Dalle "Memorie" scritte da Da Ponte: Lorenzo Da Ponte ci
dice di aver incontrato Mozart in casa del barone Wetzlar e
di avergli quasi subito dopo proposto una collaborazione in
campo operistico. Mozart rispose: "Lo farei volontierissimo.....
ma non sicuro che non ne avrò la permissione". Da Ponte
rassicurò il compositore: "Questo sarà mia cura". Segue la
descrizione della nascita di Figaro: "Conversando un giorno
con lui su questa materia mi chiese se potessi facilmente
ridurre a dramma la commedia di Beaumarchais, intitolata Le
Nozze di Figaro. Mi piacque assai la proposizione e glie la
promisi."

ATTO I
In una camera ancora non ammobiliata, Figaro sta prendendo
le misure per il letto, mentre la sua promessa sposa Susanna
si prova allo specchio un cappello per la festa di nozze,
prevista in quel giorno medesimo ("Cinque, dieci, venti").
Quando Susanna viene a sapere che quella è per l'appunto la
camera che il conte d'Almaviva ha loro destinato, ha un moto
improvviso di disappunto. Meravigliatissimo, Figaro le
spiega, invece, i vantaggiì d'esser a due passi dalle camere
dell'aristocratica coppia ("Se a caso Madama"). Susanna
spiega allora al fidanzato quale sia il rischio cui stanno
andando incontro: il conte, stanco ormai delle grazie della
consorte, ha preso a far la corte proprio a Susanna e tenta,
con l'aiuto di Basilio che gli fa da mezzano, di recuperare
in segreto quello ius primae noctis al quale magnanimamente
ha rinunciato con illuminato senso di giustizia. La scelta
di quella camera sembra allora opportunissima ai progetti
del conte, che cercherà in ogni modo di differire le nozze,
onde goder per primo delle grazie virginali della sposina.
Suona il campanello e Susanna deve correre al servizio.
Rimasto solo, Figaro medita sul da farsi e promette di dar
battaglia al conte con tutta la sua arguzia (cavatina "Se
vuol ballare, signor contino").
Uscito Figaro, entra in scena la vecchia Marcellina,
governante a palazzo: è in compagnia del dottor Bartolo al
quale espone le sue rivendicazioni di nozze nei confronti di
Figaro.
Costui le ha infatti firmato, in cambio di denaro, una
cambiale di matrimonio, ed ella pretende ora di effettuare
il contratto rivolgendosi al conte per avere giustizia.
Bartolo la rassicura e si offre di farle da avvocato: avrà
infatti il massimo gusto nel vendicarsi di Figaro ("La
vendetta, oh, la vendetta"). Rimasta sola, Marcellina
s'imbatte proprio in Susanna e la provoca a distanza. Fra le
due nasce un comicissimo scambio d'insinuazioni, ma
Marcellina, stizzita, è costretta infine ad abbandonare la
stanza ("Via resti servita, Madama brillante"). Entra quindi
in scena, agitatissimo, il paggio Cherubino, che si sfoga
con Susanna perché il conte ha deliberato di cacciarlo dal
castello, avendolo sorpreso in atteggiamento inequivocabile
con Barbarina, cugina di Figaro. Preso in giro da Susanna
per le sue follie d'adolescente sempre a caccia di fanciulle,
Cherubino confessa il suo smarrimento di fronte al
sentimento d'amore ("Non so più cosa son, cosa faccio"). Si
sente rumore fuori dall'uscio e Cherubino, udendo la voce
del conte, si nasconde dietro un seggiolone per non esser
sorpreso in confidenza con Susanna. Entra quindi il conte
che, ignaro della presenza del paggio, rinnova a Susanna le
sue profferte d'amore, chiedendole un appuntamento in
giardino. Si ode ancora fuori dalla porta la voce di Basilio,
ed è allora il conte a rimpiattarsi dietro il seggiolone,
mentre Cherubino scivola dal lato opposto e vi si pone sopra,
coperto da un lenzuolo. Agitatissima, Susanna deve ascoltare
le raccomandazioni di Basilio, che la invita a cedere al
conte, rimproverandola di dar troppo spago al giovane paggio,
che peraltro si sarebbe fatto troppo notare nelle sue
attenzioni addirittura verso la contessa. Infuriato per la
maligna insinuazione, il conte si alza dal suo nascondiglio
e promette un'immediata punizione per Cherubino, invano
difeso da Susanna. Il conte racconta allora di come proprio
il giorno prima abbia sorpreso il paggio sotto un tavolo in
casa di Barbarina: nel mimare la scena dello scoprimento,
solleva distrattamente il lenzuolo dal seggiolone, e si
trova così davanti, ancora una volta, lo spaurito Cherubino.
