Fu
leggendo la straordinaria traduzione francese di Gérard de
Nerval che nacque in un Gounod ventenne il primo desiderio
di musicare Faust. Vinto il Prix de Rome nel 1839, non mancò
di portare con sé, durante il soggiorno a Villa Medici, il
poema goethiano. "Il Faust non mi abbandonava un solo
istante, lo portavo sempre con me ed abbozzavo qua e là
qualche motivo per servirmene il giorno in cui mi fossi
deciso a scrivere l'opera", troviamo scritto nella sua
autobiografia. Una gita a Capri fa scaturire, durante una
passeggiata notturna sugli scogli, le prime suggestioni
musicali della notte di Valpurga. Il Dies irae di un Requiem
del 1842 contiene invece il tema dell'agonia di Margherita.
Sono anni che vedono il progressivo arricchirsi del
laboratorio faustiano di Gounod.

Jules Barbier, nell'adattare il libretto alle esigenze di
Gounod, compie una serie di scelte che fanno perdere al
testo ricchezza e profondità, assicurandogli però una grande
efficacia scenica. Ecco quindi l'attenzione concentrata
sulla vicenda amorosa di Faust e Margherita, come già nel
dramma di Carré; eliminate le presenze sovrannaturali, con
l'eccezione di Mefistofele; sintetizzate le scene alle porte
della città, nella cantina di Auerbach e nella strada dove
Faust incontra Margherita, in un quadro unico: la Kermesse.
Stessa sorte per la stanza di Margherita e il giardino di
Marta; creato di bel nuovo il personaggio di Siebel;
semplificata la formidabile complessità della figura
faustiana ai minimi termini di un anelito sentimentale
diffuso e generico. Volendo inserire nell'atto terzo la
chanson du Roi de thulé contenuta nel Faust et Marguerite di
Carré, Barbier chiede ed ottiene da questi il permesso;
basta ciò, in aggiunta al testo scritto per la chanson du
veau d'or di Mefistofele, per accreditare Carré quale
coautore di un libretto opera in pratica tutta dell'amico.
LA TRAMA
ATTO I
Chiuso nel suo laboratorio il vecchio dottor Faust si
interroga sulla vanità delle sue ricerche. Si odono
dall'esterno canti che salutano la primavera e la
resurrezione. L'eco gioiosa di tali voci getta Faust nella
disperazione. Deciso a suicidarsi, invoca in un sussulto
blasfemo il demonio. Appare Mefistofele che gli offre
fortuna, gloria e potenza. Gli doni piuttosto la giovinezza,
replica Faust: essa è un tesoro che contiene ogni cosa. Una
piccola formalità e avrà ciò che chiede, risponde
Mefistofele; si tratta di cedere l'anima per l'eternità.
Davanti all'esitazione di Faust, Mefistofele fa apparire
l'immagine meravigliosa di Margherita. Detto fatto, il
vecchio dottore firma il patto e viene trasformato in un
giovane elegantissimo pronto ai piaceri della vita.
ATTO II
È la Kermesse, un brulicare di popolo vociante. Valentino,
in procinto di partire per la guerra, affida la sorella
Margherita alle cure dell'amico Siebel; per se stesso non
teme, sarà
protetto dalla medaglia sacra che Margherita gli ha donato.
Si unisce quindi ai compagni d'arme: ci sarà qualcuno che
vorrà intonare una canzone lieta per scacciare la tristezza?
Si offre Wagner ma è interrotto dall'arrivo di Mefistofele.
Sarà il nuovo arrivato a cantare. Applaudito come cantante,
Mefistofele si esibisce quindi come indovino: predice a
Wagner la morte in battaglia, a Valentino la stessa sorte in
duello, a Siebel che non potrà più toccare fiori senza che
appassiscano. Alza quindi un brindisi "alla salute di
Margherita". È veramente troppo per Valentino: estrae la
spada ma gli si spezza in due. Che sia un sortilegio
satanico? Meglio scacciare lo stregone con le spade messe a
forma di croce.
Mefistofele si allontana imbattendosi in Faust. È tempo che
gli faccia incontrare Margherita, lo rimprovera il dottore.
