Anaïs Nin (Neuilly-sur-Seine,
Parigi 1903 - Los Angeles 1977)

Scrittrice statunitense di origine russo-francese. La
famiglia, cosmopolita e intellettuale, si dissolse presto e
l’adolescente Anaïs seguì madre e fratelli a New York.
Tornata a Parigi dopo il matrimonio con il regista Ian Hugo,
pubblicò romanzi di sottile introspezione e raffinato
erotismo sotto l’influsso di Colette, di Henry Miller, dei
surrealisti e della psicoanalisi, conosciuta prima come
paziente e poi come allieva di Otto Rank.
Da La casa dell’incesto (1936) a Spia nella casa dell’amore
(1954), i romanzi elaborano con fredda eleganza formale
motivi autobiografici che nutrono lo sterminato, originale e
scandaloso Diario (sei volumi pubblicati dal 1966 al 1976),
scritto, disse Henry Miller, in “una lingua astratta,
precisa, nebulosa e inafferrabile”.
La voce (Under
a glass bell. Winter of artifice)
Opera della scrittrice statunitense di origine francese
Anaìs Nin (1914-1977).
In quest'opera sono compresi alcuni racconti pubblicati in
parte a Parigi su The Booster, il periodico dell'America
Country Club, negli anni precedenti la Seconda guerra
mondiale. Essi, insieme con altri apparsi su riviste diverse
o stampati, in un limitato numero di esemplari, dalla stessa
Nin, vennero poi raccolti in due volumi, Inverno
artificiale, pure pubblicato a Parigi nel 1939, e La campana
di vetro, stampato a New York nella tipografia della Nin nel
1944. Entrambe le opere apparvero poi in edizione
definitiva, anche perchè in parte riscritte, la prima a
Denver nel 1961, l'altra in Inghilterra nel 1968.
La
pubblicazione dei Diari, indubbiamente l'opera più
interessante di questa scrittrice, per i rapporti che ebbe
con i maggiori letterati, americani e francesi,
dell'anteguerra, da Miller ad Artaud, da Durrell a Breton,
ha accentuato, anche in Italia, l'interesse per la Nin, a
lungo osteggiata dai critici e incompresa dai lettori. Non
facili infatti i suoi racconti dei quali diceva che "per
essere capiti vanno situati sotto la luce e nel periodo
giusto". Oggi la pubblicazione dei Diari, come scrive G.
Stuhlmann nella prefazione a La voce, hanno permesso di
possedere la chiave idonea a interpretare questi brevi
scritti tesi a creare come disse la loro autrice
"un'esperienza lirica di vita".
Così la poesia de La casa
sul fiume, con squarci lirici che impreziosiscono il
realismo descrittivo della vita dei derelitti che vegetano
sulle rive della Senna. Il dramma de Il Topo, "una donnina
dalle gambe sottili, grossi seni e occhi spauriti", cui la
burocrazia e la diffidenza dei medici, timorosi di
compromettersi, ritardano ogni cura per bloccare l'emorragia
che da sola si è procurata nel maldestro tentativo di
abortire. Il surrealismo elegante de La campana di vetro.
L'esoterismo de Il Moicano per il quale "la vita tutta era
un fenomeno minerale di secondaria importanza sulla
superficie di un pianeta". I vaneggiamenti di Pierre, il
giovane pazzo di Io sono il più malato dei Surrealisti. Il
poetico soliloquio di Ragtime. Il richiamo al suo diario,
iniziato quando non aveva che undici anni, un "labirinto"
nel quale perdersi per poi ritornare a ritrovare una strada
più volte percorsa.
E i Diari della Nin sono appunto, come
si è detto, la fonte che permette di comprendere certi
racconti, di individuare nei loro protagonisti persone
realmente vissute, che l'autrice conobbe nelle caves
parigine come più tardi nel Village di New York. Così "il
Topo" era l'amica Albertine; Pierre, il povero folle di Io
sono il più malato, un'immagine dolorosa della pazzia che
aveva colpito Antonin Artaud; Il Moicano si ispira a Conrad
Moricaud, e così via. Racconti che nacquero in un primo
tempo come pura espressione letteraria per poi essere
talvolta riscritti, magari ad anni di distanza, trasferendo
nel loro protagonista un amico il cui carattere finiva col
dare una veste più reale alla figura descritta. Un insieme
dunque di brevi squarci della vita della Nin, che meglio si
comprendono attraverso la lettura dei Diari dei quali
finiscono col diventare un necessario complemento, quasi una
revitalizzazione lirica degli avvenimenti e delle persone in
essi descritti.
Uccellini
"E'
interessante osservare come pochissimi scrittori si siano
accinti di loro iniziativa a scrivere racconti o confessioni
erotiche. Persino in Francia, dove c'è la convinzione che
l'erotismo abbia un ruolo molto importante nella vita, gli
scrittori che l'hanno fatto erano spinti dalla necessità,
dal bisogno di denaro.
Una cosa è includere l'erotismo in un
romanzo o in un racconto, e un'altra e concentrarvi tutta
l'attenzione. La prima è come la vita stessa. E, per così
dire, naturale, sincera, come nelle pagine sensuali di Zola
o di Lawrence.
Ma concentrarsi interamente sulla vita
sessuale non è naturale. Diventa qualcosa come la vita della
prostituta, un'attività anormale che finisce con
l'allontanare la prostituta dal sesso. Gli scrittori forse
lo sanno. Per questo hanno scritto soltanto una confessione
o pochi racconti sull'argomento, per soddisfare la loro
onestà nei confronti della vita, come fece Mark Twain. (...)
Quanto a me, il mio vero lavoro di scrittura fu messo da
parte quando mi misi alla ricerca dell'erotico. Queste sono
le mie avventure in quel mondo di prostituzione. Metterle in
luce sulle prime fu difficile. La vita sessuale di solito è
avvolta in molti strati, per tutti noi - poeti, scrittori,
artisti. E' una donna velata, mezzo sognata."
Dalla
Prefazione dell'autrice.