LE OPERE

    

BORIS GODUNOV


Dramma del poeta russo Aleksandr Sergeevič Puskin (1799-1837).

E' la maggiore opera teatrale del grande Puskin. Scritta nel ritiro di Michajlovskoe nel 1825 (colà il poeta era costretto a risiedere per ordine dello zar Nicola I, che sapeva delle sue simpatie per i decabristi), essa venne integralmente pubblicata nel 1831. In questo dramma PuSkin evoca le vicende del cosiddetto "tempo dei torbidi" che seguì la morte dello zar Ivan il Terribile, centrandosi sulla figura di Boris Godunov (1552-1605), divenuto zar nel 1598. Dovendo scrivere un dramma storico, Puskin rifiutò i modelli del teatro classicista e volle ispirarsi a Shakespeare. Trasse il materiale storico sia dalla Storia dello Stato russo del Karamzin, sia dalle antiche Cronache russe. Come sempre, Puskin si documentò ampiamente (lo stesso fece per rievocare l'epoca della rivolta di Pugačev, divenuta lo sfondo del romanzo La figlia del Capitano; lo stesso per quanto si riferisce all'epoca di Pietro il Grande, artisticamente rappresentata nel poemetto Poltava e nel Moro di Pietro il Grande). Shakespeare dette a Puskin una grande libertà dalle pastoie del classicismo e, in questo senso, l'opera può considerarsi romantica anche per la fortuna romantica del grande drammaturgo inglese. Tuttavia il senso della misura e dell'arte spinsero Puskin a scelte assai lontane dall'estremismo romantico: per questo il metodo con cui il Boris è scritto è realista nella sua essenza, con alcune strisce più spiccatamente romantiche. L'opera non è divisa in atti, ma in ventitrè quadri, introdotti ciascuno da un titolo contenente un'indicazione di luogo (come, per esempio, "Camere del Cremlino", "Piazza Rossa", "Notte: una cella nel monastero di Čudovo", "Osteria al confine lituano", "Mosca: casa di Sujskij", "Cracovia: casa di Visneveckij" ecc.), secondo un sistema tipicamente shakespeariano: da tali indicazioni si può dedurre quale sia la libertà dall'"unità di luogo" espressa nel dramma. E' possibile anche fare una divisione in tre parti: il prologo, la parte centrale, l'epilogo. Nel prologo si narrano gli eventi del 1598, come la proclamazione a zar di Boris.
Nella parte centrale si seguono gli avvenimenti del 1603: questa parte è introdotta dal monaco Pimen, il "cronista", e dalla conversazione fra Pimen e Grigorij Otrep'ev, colui che, fuggendo dal monastero si autoproclamerà figlio redivivo dello zar Ivan (il "falso Demetrio") e, con l'appoggio dei Polacchi, tenterà la scalata al trono di Mosca. Grigorij si considera il vendicatore di colui che ritiene l'usurpatore, Boris, e così dice nella scena: "Boris, Boris, tutto davanti a te trema, / nessuno osa ricordare davanti a te / il destino dell'infelice fanciullo, / e intanto un vendicatore in un'oscura cella / contro di te scrive una terribile denuncia: / e non ti salverai dal giudizio degli uomini / come non ti salverai dal giudizio di Dio". Secondo la voce popolare, diffusa del resto dai boiari, Boris avrebbe fatto sopprimere il figlio di Ivan, Demetrio, per non avere intralci nella sua ascesa verso il trono. Grigorij, proclamatosi l'erede di Ivan, e cioè affermando di essere Dmitrij, compare in Polonia, per avere aiuti, e qui si innamora di Marina Mniszek, la figlia di un magnate polacco. Il 16 ottobre 1604 l'usurpatore Dmitrij, con il principe Kurbskij e l'armata polacca, passa di nuovo il confine lituano ed entra in Moscovia. Boris organizza la difesa, ma muore, mentre il popolo, sobillato, acclama Dmitrij e vuole uccidere la zarina e lo zarevič : ma essi, come annuncia il cortigiano Mosal'skij, si sono uccisi con il veleno. Mosal'skij, dato l'annuncio, incita il popolo a gridare "Viva lo zar Dmitrij Ivanovič!", ma il popolo, turbato, tace. Fra i molteplici problemi suscitati da questa tragedia o "cronaca drammatica" è relativamente importante, dal punto di vista della verità artistica, quello, proprio della storia, se veramente Boris avesse fatto uccidere il piccolo zarevič, tesi del Karamzin e fatta propria da Puskin. Nel dramma questa tesi ha naturalmente una funzione, come l'ha la concezione del popolo. Nonostante i modi con cui Boris è divenuto zar, lodevoli sono i suoi sforzi nei confronti del popolo: tuttavia il suo vago "illuminismo" viene presto schiacciato, così come lo sarà quello del falso Demetrio. Il popolo abbatte Boris, sperando che il nuovo zar sia portatore di libertà. Ma il nuovo sovrano risulta essere un despota come gli altri, per di più succube dei Polacchi: forse qui si riflette la problematica delle vicende del popolo francese (dalla libertà al nuovo dispotismo di Napoleone). L'opera segna un momento di grande importanza nella storia del teatro nazionale russo.

