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Alberto Moravia: La ciociara - Gli indifferenti - La noia

Alberto Moravia (Roma 1907 - 1990)


Esordì giovanissimo con un volume di versi. Fra il 1925 e il 1928 Moravia scrisse Gli indifferenti, l'opera che gli diede la notorietà. In seguito cercò di raggiungere esiti realisti. Tra le sue opere: La bella vita, raccolta di racconti; i romanzi Le ambizioni sbagliate e La noia; L'imbroglio. Tutta la sua produzione caratterizzata da uno scrupoloso controllo stilistico e da un'attenta volontà di comprensione dei complessi fenomeni della nostra epoca.


La ciociara

E' tra i romanzi più noti dello scrittore e tra i più conosciuti della letteratura contemporanea. La vicenda è narrata in prima persona da una donna, nata in Ciociaria e trasferitasi a Roma in seguito al matrimonio con un bottegaio romano; il matrimonio è stato combinato e il marito è vecchio, brutto e anche infedele. Alla sua morte, la ciociara, cioè Cesira, si trova padrona della bottega, dell'appartamento sovrastante e si può dedicare interamente alla figlia Rosetta. Gli avvenimenti della guerra, negli anni tra il 1940 e il 1943, non sfiorano la vita di Cesira, intenta a far prosperare il negozio. Anche se di aspetto piacente, la donna non sente particolare attrazione verso gli uomini e tiene a bada con decisione tutti i corteggiatori, spesso non del tutto disinteressati.

La borsa nera fa prosperare gli affari della botteguccia, ma il turbine della guerra inesorabilmente si avvicina; i soldi guadagnati ben presto non hanno più valore e la merce nella bottega scarseggia, fino a esaurirsi; per questo Cesira affitta a malincuore il negozio e l'appartamento a un carbonaio, per partire verso il paese dei genitori. Il viaggio si svolge in condizioni precarie; il treno viene mitragliato e poi si ferma: dapprima le due donne trovano ospitalità presso una famiglia di contadini poco onesti, che cercano di cedere ai fascisti locali Rosetta in cambio della libertà di due figli latitanti. Così Cesira riprende con la figlia la strada per Fondi e trova rifugio in montagna, a Sant'Eufemia, dove resterà nove mesi, nell'attesa dell'arrivo degli Alleati. E' in questa circostanza che nasce una simpatia tra la ciociara e Michele, un giovane sfollato, che si distingue per cultura e umanità. Durante la ritirata dei Tedeschi, Michele viene prelevato da alcuni soldati dispersi, bisognosi di una guida per attraversare la montagna e sfuggire all'avanzata degli Alleati; passati gli ultimi tedeschi, madre e figlia intraprendono il viaggio alla rovescia per tornare a Roma, ma la città è ancora occupata. Durante il trasferimento a piedi verso Vallecorsa, le due donne sostano in una chiesa abbandonata e qui vengono violentate da un gruppo di soldati marocchini di passaggio: l'esperienza è terribile per entrambe, tale da rendere estranea la figlia alla madre e da spezzare improvvisamente il loro perfetto rapporto. Sulla via del ritorno Cesira e Rosetta apprendono la notizia della morte eroica di Michele. Dopo il trauma dello stupro, la figlia è irriconoscibile: da ragazza ingenua si trasforma in una donna amorale, giungendo a dichiarare alla madre che non intende sopportare interferenze nella propria vita privata. L'ultima tappa del viaggio verso Roma, su un camion guidato da un amante occasionale di Rosetta, riserva ancora un fatto drammatico: a un posto di blocco improvvisato da malintenzionati, l'autista viene ucciso e Cesira non esita a rubare i soldi del morto, prima di chiedere un passaggio su un altro autocarro. Nello scorgere da lontano i tetti della capitale, la ciociara non può fare a meno di riflettere sulle cose disgustose che la guerra e la violenza portano agli uomini: da Roma erano partite un giorno due donne oneste, che ora ritornano in veste di ladra, l'una, e di prostituta, l'altra.


Gli indifferenti

E' il racconto di due giorni di vita di una famiglia della borghesia romana; Mariagrazia, che è vedova, ha due figli, Michele e Carla, fin dall'infanzia consapevoli della sua relazione con Leo; la madre tuttavia ipocritamente cerca ancora di salvare le apparenze, pur invitando Leo in casa e senza risparmiare ai figli lo spettacolo delle sue scene di gelosia. Così i due giovani, esasperati da questa vita satura di falsità e scandita da gesti vuoti di senso, ricercano disperatamente " una nuova vita", sincera e autentica. Mentre Carla si illude che questa autenticità sia possibile distruggendo il passato e dandosi a Leo, Michele è invece viziato da una totale indifferenza di fronte agli avvenimenti; perciò, pur rendendosi conto della necessità di prendere una posizione, di amare, odiare, agire, rimane chiuso in una sorta di apatia, di passività, di cui soffre senza potersene liberare. Alla fine anche Carla si convince che una "nuova vita" è impossibile e decide di continuare quella di sempre, ritornando nella solita ipocrisia, sposando Leo, che sa di non amare. Questo romanzo ha avuto un grande successo, per diverse ragioni: "C'era un motivo, molto ovvio, di natura scandalistica" oltre alla novit della "polemica sociale, di mordente anticonformismo, che sembrava puntare direttamente su certa borghesia del primo dopoguerra" (I. Scaramucci). Durante il fascismo il romanzo fu proibito, ma in seguito la critica sottolineò in esso altri motivi: "Dalla chiave neorealistica ... alla chiave esistenzialistico-freudiana; dalla chiave intesa alla scoperta di un impegno morale per assurdo, tra il diagnostico e il beffardo, a quella che apriva le prospettive sconfinate di un surrealismo crudelmente deformatore, all'altra, fermentante di intensa suggestione, individuata, soprattutto dal De Michelis, in un doloroso antagonismo tra la realtà com'è e come dovrebbe essere" (I. Scaramucci).