Il conte poi è costretto a trattenere la propria ira perché
in quel mentre giunge Figaro con una brigata di paesani a
pregarlo di porre il velo candido sul capo della sposina,
simbolo della sua rinunzia all'ingrato diritto feudale. La
provocazione viene incassata da Almaviva, che però ordina
segretamente a Basilio di rintracciare Marcellina al fine di
sbloccare le nozze. Quindi, implorato da Figaro e Susanna di
perdonare il paggio, il conte muta l'espulsione dal castello
in una promozione militare, o lo nomina ufficiale. Figaro si
congeda allora da Cherubino canzonandolo: è finita la sua
vita di cicisbeo, comincia la dura carriera di soldato ("Non
più andrai, farfallone amoroso").
ATTO II
Sola nella sua camera da letto, la contessa lamenta la sua
condizione di sposa negletta ("Porgi amor"). Entra Susanna e
le racconta dei tentativi di seduzione del conte nei suoi
confronti. Giunto nella stanza, Figaro comincia ad ordire la
trama di smascherare il padrone: decide insieme alle due
donne di inviare al conte un biglietto anonimo che lo faccia
ingelosire riguardo alla contessa, e nel contempo di inviare
nottetempo Cherubino travestito da donna in giardino
all'appuntamento che Susanna avrà dato al conte, onde la
contessa possa sorprendere il marito infedele davanti a
tutti. Figaro invia quindi nella camera Cherubino, non
ancora partito per Siviglia, in modo che provi gli abiti
femminili. Coperto di rossore, il paggio viene poi obbligato
dalla contessa a cantarle la canzonetta che ha scritto ("Voi
che sapete"), e quindi Susanna comincia a vestirlo, notando
fra l'altro la premura con cui era stato redatto il suo
brevetto d'ufficiale, al quale manca il necessario sigillo.
Mentre la cameriera è andata a prendere un nastro in una
camera contigua, il conte bussa alla porta, gettando la
contessa e Cherubino nella più grande agitazione. Cherubino
si rifugia allora nel guardaroba, chiudendovisi a chiave. La
contessa apre al marito, visibilmente
imbarazzata, e mentre cerca di giustificare la chiusura
della porta, si ode dal guardaroba uno strepito d'oggetti
caduti. Il conte, già allarmato per il biglietto anonimo
ricevuto, s'insospettisce sempre di più, e la moglie è
costretta allora a mentire dicendogli che in guardaroba c'è
Susanna che sta provandosi l'abito di nozze (terzetto
"Susanna, or via sortite").
Costei è nel frattempo rientrata nella stanza ed osserva
lasciva nascosta dietro il letto. Il conte decide di
sfondare la porta ed invita allora la consorte a uscire con
lui per prendere gli attrezzi necessari. Rimasta sola e
chiusa in stanza, Susanna bussa al guardaroba, donde esce
Cherubino spaventatissimo. Non c'è per lui altra via di
scampo che gettarsi dalla finestra in giardino, mentre
Susanna prenderà il suo posto nel guardaroba. Rientra il
conte, e la moglie decide di svelargli l'arcano: nel
guardaroba non c'è Susanna, ma il paggio seminudo, là
convocato per una burla innocente. L'ira del conte perde
allora ogni controllo, tanto che questi s'avventa alla porta
del guardaroba per uccidere il paggio ("Esci ormai,
garzon malnato"). Invece, con sbigottimento d'entrambi,
dallo stanzino ecco uscire Susanna. Il conte chiede perdono
alla sposa per i sospetti manifestati e le parole grosse che
sono corse, e tenera di cuore, oltre che non poco sollevata,
la contessa lo perdona. Giunge però Figaro, che chiama tutti
alla festa. Il conte gli sottopone allora il biglietto
anonimo, che le due donne gli hanno rivelato esser stato
scritto dal cameriere. Figaro prima nega, poi deve
arrendersi all'evidenza e confessa. Le sorprese non sono
finite: sul più bello entra il giardiniere Antonio con un
vaso di garofani in pezzi, denunciando la mala creanza di
qualcuno che si è buttato dalla finestra sui suoi fiori.
