Per uno di quei curiosi casi del destino, la sera del 29
ottobre 1787, quando il Don Giovanni vide la luce a Praga,
in sala c'era anche l'uomo che del mito eroico settecentesco
era stata l'incarnazione più ammirata e straordinaria,
Giacomo Casanova, sceso dal suo oscuro ritiro nel castello
di Dux in Boemia per assistere all'ultima fatica dell'amico
Da Ponte (che era "una specie di Casanova in sedicesimo",
come lo definì Massimo Mila).

Da Ponte, nella collaborazione con Mozart per la stesura
dell'opera, si appoggiò ad un precedente libretto di
Giovanni Bertati intitolato Don Giovanni Tenorio, ossia Il
convitato di pietra, apportandovi per altro importanti
modifiche. Bertati aveva quasi certamente derivato il suo
testo da un dramma in versi del 1630 dello scrittore
spagnolo Tirso de Molina, Il seduttore di Siviglia e il
convitato di pietra
(El
burlador de Sevilla y Convidado de piedra).
Il tema di Don Juan Tenorio, ripreso dalla fantasia
popolare, consentì a de Molina - che articolò il suo
racconto in tre distinte giornate del burlador de Sivilla -
per inaugurare quella che sarebbe stata la fortunata sorte
letterario-musicale del don Giovanni.
Atto I
Leporello attende il suo padrone, Don Giovanni, introdottosi
mascherato in casa di Donna Anna per sedurla. Ma la tentata
violenza non riesce: Don Giovanni era intento a sedurre
Donna Anna ma poi arriva suo padre ossia il Commendatore.
Don Giovanni lo sfida a duello a colpi di spade e poi lo
ferisce mortalmente al cuore. Don Giovanni e Leporello
fuggono (Notte e giorno faticar). Donna Anna, Rientrata,
quando scopre il cadavere del padre, sviene dalla tristezza;
Don Ottavio, suo promesso sposo, la soccorre e le promette
di vendicarla a qualsiasi costo (Ma qual mai s' offre, oh
Dei).
Nel frattempo, Don Giovanni è in cerca di nuove conquiste,
poi scorge da lontano una fanciulla tutta sola e le si
avvicina, ma quando scopre che quella dama è Donna Elvira,
da lui già sedotta ed abbandonata pochi giorni prima e che
ora lo cerca disperata d'amore, si trova in grande imbarazzo
(Ah, chi mi dice mai). Don Giovanni cerca di giustificarsi e
quando Donna Elvira viene distratta da Leporello, si
allontana in fretta lasciando il povero Leporello a tentare
di placare la furia funesta di donna Elvira: viste le
circostanze, egli non può far altro che rivelarle la vera
natura del carattere di Don Giovanni e l'infinita serie
delle sue conquiste di donne in tutto il Mondo (Madamina, il
catalogo è questo). Donna Elvira, sebbene sia sconvolta e
molto triste, non vuole arrendersi e ricercherà quel birbone
di Don Giovanni affinché si penta definitivamente delle sue
malefatte.
Intanto, un gruppo di contadini e contadine, festeggiano le
nozze di Zerlina e Masetto (Giovinette che fate all' amore).
Don Giovanni e Leporello, fuggiti da Donna Elvira, vanno a
vederle. Intenzionato a sedurre la fresca sposina, Don
Giovanni fa allontanare con una scusa il marito in compagnia
di Leporello con tutti gli altri paesani (Ho capito, Signor
sì) e, rimasto solo con la giovane Zerlina, la invita a
seguirlo e le promette di sposarla (Là ci darem la mano).
Proprio quando Zerlina sta per cedere alle promesse e alle
lusinghe di Don Giovanni, sopraggiunge Donna Elvira
arrabbiatissima, che la avvisa delle cattive intenzioni del
malvagio libertino e la porta via con sé mentre arrivano
Donna Anna e Don Ottavio, venuti a chiedere a Don Giovanni
aiuto per rintracciare l'ignoto assassino del Commendatore,
senza sapere che è stato proprio lui. Donna Elvira arriva
dinuovo e dice di non credere a Don Giovanni, ma questi la
accusa di essere pazza (Ah, fuggi il traditor-Non ti fidar
oh misera). Donna Anna e Don Ottavio, partiti Don Giovanni e
Donna Elvira, rimangono soli: Donna Anna ha riconosciuto
dalla voce di Don Giovanni, l'uccisore del padre e ricorda
al fidanzato la sua promessa e poi parte (Or sai chi l'
onore). Rimasto solo, Don Ottavio rimane stupìto dalle
parole di Donna Anna, ma prima di arrestare Don Giovanni,
decide di andarla a consolare (Dalla sua pace).