Solo un momento e la vedrà, ribatte Mefistofele. Ecco
infatti la ragazza uscire dalla chiesa, mentre si scatena un
valzer vorticoso. Mentre Mefistofele allontana Siebel, Faust
può avvicinare Margherita che, con garbo respinge le
profferte amorose del cavaliere. A Faust, sempre più
innamorato, Mefistofele promette il proprio aiuto.
ATTO III
Un giardino sul retro della casa di Margherita, al
crepuscolo.
Giunge Siebel che coglie fiori per Margherita. Non fa a
tempo a toccarli, però, che avvizziscono. Bagna allora la
mano con l'acqua benedetta e il sortilegio svanisce.
Raggiante, depone i fiori sulla soglia, mentre entrano Faust
e Mefistofele. Faust è rapito dall'incanto del luogo,
vorrebbe fuggire ma Mefistofele lo richiama all'ordine e
depone un cofanetto di gioielli di fianco ai fiori di
Siebel. Ecco giungere Margherita, assorta nell'immagine del
giovane incontrato la mattina; si pone all'arcolaio e canta
la ballata del re di Thulé. D'un tratto si accorge dei fiori
e del cofanetto, e non resiste alla tentazione di indossare
i gioielli. Entra la vecchia Marta. Tutto quello che vede le
sembra il dono di un ricco innamorato e se ne compiace con
Margherita. Si fanno avanti Faust e Mefistofele.
Quest'ultimo annuncia a Marta la morte del marito ed inizia,
subito dopo, a corteggiarla. La vecchia si consola in fretta
della vedovanza e passeggia compiacente con Mefistofele.
Faust può così stringere d'assedio Margherita, che questa
volta lo ricambia; si rifugia però in casa quando la corte
diviene troppo pressante. Faust vorrebbe fuggire, felice del
momento vissuto, ma Mefistofele lo trattiene: non gli
interessa ascoltare ciò che Margherita confesserà alle
stelle? Ecco infatti la ragazza affacciarsi alla finestra e,
credendosi sola, dichiarare tutto il proprio amore. Faust
allora, travolto dalla passione, si palesa a Margherita che
gli si abbandona fra le braccia tra le risate sardoniche di
Mefistofele.
ATTO IV
Sedotta ed abbandonata da Faust, Margherita è sfuggita e
schernita da tutti; solo Siebel le è rimasto fedele.
Intenzionata a cercare conforto in Dio entra in una chiesa
ma è tormentata da Mefistofele, che le ricorda il passato e
le preannuncia la dannazione. Tornano i soldati dalla
guerra; tra loro è Valentino che non tarda ad apprendere da
Siebel ciò che è successo. Entrano Faust e Mefistofele: il
primo vuol rivedere Margherita, il secondo allora, per farla
affacciare, le intona una serenata offensiva. Giunge
furibondo Valentino che sfida Faust a duello, ma è una lotta
impari; il dottore, aiutato magicamente da Mefistofele,
ferisce l'uomo che cade a terra moribondo. Mentre i due
fuggono ecco accorrere Marta,
Margherita ed un gruppo di borghesi. Prima di spirare,
Valentino maledice la sorella.
ATTO V
Mefistofele conduce Faust nel suo regno, le montagne dello
Harz. È la notte di Valpurga. Ad un cenno di Mefistofele il
paesaggio sinistro si muta in un palazzo meraviglioso: le
regine e le celebri cortigiane dell'antichità si offriranno
a Faust per ottenebrare il ricordo del passato. Ma ecco
apparirgli d'improvviso la visione di Margherita, il collo
cerchiato di sangue.
Turbato, Faust ordina a Mefistofele di condurlo da lei.
Margherita langue in prigione: presa dalla disperazione ha
ucciso il figlio avuto da Faust e deve essere giustiziata
all'alba. Giunge Faust; Margherita, fuori di sé, lo
abbraccia e rievoca il passato. Inutilmente Faust cerca di
riportarla alla ragione e convincerla a fuggire. Quando
Margherita si avvede della presenza di Mefistofele, invoca
le potenze celesti, respinge Faust e cade a terra morta.
"Dannata" grida Mefistofele, "Salvata" canta un coro
celeste, che chiude l'opera inneggiando alla resurrezione