Tutta l'architettura d'imbrogli e menzogne sta per crollare:
Figaro si autoaccusa allora d'esser saltato egli stesso per
paura del conte, e Antonio fa allora per dargli un foglio
caduto al saltare, ma il conte lo intercetta e chiede a
Figaro cosa sia quel pezzo di carta che ha perduto. Figaro,
disperato, cerca di inventarsi qualcosa: gli vengono in
soccorso le due donne, che riconoscono in quel foglio il
brevetto d'ufficiale di Cherubino. Il conte chiede allora
perché proprio Figaro ne sia stato in possesso, e di nuovo
Susanna e la contessa lo traggono d'imbarazzo suggerendogli
che il paggio glielo avrebbe dato perché mancante
dell'indispensabile sigillo. Scornato per l'ennesima volta,
il conte si vede infine assistito dalla sorte: entrano
infatti Marcellina, Bartolo e Basilio a reclamare giustizia
per la vecchia governante, che pretende, cambiale alla mano,
di sposare Figaro. Il conte gongola soddisfatto e promette
una sentenza che lo compensi degli imbrogli subiti.
ATTO III
Nella sala preparata per la festa nuziale di Figaro e
Susanna, il conte medita sugli avvenimenti cui ha assistito,
senza riuscire a trovarne il bandolo. Entra Susanna che,
d'accordo con la contessa, ma ad insaputa di Figaro, dà un
appuntamento al conte per quella sera, riaccendendo le sue
voglie ("Crudel! Perché finora farmi languir così?"). In
realtà, la contessa ha
deliberato di recarsi ella stessa all'appuntamento, con gli
abiti di Susanna. Uscendo dalla stanza, Susanna incontra
Figaro e l'avverte che ha già vinto la causa con Marcellina.
Il conte coglie però quest'ultima frase, e giura di
vendicarsi ("Vedrò mentr'io sospiro"). Segue quindi la scena
del giudizio, nella quale il magistrato Don Curzio intima a
Figaro di pagare Marcellina o di sposarla. Figaro tenta
allora in exremis di bloccare la sentenza adducendo
l'assenza dei suoi genitori per il consenso. Racconta
d'esser stato raccolto infante abbandonato, ma d'essere di
nascita illustre come testimoniano i panni ricamati trovarti
nella culla e soprattutto il tatuaggio impresso al braccio
destro. Marcellina a quel punto trasalisce e riconosce in
Figaro il suo Raffaello, figlio avuto in segreto da Don
Bartolo e qui esposto. Nello sbigottimento generale, Don
Curzio sentenzia che il matrimonio non può aver luogo,
mentre il conte abbandona la scena scornato per l'ennesima
volta (sestetto "Riconosci in questo amplesso").
Sopraggiunge Susanna, pronta a pagare Marcellina con la dote
ricevuta dalla contessa, ma con sua gran meraviglia vede
Figaro abbracciato teneramente alla vecchia. La promessa
sposa ha un moto d'ira e schiaffeggia Figaro, ma Marcellina
l'informa dei nuovi sviluppi e dell'insperato riconoscimento.
Anch'ella e Bartolo decidono di regolarizzare l'unione, e di
rendere così doppia la festa di nozze. Frattanto, Cherubino
non è ancora partito per il suo reggimento e viene condotto
da Barbarina a travestirsi da donna per confondersi con le
altre contadine. La contessa, sola in attesa di notizie da
Susanna, rievoca le dolcezze perdute del suo matrimonio e
spera di riconquistare il cuore del marito ("Dove sono i bei
momenti"). Raggiunta poi da Susanna, le detta un biglietto
da consegnare al conte durante la festa, nel quale si
conferma il luogo dell'appuntamento per quella sera (duettino
"Che soave zeffiretto"); inoltre, fa scrivere a Susanna sul
rovescio del foglio di restituire la spilla che servirà di
sigillo, in segno d'accettazione. Arrivano le ragazze del
contado, e fra queste c'è anche Cherubino travestito. In
breve, però costui viene smascherato da Antonio che lo
denuncia al conte. Figaro arriva per chiamare tutti alla
cerimonia e si scontra col conte, che può finalmente
accusarlo per tutte le menzogne inventate in camera della
contessa. La tensione è al massimo, ma è tempo di celebrare
le nozze: entra il corteo dei doppi sposi, al quale segue la
danza del fandango.