Don Giovanni, per sedurre Zerlina, ordina a Leporello di
organizzare una grande festa in onore del matrimonio (Fin
ch' han dal vino). Partiti, Zerlina cerca di farsi perdonare
da Masetto (Batti, batti oh bel Masetto), ma nel frattempo
arriva Don Giovanni che li invita al ballo insieme agli
alrti paesani (Presto presto pria ch'ei venga). Prima della
festa, Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira vogliono
andare mascherati al matrimonio che Don Giovanni ha
organizzato per arrestarlo. Don Giovanni ordina a Leporello
di invitarle, senza sapere la loro intenzioni (Bisogna aver
coraggio). Arrivano contadini e contadine in festa e
iniziano a scherzare e ballare. Il cavaliere balla con
Zerlina e la conduce in disparte per farla sua, mentre
Leporello intrattiene ancora Masetto. Ma la giovane grida
fuori scena e tutti vengono in suo soccorso. Don Giovanni
dapprima cerca di accusare della tentata violenza l'
innocente Leporello, ma Donna Elvira, Donna Anna e Don
Ottavio, gettate le maschere, lo accusano apertamente e
cercano di arrestarlo insieme a Masetto, Zerlina e agli
altri paesani. Don Giovanni e Leporello, però, riescono a
fuggire (finale "Presto presto, pria ch'ei venga").
Atto II
Sera, di fronte alla casa di Donna Elvira. Don Giovanni e il
suo servo Leporello discutono animatamente (Eh via,
Buffone). Inizialmente quest'ultimo, dopo le accuse
rivoltegli ingiustamente, vorrebbe prendere le distanze dal
suo padrone, ma questi, offrendogli del denaro, lo convince
a tornare al suo servizio attuando una nuova conquista:
scambiare con lui gli abiti in modo che mentre Leporello
distrae Donna Elvira, egli possa corteggiare impunemente la
di lei cameriera. Donna Elvira, affacciatasi alla finestra
(Ah, taci ingiusto core), cade nel tranello e si illude che
Don Giovanni si sia pentito e ravveduto.
Dopo che Donna Elvira e Leporello travestito si sono
allontanati, Don Giovanni intona una serenata sotto la
finestra della cameriera (Deh vieni alla finestra).
Sopraggiunge Masetto in compagnia di contadini e contadine
armati in cerca di Don Giovanni per ucciderlo. Protetto dal
suo travestimento, Don Giovanni riesce a far allontanare
tutti gli altri tranne Masetto (Metà di voi quà vadano):
rimasto solo con il giovane e con l'inganno privato delle
sue armi, Don Giovanni lo prende a botte e si allontana.
Zerlina, di lì passante, soccorre il marito che quando le
rivela l' accaduto, decidono di catturare non solo Don
Giovanni ma anche Leporello dato che Masetto crede di esser
stato picchiato da lui (Vedrai carino).
Nel frattempo, Leporello travestito non sa più come
comportarsi con Donna Elvira che lo incalza e vorrebbe
fuggire senza dare nell' occhio: trovata un uscita,
Leporello decise quindi di scappare, ma arrivano anche Donna
Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto accompagnati da srevi,
contadini e contadine, che, credendolo Don Giovanni, si
fanno avanti per catturarlo e ucciderlo, ma Leporello rivela
la sua vera identità (Sola sola in buio loco). La cosa però
non cambia, Zerlina lo accusa di aver picchiato Masetto,
Donna Elvira lo accusa di averla ingannata e Don Ottavio e
Donna Anna lo accusano di tradimento, quindi lo vogliono
uccidere ugualmente ma Leporello spiega a Masetto e a
Zerlina di non sapere nulla, dato che è da un' ora he gira
con Donna Elvira e spiega a Donna Anna e a Don Ottavio che
non ha colpa di tradimento verso di loro, poi fugge (Ah,
pietà signori miei). Don Ottavio è sempre più deciso ad
assicurare Don Giovanni alla giustizia e parte per vendicare
gli amici (Il mio tesoro). Mentre Masetto cerca Don
Giovanni, Zerlina raggiunge Leporello e cerca di ucciderlo
perchè non crede alle sue parole, ma con l' inganno
Leporello riesce a fuggire nuovamente (Per queste tue
manine). Zerlina, insieme a Donna Elvira, cercano di
inseguirlo ma sopraggiunge Masetto che spiega che Leporello
è innocente perché ha visto Don Giovanni con gli abiti del
servo, poi partono. Donna Elvira, rimasta da sola, dà sfogo
a tutta la sua amarezza e rabbia ai suoi sentimenti
contrastanti, divisi fra l'amore per Don Giovanni e il
desiderio di vendetta nei suoi confronti (In quali
eccessi-Mi tradì quell' alma ingrata).
