GRANDI AUTORI DELLA LETTERATURA MONDIALE

    

Robert Musil


L'uomo senza qualità

E' considerato il capolavoro di Musil e uno dei più importanti avvenimenti letterari del Novecento, da porsi accanto alla Ricerca di Proust e all'Ulisse di Joyce. Romanzo-fiume, è diviso in quattro parti, di cui la terza è incompleta e la quarta termina con puntini di sospensione. Il primo volume uscì nel 1930 e fu accolto con un certo scalpore dalla critica, ma soltanto dopo il 1945 ci si accorse compiutamente del valore dell'opera, che venne tradotta in tutte le lingue. Si sa che Musil lavorò per vent'anni a questo romanzo, iniziato avanti la Prima guerra mondiale. Ambientata nella Vienna del 1913, l'azione non va oltre l'inizio della guerra stessa e si conclude (come La montagna incantata di Thomas Mann) con la decisione del protagonista di arruolarsi. Il protagonista Ulrich Anders è "l'uomo senza qualità": pur essendo dotatissimo e avendo infinite, disparate qualità, è infatti "un uomo che attende", che non sa o non vuole agire, ovvero che "non osa" darsi all'azione. E' l'uomo in crisi, quale si profilava nel primo decennio del secolo: comincia a dubitare della realtà, ovvero avverte la profonda, incolmabile distanza tra la realtà circostante e il proprio spirito. E' l'uomo che resta indietro nel tempo, agognando un'immobilità o un immobilismo che lo paralizza, appunto perchè la realtà comincia a fargli paura: in effetti, la situazione del protagonista (come parecchie altre circostanze che lo riguardano) è autobiografica, ed è nel contempo la situazione dell'Austria, Paese sconcertante e polivalente, accozzaglia di razze e di nazioni, immobile insieme e mobilissimo, puntigliosamente burocratico e percorso da strane libertà di pensiero, accentratore e conservatore, eppure pieno di contraddizioni liberaleggianti, incentrato nel decrepito Francesco Giuseppe di cui appunto nel 1918 si dovrà celebrare il settimo decennale di regno. Per tale festa Musil immagina che si stia, fin dal 1913, progettando una grandiosa festa o comunque un avvenimento che ne sottolineasse l'importanza. Questo progetto è altrettanto indefinibile e indefinito, come è indefinibile e indefinita l'Austria stessa: Musil chiama il progetto "azione parallela". Viene creata un'apposita commissione, che si raduna periodicamente nel salotto della moglie di un alto funzionario ministeriale, Diotima Tuzzi. L'azione parallela non si sa ancora bene che cosa sarà: se una manifestazione culturale, oppure una grandiosa opera di pace, oppure un'azione filantropica, oppure ancora un'azione politica: per tal ragione, nel salotto Tuzzi convengono i rappresentanti di tutti i ceti più elevati e rappresentativi, e anche osservatori esteri. Ciascuno fa la sua proposta, che viene archiviata e presa in esame dalla segreteria dell'azione parallela, a capo della quale è nominato Ulrich Anders. Su questo filo, che è stato definito "pretesto narrativo" (Mittner) si svolge gran parte del romanzo, che presenta una lunga sfilata di personaggi, in ciascuno dei quali l'abilità consumata del narratore ferma e concreta una forma o un semplice atteggiamento particolare e caratteristico della Vienna dell'epoca, costruendo così per il lettore e sotto i suoi occhi un'intera società, già votata al disfacimento e alla fine. Tutti, ma in special modo Anders, agiscono, ma in fondo non hanno un preciso scopo nell'azione, o comunque la loro azione è labile e inconsistente, come lo è in fondo anche il grandioso progetto dell'azione parallela. Come si vede, è adombrata anche una satira politica, la quale però non è "il precipuo movente del romanzo" (Mittner). Movente è invece, certo, la ricostruzione rigorosa, precisa di una società, di un'epoca, colta sull'orlo della sua inevitabile e inesorabile fine. Tra i personaggi, vi sono anche un magnate dell'industria tedesca, Arnheim, e un poeta rivoluzionario, nei quali l'autore adombra quel Rathenau così importante per la politica tedesca e il poeta espressionista Franz Werfel. La seconda parte tratta più precisamente dei rapporti tra Ulrich e la sorella gemella Agathe, cui l'uomo si sente attratto da un affetto morboso che finirà con l'incesto: saggisticamente (poichè fra le digressioni, i dialoghi e i monologhi, la parte saggistica ha notevole spazio nel romanzo) l'autore svolge la sua teoria del raggiungimento di un perfetto equilibrio tra corpo e anima, possibile soltanto nell'"altra condizione", ossia nella condizione androgina della fusione tra i due sessi di uguale sensibilità e cultura, come può avvenire tra fratello e sorella. Vi è poi il personaggio di Clarissa, una pianista che si propone di studiare da vicino la follia in un ospedale psichiatrico ove è ospite un delinquente sessuale, certo Moosbrugger; Ulrich ha con Clarissa un'avventura in un'isola deserta e alla fine conquista Diotima Tuzzi, sempre inavvicinabile e simbolo della delicata femminilità ideale di certa letteratura austriaca. Il romanzo precipita verso uno sfacelo latente eppur manifesto: la conclusione, è come abbiamo detto, nella partenza per la guerra del protagonista. Romanzo oltremodo complesso, e per di più incompiuto, ha inaugurato (o meglio concretato e solidificato, dopo Proust e Joyce) la caratteristica del romanzo-saggio, aperto e indefinito, il cui centro è rappresentato soprattutto dall'autore e dalla sua prepotente e geniale personalità.



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