Durante questa, Susanna lascia scivolare in mano al conte il
biglietto. Costui si punge con la spilla e poi si mette a
cercarla goffamente per terra. Figaro lo scorge, e crede che
sia un biglietto amoroso di qualche contadina. Ritrovato il
sigillo, il conte congeda tutti i presenti e li invita alla
grande cena di quella sera.
ATTO IV
Di notte, nel giardino del castello, Barbarina cerca la
spilla che il conte le ha dato da recare a Susanna ("L'ho
perduta"). Si incontra con Figaro, e dalle sue labbra viene
così a sapere che la mittente del biglietto altri non era
che la sua sposa. Annientato dalla gelosia, chiede conforto
alla madre Marcellina, che cerca di placarne i bollenti
spiriti ("Il capro e la capretta"); Figaro tuttavia
s'allontana per organizzare lo scoprimento dei due
fedifraghi. Basilio e Bartolo, convocati da Figaro,
riflettono sui pericoli di scontrarsi coi potenti. Rimasto
solo, Figaro si lascia andare a considerazioni amare sul suo
stato di marito tradito nel giorno stesso delle nozze ed
accusa d'essere la rovina dell'umanità ("Aprite un po'
quegli occhi"). Giunge in giardino Susanna con la contessa,
e comincia la recita degli inganni. Fingendo di restar sola
"A prendere il fresco", Susanna eccita la gelosia di Figaro
("Deh vieni non tardar"). In realtà, è la contessa che si
appresta a ricevere le avances del conte, ma mentre lo sta
aspettando sopraggiunge Cherubino, che scorgendo colei che
egli crede esser Susanna decide di importunarla a sua volta
con piccanti proposte ("Pian pianin le andrò più presso").
Figaro osserva tutto nascosto dietro una siepe e commenta
velenosamente, senza accorgersi che anche Susanna è lì a due
passi in sentinella. Arriva il conte, che s'adira nel vedere
il suo oggetto di desiderio in compagnia d'un altro uomo.
Tira allora un ceffone a Cherubino, ma questi si scosta ed è
Figaro a buscarsi la sberla. Rimasto finalmente solo con la
finta Susanna, il conte le regala un brillante e l'invita ad
appartarsi con lui in un luogo buio. Figaro non si regge più
e passa facendo baccano: la contessa allora si ritira in un
padiglione a destra, mentre il conte perlustra il giardino
per non trovarsi tra i piedi ulteriori scocciatori.
Amareggiato, Figaro s'imbatte allora in Susanna, che è
vestita col mantello della contessa e simula la sua voce. La
sposa lo mette alla prova e offre a Figaro l'occasione di
vendicarsi seduta stante dei due consorti infedeli. Figaro
dopo poche battute l'ha riconosciuta, ma continua a stare al
gioco, finché la situazione si chiarisce e i due si
riconciliano felici. Si tratta allora di concludere la
commedia ai danni del conte: vedendolo arrivare, Figaro e
Susanna continuano perciò la loro scena di seduzione. Il
conte, furibondo, vedendo quella ch'egli crede sua moglie
corteggiata da Figaro in giardino, chiama tutti a
smascherare i due reprobi; frattanto, Susanna si nasconde
nel padiglione a sinistra. Davanti ad Antonio, Basilio e
Bartolo, il conte accusa Figaro e comincia a trar fuori dal
padiglione una vera processione di personaggi: Cherubino,
Barbarina ed infine Susanna, che tutti credono la contessa e
che si copre il volto per la vergogna. L'ira del conte è
implacabile ed oppone un diniego dopo l'altro ad ogni
supplica di perdono da parte di Figaro e della falsa
contessa. A questo punto, dall'altro padiglione esce la vera
contessa e tutti si rendono conto dell'imbroglio. Ella si
scambia il mantello con Susanna e si rivolge al marito
dicendogli: "Almeno io per loro perdono otterrò". Il conte
s'inginocchia umiliato e consapevole d'aver fatto la corte a
sua moglie. Le chiede perdono e l'ottiene, mentre tutti
commentano soddisfatti la fine di quel giorno ("Di capricci
e di follia"), ed invitano a recarsi ai festeggiamenti per
quel matrimonio tanto sospirato.
WOLFGANG AMADEUS MOZART