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Don Giovanni

Commedia in cinque atti, in prosa, rappresentata la prima volta al Palais Royal il 15 febbraio 1665

L'opera, nota anche con il titolo di Don Juan ou Le festin de pierre (Don Giovanni o Il convitato di pietra) è ispirata alla vecchia leggenda di don Juan (da cui lo spagnolo Tirso de Molina aveva tratto il famoso dramma El burlador de Sevilla), che tanto successo aveva avuto in Spagna, in Italia e quindi in Francia. Don Juan, gentiluomo di corte, ateo, perverso, libertino, ha abbandonato Elvire, che tenta invano di riconquistarlo; gettato dalla tempesta sulla costa insieme al servo Sganarelle, è salvato da alcuni contadini. Seduce quindi Charlotte e Mathurine, due contadine attirate dalle sue promesse di matrimonio. Inseguito dai fratelli di Elvire, sempre in compagnia di Sganarelle, si rifugia in una foresta dove vuole costringere un povero a bestemmiare. Dopo avere salvato la vita a don Carlos, fratello di Elvire, don Juan invita a cena la statua di un "commendatore" da lui ucciso in precedenza e la statua accetta. Mette poi alla porta il signor Dimanche, suo creditore, e risponde con insolenza e con scherno al padre don Louis che gli rimprovera la sua vita dissoluta. Dopo essere rimasto insensibile anche alle preghiere di Elvire che vorrebbe farlo ravvedere, don Juan si mette a tavola e la statua del "commendatore" lo invita a sua volta a cena per il giorno dopo. Don Juan finge di pentirsi di fronte al padre ma confessa a Sganarelle di volersi servire ora dell'ipocrisia, ed è appunto da ipocrita che risponde al fratello di Elvire. Compare sulla scena uno spettro che concede a don Juan pochi istanti per pentirsi, ma poichè lui se la ride, la statua del "commendatore" lo prende per mano: su don Juan si abbatte un fulmine, la terra gli si apre sotto i piedi ed è inghiottito nell'Inferno, mentre il servo Sganarelle si lamenta per il salario arretrato che nessuno gli pagherà.



Il misantropo

Commedia in cinque atti, in versi, rappresentata al teatro del Palais Royal il 4 giugno 1666

Alceste, uomo di grande onestà e franchezza, è disgustato dalle menzogne, dalle ipocrisie, dagli intrighi che si celano dietro le perfette apparenze esteriori della società che lo circonda. Tuttavia ama Cèlimène, donna capricciosa, frivola e astuta di cui è innamorato anche Oronte. Con quest'ultimo il protagonista ha una disputa a causa di un sonetto che Oronte aveva sottoposto al giudizio di Alceste. Mentre Alceste rimprovera a Cèlimène la sua civetteria, giungono altri due innamorati della donna: i marchesi Acaste e Clitandre. Le loro maldicenze suscitano l'indignazione di Alceste, il quale però, convocato in tribunale per l'affare del sonetto, deve lasciare la casa. Sulla scena compaiono frattanto altri personaggi: Arsinoè, falsa virtuosa, segretamente innamorata di Alceste, e Philinte, innamorato di Eliante, cugina di Cèlimène. Alceste viene in possesso di un biglietto con le prove del tradimento di Cèlimène: il colloquio che segue tra i due è interrotto dall'arrivo del servo che annuncia ad Alceste la perdita della causa giudiziaria. Questa notizia e l'ennesima, definitiva prova della leggerezza della donna amata convincono ormai Alceste a fuggire la società e a vivere in solitudine.


L'avaro

Commedia in cinque atti , rappresentata al Palais-Royal il 9 settembre 1668. Molière stesso, che aveva scritto la commedia in un solo mese, vi sostenne il ruolo di Arpagone

Il soggetto è ispirato all'Aulularia di Plauto, pur mantenendo intatta la profonda originalità del commediografo francese. Arpagone, borghese, vecchio, ricco e vedovo, dominato dall'avarizia, ha due figli: Clèante ed Elise. La fanciulla è segretamente fidanzata al gentiluomo Valère che per poter vivere presso l'amata, è divenuto intendente di Arpagone, di cui asseconda l'avarizia. Clèante invece ama Mariane, una giovane povera e orfana di padre. Ma il vecchio Arpagone manifesta l'intenzione di sposare Mariane e di maritare Elise ad Anselme, un vecchio signore suo amico, che accetta di sposarla senza dote. Clèante, che il padre lascia senza quattrini, cerca di procurarsi danaro ricorrendo, tramite il suo servo La Flèche, a un usuraio che scopre non essere altri che Arpagone, con il quale ha un violento colloquio. Frattanto la mezzana Frosine, incaricata da Arpagone di combinare il matrimonio con Mariane, gli lascia credere che la fanciulla ha una predilezione per i vecchi. Mariane è invitata a pranzo e Arpagone raccomanda al cuoco Maìtre Jacques di ridurre il più possibile le spese: da qui sorge una disputa tra l'intendente Valère e Maìtre Jacques, il quale giura di vendicarsi. Giunge quindi Mariane, e Arpagone non tarda a scoprire i veri sentimenti che legano la fanciulla a Clèante. Frattanto La Flèche ruba ad Arpagone una preziosa cassetta contenente 10.000 scudi d'oro, che l'avaro aveva sotterrato in giardino e per la quale viveva in continuo timore. Arpagone è disperato. Matre Jacques accusa del furto Valère il quale, equivocando e credendo che il crimine del quale lo si accusa sia il suo fidanzamento segreto con Elise, protesta l'onestà delle sue intenzioni. Infine un "riconoscimento" conclude felicemente la commedia: il signor Anselme scopre che Mariane e Valère sono i suoi figli, persi anni prima in un naufragio. Mariane potrà così sposare Clèante e Valère Elise: Anselme provvederà alle spese dei due matrimoni mentre Arpagone ricupera finalmente la sua cara cassetta che gli è restituita da La Flèche.
 

Il malato immaginario

Commedia in tre atti rappresentata il 10 febbraio 1673

E' una comèdie-balet mista di musica e di danze ed è l'ultimo capolavoro di Molière, che moriva infatti il 17 febbraio, poco dopo aver sostenuto il ruolo di Argante per la quarta volta. Il protagonista è Argante che, credendosi malato ed esposto a ogni malattia, vive continuamente tra medici e medicine tanto che, per assicurarsi cure più assidue, vorrebbe che la figlia Angelica sposasse il medico Thomas Diafoirus, figlio del dottor Diafoirus, giovane sciocco e pedante. Ma Angelica ama riamata Clèante, sostenuta da Bèralde, fratello di Argante, e dalla serva Toinette che, travestita da medico, mette in guardia il malato immaginario dai ciarlatani che lo circondano. Bèralde e Toinette vogliono anche smascherare l'avidità di Bèline, seconda moglie di Argante, che circonda il marito di attenzioni ma mira alla sua eredità: Argante, infatti, fingendosi morto, potrà scoprire l'interessato attaccamento della moglie e l'affetto sincero della figlia. Angelica potrà finalmente sposare Clèante e il malato immaginario deciderà, data la sua esperienza in materia, di diventare egli stesso medico.