È notte fonda, verso le due. Don Giovanni si è rifugiato nel
cimitero e attende Leporello. Questi arriva e racconta al
padrone ciò che gli è capitato dicendo che avrebbe fatto
meglio ad andarsene invece di accettare la sua offerta di
soldi: Don Giovanni reagisce ridendo di gusto all' accaduto
del suo servo, ma all'improvviso si ode una voce minacciosa:
"Di rider finirai pria dell'aurora". Stupìti, si guardano
intorno per vedere di chi fosse quella voce tenebrosa, ma la
si sente ancora dicendo "Ribaldo, audace, lascia ai morti la
pace". È la statua funebre del Commendatore a parlare.
Leporello è tremante nascosto sotto una panchina, ma Don
Giovanni non ne è per nulla intimorito, anzi, ordina
beffardo a Leporello, terrorizzato, di invitarla a cena (Oh
statua gentilissima): la statua accetta rispondendo
terribilmente "Sì".
Palazzo del Commendatore, notte. Don Ottavio chiede se Donna
Anna è decisa a sposarlo. Donna Anna dice che lo ama
moltissimo ma è addoloratissima per la perdita del padre,
quindi dice che potrà sposarlo solo se arresteranno il
colpevole di questo atroce delitto ossia Don Giovanni (Non
mi dir). Don Ottavio non può fare a meno di darle ragione:
Don Ottavio e i suoi amici vendicheranno il Commendatore, ma
nessuno di loro sa che Don Giovanni lo ha invitato a cena
nel suo palazzo.
Max Slevogt: Don Giovanni Nel palazzo di Don Giovanni, tutto
è pronto per la cena: la cena pronta, i musicisti a posto
ecc... Quindi Don Giovanni si siede a mangiare (Già la mensa
è preparata). Il licenzioso cavaliere si intrattiene
ascoltando brani delle opere: Una cosa rara di Vicente
Martín y Soler, Fra i due litiganti il terzo gode di
Giuseppe Sarti e in fine in una spiritosa autocitazione, Le
nozze di Figaro dello stesso Mozart. Giunge all'improvviso
Donna Elvira, che implora ancora una volta a Don Giovanni di
pentirsi, ma questi si prende gioco di lei e la caccia via.
La donna esce di scena, ma la si sente gridare terrorizzata.
Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere cosa stia
accadendo là fuori e si sente un altro grido e questa volta
è Leporello che torna pallidissimo e tremante: alla porta
c'è la statua del Commendatore. Lo stesso Don Giovanni,
allora, si reca ad accoglierla, a testa alta e Leporello si
nasconde sotto al tavolo (Ultima prova dell' amor mio).
Entra quindi la statua del Commendatore vedendo Don Giovanni
stupìto e Leporello tremante che cerca di scappare con Don
Giovanni, ma egli rifiuta. Il "convitato di pietra" vuole
ricambiare l'invito, e propone a Don Giovanni di recarsi a
cena da lui, porgendogli la mano. Impavido e spericolato,
Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: pur
prigioniero di quella morsa letale, rifiuta fino all'ultimo
di pentirsi. Il Commendatore, molto arrabbiato, scompare in
mezzo a nubi di foschia, improvvisamente compare fuoco da
diverse parti e si sente un gran terremoto; sono Demoni e
Diavoli che stanno richiamando Don Giovanni all' inferno,
cerca di sfuggire ai mostri ma il loro potere è troppo forte
e Don Giovanni viene quindi inghiottito dalle fiamme
dell'inferno (Don Giovanni a cenar teco). Giungono gli altri
personaggi con servi, contadini e contadine pronti ad
arrestare Don Giovanni. Leporello riferisce l'orribile scena
appena accaduta: dato che il Cielo ha punito
l'incorreggibile libertino, Don Ottavio chiede a Donna Anna
se questa volta è disposta a sposarlo ma il suo cuore si
deve ancora sfogare. Masetto e Zerlina vanno a cena insieme
con gli amici, Donna Elvira si ritira in convento e
Leporello va a cercare un padrone più buono. Finalmente il
dissoluto è stato punito (Ah, dov' è il perfido).
WOLFGANG AMADEUS MOZART