La noia

Il protagonista, intellettuale borghese, pittore che non riesce più a dipingere perché non può stabilire rapporti autentici con la realtà, sconta in sé il peccato d'origine della sua classe: non sa concepire un legame con il reale se non attraverso la categoria del possesso. Cerca ossessivamente il rapporto sessuale con la giovanissima modella nell'illusione di arrivare così a possederla e ad instaurare attraverso di essa un rapporto autentico con la realtà, poi, sempre insoddisfatto e frustrato, ricorre al denaro, pagandola dopo ogni amplesso, ma va sempre incontro allo scacco. La soluzione che Moravia indica al suo personaggio, dopo l'incidente che lo conduce vicino alla morte, è di lasciarsi vivere, di assumere un atteggiamento puramente contemplativo dinanzi all'esistente, senza più pretendere di stabilire un rapporto con le cose attraverso il possesso.

Un giovane, Dino, per sfuggire alla noia, cioè alla sua incapacità di stabilire un contatto con la realtà, decide di lasciare la sua ricca casa e la madre per andare a vivere modestamente dedicandosi alla pittura in uno studio di via Margutta, a Roma. Ma questa soluzione non dà i frutti sperati e l'uomo si ritrova, a 35 anni, fallito come pittore e ancora oppresso dalla noia, da "un senso di sazietà e di futilità": "Per esempio, può accadermi di guardare con una certa attenzione un bicchiere. Finchè mi dico che questo bicchiere è un recipiente di cristallo o di metallo fabbricato per metterci un liquido e portarlo alle labbra senza che si spanda, finchè, cioè sono in grado di rappresentarmi con convinzione il bicchiere, mi sembrerà di avere con esso un rapporto qualsiasi, sufficiente a farmi credere alla sua esistenza e, in linea subordinata, anche alla mia. Ma fate che il bicchiere avvizzisca e perda la sua vitalità ... ossia che mi si palesi come qualche cosa di estraneo, col quale non ho alcun rapporto, cioè, in una parola, mi appaia come un oggetto assurdo, e allora da questa assurdità la noia, la quale, in fin dei conti ... non è che incomunicabilità e incapacità di uscirne".
La noia conduce Dino a una totale sterilità artistica: smette di dipingere ed è tentato di rinunciare alla sua ricerca di autenticità, ritornando dalla madre; ma un giorno muore il pittore Balestrieri, suo vicino di studio, e Dino ha occasione di conoscere la sua modella e amante Cecilia. Dopo una serie di incontri senza amore, Dino, che Cecilia ha parzialmente risollevato dall'apatia, già medita di lasciarla, prevedendo che il loro rapporto scivolerà fatalmente nella noia, quando scopre che lei lo tradisce. La scoperta avviene per gradi, dopo un lungo periodo di incertezze in cui Dino, allarmato dalla piega che stanno prendendo gli avvenimenti e soprattutto dall'inafferrabilità di Cecilia, dall'impossibilità di classificarla in uno schema di comportamento plausibile, nel tentativo di allontanarsi da lei, cerca di rendersela indifferente o spregevole, dandole denaro e trattandola come una prostituta. Ma l'imprevedibile atteggiamento di Cecilia aumenta l'incertezza e quindi l'amore di Dino. Come ultimo espediente, decide di sposarla: una volta divenuta sua moglie, Cecilia diventerà una casalinga moglie borghese e perderà il suo fascino inquietante: ma lei rifiuta e parte in vacanza con l'altro.
Allora Dino si lancia in una corsa folle con la sua automobile, ma a causa di un incidente (non si sa fino a qual punto casuale) rischia di morire; durante la convalescenza si accorge, finalmente, che può vedere con gioia gli oggetti, che finalmente è in grado di riconoscere la realtà dell'esistenza dell'altro come diverso da lui.
Si accorge, infine, di avere rinunciato a Cecilia, pur senza cessare di amarla "e, strano a dirsi, proprio a partire da questa rinunzia, Cecilia aveva incominciato ad esistere" per lui.

Il romanzo "si riporta alla problematica degli Indifferenti e della Nausea di Sartre": la "esasperazione di una sessualità fermata in pochi gesti elementari con infinitesimali variazioni" rappresenta l'"ultimo disperato tentativo per evadere da una incomunicabilità gravante come una condanna su un mondo senz'anima, configurato, nei suoi stessi elementi naturali e paesistici, in termini e metafore di sessualità ... Non esiste più moralità o immoralità, ma solo una serie di gesti compiuti da automi, nella stessa colorazione di tetra assurdità che ha la sua estrema espressione nel puro e semplice "robot" erotico" (I. Scaramucci). A tale condizione di incomunicabilità l'autore propone però una soluzione di tipo catartico nel riconoscimento dell'originalità e della libertà della persona, unica condizione dell'amore.

Intervista Moravia