
Lavoro teatrale del poeta austriaco Hugo von Hofmannsthal
(1874-1929).
Commedia per musica (Komòdie fùr Musik) è stata chiamata
dall'autore, e poi leggermente modificata per servire da
"libretto" per la musica di Richard Strauss. L'azione si
svolge a Vienna, verso la metà del XVIII secolo, durante
l'impero di Maria Teresa. La marescialla principessa Maria
Teresa Werdenberg, il cui consorte si trova lontano in
Croazia per una lunga battuta di caccia, si dà agli amori di
un giovanissimo cugino, il diciassettenne marchese Ottaviano
di Rofrano. La marescialla non è più molto giovane, è ricca,
molto bella, molto viziata e anche piena di umorismo,
tuttavia, si rende conto con dolore che presto dovrà cedere
l'amante a una donna più giovane. La commedia ha inizio con
una scena d'amore e di abbandono tra i due, nella camera da
letto della marescialla, la quale fa poi entrare, come era
moda dell'epoca, i postulanti giunti per assistere alla sua
toilette e chiedere contemporaneamente favori e denaro. Ma
tra i postulanti si fa largo un altro cugino, l'anziano e
vanesio barone Ochs von Lerchenau. All'irrompere di tutta
questa gente, lo spiritoso Ottaviano si traveste da servetta
e circola indisturbato per la stanza. Il lascivo barone ne è
colpito e vorrebbe sedurla, anzi la richiede alla cugina che
sorride divertita. Poi il barone spiega le ragioni della
visita mattutina: si è fidanzato con la giovanissima e
ricchissima Sofia Faninal, appena uscita di convento, e gli
occorre un notaio per la stesura del contratto di nozze.
Maria Teresa non solo acconsente di buon grado, ma si offre
di consigliargli anche un giovane adatto a presentare la
richiesta di nozze mediante la tradizionale offerta della
rosa d'argento. Come "cavaliere della rosa" la donna propone
il giovane parente Ottaviano. Il barone accetta con
entusiasmo, pur continuando una serrata corte alla "servetta".
L'atto si chiude con uno sfogo dell'improvvisamente mesta
marescialla, la quale confessa al suo Ottaviano di sapere
che presto l'abbandonerà per una donna più giovane: è la
legge della vita. Ma lui non l'ammette e parte indispettito.
Il secondo atto si svolge, sempre a Vienna, nel palazzo del
signor di Faninal, la cui figliola Sofia attende con ansia
l'arrivo del "cavaliere della rosa", assistita dalla
governante Marianna: Sofia non conosce ancora il futuro
sposo, ma è lieta di unirsi a un cos alto personaggio come
il barone Lerchenau. Arriva Ottaviano a offrire la rosa
d'argento alla ragazza e avviene il classico colpo di
fulmine. Così al successivo arrivo del barone, che vorrebbe
con maniere brusche imporre la propria seduzione alla
ragazza, in un crescendo da classica commedia di costume
Ottaviano s'infuria, la ragazza si disgusta, il barone
s'intestardisce finchè Ottaviano sguaina la spada e ferisce
l'importuno e rozzo futuro sposo. Scena di terrore, ma la
ferita è lieve; Ottaviano parte con una promessa di
protezione a Sofia, mentre il padre minaccia di chiudere di
nuovo in convento la figlia, e il barone si affretta a farsi
curare la ferita. Nel terzo atto è inscenata una trappola
tesa con tutta cura da Ottaviano al lascivo barone. Egli si
traveste di nuovo da servetta e finge di accettare una cena
a due col barone in un separè d'una trattoria. Qui si trova
anche un letto, molto eloquente indizio delle mire del
barone. A un certo momento, nella stanza ha luogo una
girandola di personaggi diversi: una finta moglie (con figli)
del barone e poi un poliziotto chiamato dalle grida della
servetta, il quale istruisce lì per lì un processo contro il
malcapitato seduttore. Da ultimo arrivano la marescialla,
Sofia e suo padre: la prima, già informata, comprende,
perdona e unisce i due giovani, il padre si dichiara
d'accordo e, su un abbraccio finale nella penombra,
Ottaviano e Sofia si giurano eterno amore. Il pregio di
questa, come delle successive "commedie per musica" scritte
da Hofmannsthal sta in due qualità fondamentali: la lingua
aderentissima all'epoca, mantenuta talora in una lieve forma
dialettale che rende deliziosamente il carattere viennese
frivolo eppur venato di malinconica saggezza, e poi
l'eccezionale evidenza mimica e musicalmente fluida dei
personaggi. Hofmannsthal ha trovato qui la più felice
concordanza con la musica, anzi la sua prosa preziosa e
turgida "si fa" musica e attinge, in tal modo, la sua più
autentica dimensione.
Hugo von Hofmannsthal