'hanno rinchiuso, Valjean va in cerca della piccola Cosetta
strappandola a una coppia di malfattori, i Thenardier, gente
crudele e volgare. La bimba, alla quale offre un'ottima
educazione e istruzione, diviene la sua ragione di vita;
Cosetta cresce, diventa una graziosa giovanetta, e si
innamora di uno studente, Mario Pontmercy, figlio di un
nobile, valoroso ufficiale di Napoleone. Nel frattempo
Valjean deve incessantemente nascondersi da Javert che, pur
in una grande città come Parigi, ha ritrovato le sue tracce;
ma il 5 giugno 1832 durante una sommossa popolare, l'antico
forzato salva la vita al gendarme; incaricato infatti dagli
insorti di uccidere la "spia" del governo, Valjean lo lascia
fuggire. Sulle barricate si trovano anche il piccolo monello
Gavroche, figlio abbandonato dei Thenardier, che muore
cantando, e Mario che, ferito, viene portato in salvo da
Valjean attraverso le fogne di Parigi. Così i due giovani
potranno sposarsi. Quanto a Javert, ritrova ancora una volta
la pista del forzato, ma non può decidersi ad arrestare
l'uomo che gli ha salvato la vita e gli ha fatto cambiare
con il suo gesto così umanitario ogni sua idea della
giustizia: disperato per non poter adempiere al suo dovere,
si getta nella Senna e libera in tal modo per sempre Valjean.
A questi purtroppo è riservata ancora un'ultima prova: i
suoi ultimi anni infatti sono amareggiati dal comportamento
di Mario, il quale apprende la sua vera identità e,
ignorando che gli deve la vita, lo allontana dall'amata
Cosetta. Poi, meglio informato sulle sublimi azioni di colui
che credeva un ladro e un assassino, gli ridona la gioia
dovuta; e così Valjean spira serenamente tra le braccia dei
due giovani, del cui amore è stato il genio tutelare. Opera
grandiosa, ineguale, composita e talvolta persino caotica,
in cui si inseriscono lunghe dissertazioni, riflessioni
filosofiche e sociali, sembra riunire in sè tutti i motivi
del romanzo storico (la battaglia di Waterloo, Parigi nel
1832, le barricate ecc.) , del romanzo filosofico e
simbolico e del romanzo epico. Hugo, ponendo al centro
dell'azione la classe popolare povera e diseredata, avvilita
dall'ignoranza e dalla disoccupazione, non vuole certo
proporre un insieme di riforme destinate ad assicurare il
progresso sociale, bensì affermare solo alcune verità
elementari come il senso della dignità e dei valori morali
anche negli esseri più umili. La pietà per i miseri, i
traviati, i sofferenti è dunque l'anima di questo poema in
prosa che, con le sue potenti e suggestive pagine e con i
suoi personaggi scolpiti quali creature vive, è spesso
ammirevole. Nella prefazione lo stesso Hugo denuncia
chiaramente la tesi che lo ha ispirato: "Finchè esisterà,
per effetto delle leggi e dei costumi, una dannazione
sociale che crea artificialmente, in piena civiltà, degli
inferni e complica con una fatalità umana il destino che è
divino; finchè i tre problemi del secolo, la degradazione
dell'uomo per il proletariato, la decadenza della donna per
la fame e l'atrofia del fanciullo per l'oscurità, non
saranno risolti; finchè, in certe regioni, l'asfissia
sociale sarà permessa; in altre parole e da un punto di
vista ancora più ampio, finchè sussisteranno l'ignoranza e
la miseria, i libri sul tipo di questo non saranno inutili".
L'idea morale che Hugo vuole mettere in luce, cioè il
risollevarsi dell'individuo attraverso il rimorso e
l'espiazione volontaria, offre sin dall'inizio singolare
grandezza all'opera: egli ha saputo trovare la nota giusta,
segnare con grande tatto le fasi, i progressi, le angosce e
le lotte di un'anima che, illuminata dalla carità sublime di
monsignor Myriel, si libera e si purifica con la bontà, il
lavoro e l'abnegazione. Jean Valjean, uomo potenzialmente
volto al bene, ma abbruttito e umiliato dalle miserie della
società umana, è divenuto il simbolo vivo e reale del
riscatto possibile; attorno a lui l'autore raggruppa una
grandiosa folla di figure poetiche o pittoresche, angeliche
o depravate, divertenti o orribili: esse mancano s di un
acuto e profondo studio psicologico, ma appaiono ugualmente
stupende nei loro profili potentemente disegnati, nei loro
costumi curiosamente colorati e, nonostante si dilatino
anch'esse a grandi simboli, rimangono vere e credibili.
Victor Marie Hugo