Tragedia
lirica in tre atti. Prima rappresentazione: Venezia, Teatro
La Fenice, 4 II 1836.
La stesura dell'opera, iniziata alla fine di ottobre del
1835 a Napoli, si concluse a Venezia, pochi giorni prima
della rappresentazione. Il 6 gennaio 1836, accingendosi a
dare inizio alle prove, Donizetti aveva quasi ultimata la
partitura; in seguito avrebbe adattato alcune parti alle
peculiarità vocali di interpreti con i quali non aveva mai
lavorato (Caroline Unger nel ruolo di Antonina, Celestino
Salvatori nella parte del protagonista ed Antonietta Vial in
quella di Irene), e che la sera della "prima" furono accolti
con grande entusiasmo. L'opera è la prima tra quelle serie
scritte da Donizetti per Venezia, città nella quale il
musicista aveva mosso i primi passi della sua carriera.
Il libretto, scritto nel 1832, è un lavoro ancora immaturo e
di una frammentarietà di cui Donizetti riuscì solo in parte
ad avere ragione. Il soggetto inaugura peraltro una maniera
nuova nell'opera del musicista bergamasco, poiché concentra
l'attenzione sul protagonista maschile, un baritono,
rinunciando al tradizionale motivo amoroso e romantico
imperniato classicamente sul ruolo femminile ed anticipando
così quel topos del rapporto padre-figlia che sarà in
seguito ampiamente sviluppato da Verdi (duetto "Ah se
potessi piangere"). Il notevole risalto conferito al
protagonista rende per contro meno approfondita la
definizione degli altri personaggi ed in particolare di
Antonina, la protagonista femminile, alla quale il
librettista ha conferito tratti negativi abbastanza
convenzionali. Rimarchevole è però l'abilità di Donizetti
nel restituire la drammaticità di una situazione con pochi
tratti e di eludere, per specifiche esigenze drammatiche, la
tradizionale soluzione di continuità tra la prima parte del
duetto e l'episodio successivo, rendendo in tal modo più
naturale l'attacco della cabaletta finale (duetto "Quando di
sangue tinto").
La trama:
Belisario rientra trionfalmente dalla gloriosa campagna
d'Italia ma la moglie Antonina, che lo ritiene responsabile
della morte del figlio Alessi, decide, con l'aiuto di
Eutropio, di far pervenire a Giustianiano una falsa lettera
che l'accusa di alto tradimento. Intanto Belisario, alla
presenza di Giustiniano promulga un'amnistia ai prigionieri
ma uno di essi, Alamiro, rifiuta la libertà offrendosi di
servirlo. Nel momento in cui il generale rivede i suoi
familiari, giunge la notizia
della convocazione di fronte all'imperatore ed al senato:
giudicato colpevole, Belisario è imprigionato ed accecato.
Mentre Alamiro piange la sorte del suo signore, Irene
accompagna il padre in esilio. Sentendo approssimarsi un
esercito nemico i due si nascondono: è Alamiro che,
alleatosi con Ottario, ha deciso di muovere guerra a
Giustiniano. Belisario, sdegnato, si rivela e durante un
drammatico dialogo Irene riconosce nel giovane il fratello
Alessi, creduto morto. Ricongiunto ai due figli, Belisario
organizza la difesa dei Greci. Intanto
Antonina, distrutta dal rimorso, rivela la congiura
all'inorridito Giustiniano.
Sopraggiunge Irene e racconta che, grazie al padre, i Greci,
inizialmente in difficoltà, sono riusciti ad avere la meglio
sulle truppe di Ottario. La gioia è bruscamente interrotta
dall'arrivo di Belisario, ormai colpito a morte; egli
raccomanda i propri figli all'imperatore e, prima di aver
potuto rivolgere la parola alla moglie Antonina, che chiede
pietà e perdono, muore tra la commozione dei presenti.
Gaetano Donizetti