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Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière,
(1622-1673)
Le commedie
I primi lavori di Molière sono alcune farse ispirate alla commedia
italiana, di cui l'autore stendeva un semplice canovaccio, lasciando il
più all'improvvisazione degli attori: di queste prime opere, composte
tra il 1645 e il 1650 circa, quando Molière percorreva la provincia con
una compagnia di comici, sono rimasti solo alcuni titoli e due farse,
peraltro di attribuzione incerta, Le mèdecin volant (Il medico volante)
e La jalousie du Barbouillè (La gelosia del Barbouillè). Nella prima,
che è un primo abbozzo del Mèdecin malgrè lui, compare il servitore
Sganarelle che si finge medico per favorire l'amore del padroncino
Valère con Lucille; nella seconda, che prelude al Georges Dandin,
Barbouillè vuole punire la moglie per il suo comportamento leggero, ma
ne è a sua volta giocato. Nel 1653 compare la prima commedia regolare,
L'Etourdi (Lo stordito), adattamento di un testo italiano di Niccolo
Barbieri, L'Inavvertito: Lelio ama la schiava Celia ma non ha denari per
riscattarla; in suo aiuto viene il furbo servo Mascarille che con mille
trovate lo salva dalla sua storditaggine. Pure ispirato a una farsa
dell'italiano Secchi è Le dèpit amoureux (Il dispetto amoroso), del
1654: Erasto ama Lucille, ma ha un rivale in Valère che dichiara di aver
sposato segretamente la fanciulla. Ciò provoca un contrasto tra i due
innamorati, ma tutto si chiarirà quando si verrà a sapere che Valère non
ha sposato Lucille, bensì un'altra giovane che si era innamorata di lui.
Le situazioni di queste due commedie sono fantasiose e inverosimili, ma
già la gaiezza irresistibile prelude alla grande arte di Molière. A
Parigi, dove arriva nel 1658, presenta il Nicomede di Corneille e una
farsa, Le docteur amoureux (Il dottore innamorato), con cui riesce a
conquistare il pubblico. L'anno seguente presenta con grande successo
Les prècieuses ridicules (Le preziose ridicole) che, pur sul tono ancora
della farsa, già inaugura il tipo della commedia di costume. Dopo
Sganarelle ou Le cocu imaginaire (Sganarello o il cornuto immaginario),
del 1660, che imita il canovaccio italiano Il cornuto per opinione e che
mette in scena i tormenti di un geloso, e il Dom Garcia de Navarre (Don
Garcia di Navarra) del 1661, commedia eroica di argomento spagnolo
anch'essa centrata sulla gelosia del protagonista (molti dei suoi versi
ritorneranno nel Misantropo), Molière presenta, nel giugno del 1661,
L'E'cole des maris (La scuola dei mariti, tre atti in versi), ispirata
agli Adelphoi di Terenzio, sul tema dell'educazione delle fanciulle: due
fratelli, Ergasto e Sganarelle, sono i tutori rispettivamente di Leonora
e di Isabella, ma, mentre il primo educa la ragazza con indulgenza,
l'altro è burbero, egoista e tiranno. Sganarelle si prepara a sposare
Isabella, ma questa ama Valère e lo sposerà dimostrando quanto fosse
errata la severa educazione del tutore. Su incarico del sovrintendente
Fouquet, Molière scrive poi, sempre nel 1661, una comèdie-ballet
intitolata Les Fàcheux (Gli importuni), cui segue il 20 febbraio 1662
L'E'cole des femmes (La scuola delle mogli), il suo primo vero
capolavoro. Agli attacchi degli avversari Molière, cui il re e il gran
pubblico testimoniano il loro favore, risponde con La Critique de
l'E'cole des femmes (La critica della Scuola delle mogli, 1663), breve
commedia in cui ha modo di prendersi gioco degli avversari e di definire
la propria arte ("la regola delle regole è divertire") e, nell'ottobre
dello stesso anno, con L'Impromptu de Versailles (L'improvviso di
Versailles), in cui pone in scena se stesso e la compagnia e difende il
proprio teatro: "Suo scopo è dipingere i costumi senza voler colpire le
persone"). Nel 1664 compone Le mariage forcè (Il matrimonio per forza),
una comèdie-ballet in cui il vecchio protagonista si vede costretto a
sposare una giovane donna cui imprudentemente aveva chiesto la mano, e
La Princesse d'Elide (La Principessa d'Elide), un divertissement
prezioso ed elegante per la corte. Sempre nel 1664 si ha la prima del
Tartuffe (Il Tartufo) che, interdetto più volte, potè apparire
definitivamente solo nel 1669. Seguono nel 1665 il
Don Juan (Don
Giovanni) e L'Amour mèdecin (L'Amore medico) comèdie-ballet con cui si
può dire inizi la guerra spietata dell'autore contro la ciarlataneria
dei medici: la figlia di Sganarelle è malata di melanconia e nessun
medico la sa guarire. Ci riuscirà solo il suo innamorato che, travestito
da dottore, le "prescrive" il matrimonio. Nel 1666 Molière presenta il
Misanthrope (Il misantropo) e Le Mèdecin malgrè lui (Il medico per forza),
divertente commedia in cui compare nuovamente Sganarelle, costretto
questa volta dalla moglie a travestirsi da medico. Di scarsa importanza
alcune composizioni del 1666-67, come Mèlicerte, commedia pastorale
