Raccolta
poetica di Eugenio Montale (1896-1981), pubblicata nel 1939.
Si tratta della seconda raccolta montaliana dopo Ossi di
seppia del 1925: comprende le poesie scritte fra il 1926 e
il 1939; alla seconda edizione del 1940 sono state aggiunte
quattro altre liriche. La raccolta è strutturata in quattro
parti: Vecchi versi, Mottetti, Tempi di Bellosguardo, La
casa dei doganieri (quest'ultimo gruppo di liriche
pubblicato nel 1932). Come già in Ossi di seppia, in
Occasioni "l'ispirazione di Montale continua ad accendersi
sui motivi della solitudine e dell'angoscia: ma il
pessimismo soggettivo"della raccolta precedente "diventa ora
meno inflessibile: e il poeta parla di sé, della sua vita,
in liriche di ritmo più vasto e articolato ... Troviamo
lunghe serie di immagini apparentemente slegate,
giustapposte con la tecnica capricciosa dei surrealisti: ma
dietro il rigore e l'armonia dei momenti migliori sentiamo
ripresi, e portati al massimo grado della concentrazione,
gli esempi del simbolismo. Sicché il caos di parole e di
frasi, l'evocazione di cose e di realtà diversissime,
finiscono per ricomporsi in una superiore armonia"(E
Giannessi), per evocare, tramite immagini, simboli,
allusioni, uno stato d'animo preciso. A volte l'immagine
assume la forza d'una sentenza:"La rondine vi porta / fili
d'erba, non vuole che la vita passi. / Ma tra gli argini, a
notte, l'acqua morta I logora i sassi" (Lindau); a volte le
allusioni si fanno più rarefatte e complesse, come in Tempi
di Bellosguardo, ma sempre sono raccolte in una rigorosa
struttura ritmica. "Di qui viene ... la particolare
classicità di Montale, che non risiede nel linguaggio, irto
anzi di modi contrastanti, parlati, prosaici, sì
nell'aspirazione al ritmo, alle strofe, alla forma conclusa
e ferma di una ragionata rappresentazione"(N. Sapegno). Se
si paragonano Le occasioni con la precedente raccolta, dal
punto di vista della comunicazione umana, "avevano
dichiarato il male di vivere; nelle Occasioni questo male di
vivere è un modo di interpretare la realtà, una via per
meglio conoscere — e a volte con dolcezze che
improvvisamente affiorano — i segreti del mondo. È il caso
della Casa dei doganieri, una delle liriche più alte di
tutta la letteratura novecentesca"(F. Giannessi).
Eugenio
Montale