Raccolta
di versi e
di prose del poeta tedesco Novalis (1772-1801), scritti nel
1799- I800. Sono l'opera più completa e conchiusa del
Novalis: si tratta di sei inni che esprimono in poetiche
visioni i pensieri fondamentali della sua romantica
religiosità e della sua concezione del mondo. Il tema comune
è il superamento della morte. In seguito al riconoscimento
della presenza di uno "spazio superiore", di una sfera al di
là della limitata esistenza dei nostri sensi, la morte non
appare più, come agli antichi, una fine paurosa, bensì
l'inizio di un'esistenza superiore. Per questa sfera
superiore Novalis ha scelto l'immagine poetica della notte.
Ma gli Inni non sono da intendere come una lode della morte
e dell'elemento oscuro, notturno. Proprio il primo inno
chiarisce il rapporto dialettico che intercorre fra la luce
e la notte, cioè fra la vita e la morte. Se la luce è"re
della natura terrena", la notte è per il poeta la"regina del
mondo", che testimonia della sua appartenenza a un"mondo
sacro"non sottoposto alle limitazioni della natura terrena.
La coscienza di questa esistenza superiore è stata raggiunta
dal poeta per mezzo dell'amore e della visione della
fidanzata morta, Sophie von Kùhn."Deve sempre tornare il
mattino? Non avrà mai fine la violenza terrena?". Nel
secondo inno il poeta parla della delusione che segue alla
sua scoperta. Ma il"sacro sonno"permette di comunicare con
il regno della notte anche di giorno. Si tratta
dell'ebbrezza che deriva dal vino, dalle droghe e
dall'amore, e delle antiche rivelazioni che parlano di una
perduta età dell'oro destinata però a ritornare. Sono però
soluzioni temporanee e insufficienti. E nel terzo inno che
Novalis tenta di dare una risposta precisa al rapporto fra i
due mondi. Egli parla ora espressamente della visione sulla
tomba della fidanzata, visione da lui notata nel suo diario
del 13 maggio 1797. La visione è per il poeta la rinascita o
meglio la nascita, che lo ha reso partecipe dei due mondi,
quello diurno e quello notturno. Nel quarto inno il poeta
spiega come sia stato destinato a testimoniare l'intimo
legame fra i due mondi, a integrarli nella vita, a"rendere
sacro attraverso l'amore il mondo della luce". La morte e la
notte non sono cioè contrapposte alla vita: è invece
l'esatta comprensione del loro significato che renderà
l'uomo capace di condurre una vita armoniosa liberata dalla
paura della morte. Nel quinto inno il poeta trasferisce
sull'umanità intera il processo del risveglio. Ciò che per
il poeta è stata l'amata, è Cristo per l'umanità. Solo
attraverso Cristo può aver luogo la sintesi. La paura della
morte, che gli dei dell'antichità non erano riusciti a far
superare, viene vinta dal Cristo che è premessa di una vita
superiore. Coloro che hanno capito il significato della vita
e della morte di Cristo"ondeggieranno nel regno dell'amore"e
"renderanno sacro"il mondo"con l'amore", così come aveva già
fatto il poeta. Si tratta cioè della rappresentazione
dell'interna rinascita dell'umanità, che non va però intesa
come rappresentazione in forma poetica di un fenomeno
storico. Cosi anche il sesto inno, tutto in versi, non deve
essere interpretato esclusivamente come espressione di fuga
dal inondo. Anche qui la morte appare come immagine poetica
di un'esperienza trascendente che è in grado di dare
all'uomo, allo"straniero", una"patria". Con l'ultimo inno
Novalis dà cioè un significato unitario al destino personale
del poeta e dell'umanità. Pubblicati nell'ultimo numero di Athenàum, rivista programmatica del primo romanticismo
redatta dai fratelli Schlegel, essi testimoniano
dell'interesse per i problemi e le questioni religiose e dei
dibattiti su una nuova mitologia, che furono al centro della
corrispondenza e dei discorsi di Novalis e dei suoi amici.
Gli Inni sono il frutto di un lungo e difficile processo di
pensiero iniziatosi con la morte della giovanissima
fidanzata nel 1797, ma che di quell'esperienza non sono
espressione diretta (all'epoca in cui scrisse gli Inni,
Novalis era da circa un anno fidanzato con Julie von
Charpentier, che si apprestava a sposare). Essi sono l'opera
di Novalis più conosciuta, quella che più ha fatto "scuola",
dando inizio alla "poesia di amore e di morte"
caratteristica della sensibilità romantica. Si trattava in
parte di un'interpretazione parziale, che non teneva conto
del legame che unisce gli Inni al resto dell'opera del
Novalis, (come i Frammenti), ma a essa e alla sua "nostalgia
di morte" si ispirò gran parte della moderna poesia europea.
Biografia