eroica, La Pastorale comique e Le Sicilien ou l'Amour peintre (Il
Siciliano o l'Amore pittore), comèdies-ballet imperniate su trame
d'amore. All'omonima commedia di Plauto si ispira Amphitryon (Anfitrione,
del 1668, tre atti in versi liberi): Giove ama Alcmena, moglie del
generale tebano Anfitrione, e si presenta a lei sotto le spoglie del
marito mentre Mercurio assume le sembianze del servo Sosia. Ciò dà luogo
a situazioni comiche e spassose anche se inverosimili. Molière stesso se
ne scusa con queste parole: "Perdonatemi un fatto che voi non potete
creder e vi prometto di divertirvi". Nel 1668 va in scena anche Georges
Dandin (tre atti in prosa), commedia di una comicità amara, in cui il
ricco contadino Georges Dandin, tradito dalla moglie, la nobile
Angelica, e disprezzato per le sue umili origini, è costretto a subire
le conseguenze di un matrimonio sbagliato. All'Avare (L'avaro), del
1668, segue la rappresentazione del Tartuffe, finalmente autorizzato
(1669), e un'altra comèdie-ballet in prosa, Monsieur de Pourceaugnac, in
cui Pourceaugnac, uomo di provincia che giunge a Parigi per sposare una
ragazza, se ne deve ripartire beffeggiato ed esasperato a causa dei tiri
dei due scaltri servi di un rivale. Altra comèdie-ballet in prosa,
rispondente al gusto galante dell'epoca è Les amants magnifiques (Gli
amanti magnifici), del 1670, ambientata in Grecia: Ificrate e Timocle
per conquistare la fanciulla Erifile fanno a gara in feste e in doni; ma
Erifile preferisce a essi, per la sua semplicità, Sostrato. Ancora una
comèdie-ballet è Le Bourgeois gentilhomme del 1670, a cui seguono nel
1671 la tragedia-ballo Psychè (Psiche), scritta per le feste del
carnevale, in collaborazione con Corneille, sulla celebre favola di
Amore e Psiche; Les fourberies de Scapin (Le furberie di Scapino, tre
atti in prosa), spassosa commedia ambientata a Napoli che, pur segnando
un ritorno al tipo delle farse giovanili, è ricca di annotazioni
realistiche: Scapin (Scapino è maschera italiana) è il servo astuto che
con le sue furberie favorisce gli amori dei due giovani padroni ai danni
dei vecchi padri; La comptesse d'Escarbagnas (La contessa d'Escarbagnas),
che, mettendo in scena le vicende di una provinciale a Parigi,
rappresenta la controparte di Monsieur de Pourceaugnac. Infine le ultime
due commedie: Les Femmes savantes (Le donne saccenti), del 1672, e
Le malade imaginaire (Il malato immaginario), del 1673. Poche ore dopo la
quarta rappresentazione di questa commedia, nella quale aveva sostenuto
il ruolo di Argante, Molière moriva, il 17 febbraio 1673. Suo grande
merito è stato quello di portare sulle scene, di contro alle galanterie
e alle stravaganze della commedia contemporanea, la verità e la realtà
umana. Il grande commediografo non ha disdegnato, anzi ha attinto a
larghe mani dal teatro latino, italiano, spagnolo, dai fabliaux, dagli
autori francesi, ma tutto è stato riplasmato e superato dal suo genio e
dalla sua creatività poetica. Nonostante la sua abilità nel sostenere
gli intrighi, il vero interesse di Molière è rivolto alla pittura dei
costumi e dei caratteri: sono i nobili, i borghesi arricchiti, i servi,
i provinciali, i pedanti che egli mette in scena, non solo in quanto
rappresentanti della sua epoca, ma soprattutto in quanto rappresentanti
di un'umanità sostanzialmente sempre uguale a se stessa. I caratteri
nascono da un'attenta osservazione della realtà, della vita e dell'animo
umano: non sono mai tipi convenzionali, come in apparenza potrebbe
sembrare, ma le loro passioni, i vizi, i difetti, i pregi sono
analizzati e rappresentati nelle loro più varie sfumature. Dall'analisi
acuta della realtà umana nasce anche la comicità, che passa
dall'apertamente comico, al grottesco, all'amaro attraverso diversi toni,
senza però quasi mai essere fine a se stessa: il ridicolo che può
sorgere da una battuta, da una situazione, da un gesto, serve a Molière
per sottolineare questa o quella caratteristica del suo personaggio.
Semplice e ottimistica la concezione che lo scrittore ha della vita: la
sua morale sta nel seguire la natura e nel sapersi piegare alle esigenze
della vita sociale.
Solo così è possibile raggiungere un equilibrio interiore e vivere una
vita normale: i personaggi che non obbediscono a queste leggi sono
disadattati, infelici o bizzarri, e immancabilmente suscitano il riso.
Negativo è stato spesso il giudizio sullo stile di Molière, accusato di
improprietà, prolissità, scorrettezze, barbarismi. Se ciò può essere in
parte vero, è necessario sottolineare che lingua e stile sono adattati
alle diverse situazioni e ai diversi personaggi, quanto mai efficaci,
ricchi di una verve continua e inesauribile. Secondo R. Fernandez, "Molière
è l'incarnazione completa di un genio naturale all'uomo e indipendente
dalla letteratura: il genio comico".
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