Al Boris Godunov di Pukin si ispirò il musicista russo Modest PetrovičMusorgskij (1839-1881), che compose l'opera omonima (1868-1869; edizioni succesive del 1896 e 1908 rivedute e modificate da Rimskij Korsakov). L'edizione definitiva, ottenuta sulla base del testo di Musorgskij, è del 1928. L'opera musicale segue, in genere, il testo puskiano, ma con notevole libertà: molte scene sono fuse, altre spostate, nuove scene sono introdotte. La visione di Musorgskij è assai meno "classica" di quella di Puskin: l'aspetto religioso-sentimentale è più accentuato, e sottolineato, anche dall'importanza maggiore attribuita a personaggi emblematici come l'Innocente (l'Idiota) che accusa lo zar del delitto. L'opera di Musorgskij è senz'altro una delle più grandi manifestazioni musicali fra Ottocento e Novecento.

MODEST MUSSORGSKI:
Boris Godunov


PROLOGO
Quadro I
Febbraio 1598. Cortile del convento di Novodievic.
Il popolo, incitato da un ufficiale di polizia, supplica Boris di accettare la corona di zar. Il segretario della Duma, Scelkalov, annuncia che il candidato resta irremovibile e, mentre un corteo di pellegrini si reca a convento per convincerlo, la folla è convocata dalle guardie al Cremlino.
Quadro II
Primo settembre 1598. Mosca, la piazza del Cremlino.
Boris ha accettato il trono. La folla, spinta da Suiskij, acclama l'incoronazione. Ma, tra lo scampanio e gli inni, il nuovo zar è in preda a foschi presagi.

ATTO I
Quadro I
1603. Una cella del Monastero dei Miracoli Il monaco Pimen sta terminando di scrivere la cronaca del regno, mentre il novizio Grigorij si desta, sconvolto da un sogno. Egli aspira
alla gloria, alle battaglie, ed interroga il vecchio sulla morte dello zarevic. Assassinato da Boris, narra il cronista: avrebbe l'età tua e regnerebbe. Mentre Pimen e i monaci si recano alla preghiera, Grigorij invoca la giustizia divina.
Quadro II
Osteria presso il confine lituano.
L'ostessa canta una gaia canzone, quando arrivano due frati questuanti, Varlaám e Misail accompagnati da Grigorij che, fuggito dal convento, cerca di varcare il confine. I frati bevono e Varlaám, ubriaco, canta le gesta di Ivan. Irrompono i gendarmi alla ricerca di Grigorij che, dopo un vano tentativo di far arrestare Varlaám al suo posto, fugge saltando dalla finestra.
ATTO II
Gli appartamenti dello zar al Cremlino.
Ksenija, la figlia di Boris, piange la morte del fidanzato confortata dal fratello e dalla nutrice con filastrocche infantili. L'entrata di Boris interrompe il gioco. Egli è angosciato dall'insicurezza del regno e turbato dai rimorsi. Un boiaro denuncia congiure. Il principe Suiskij annuncia l'apparizione di un Pretendente che si fa passare per Dmitrij. Nel drammatico colloquio Suiskij narra la morte del fanciullo e Boris, rimasto solo, ne vede il fantasma.

ATTO III
Quadro I
1604. Una stanza nel castello di Sandomir.
L'ambiziosa Marina Mniszech si abbiglia per la festa compiaciuta della propria bellezza, ma il gesuita Rangoni la richiama al dovere: dovrà unirsi a Dmitrij per conquistare il trono moscovita e ricondurre i russi al cattolicesimo.
Quadro II
Nel parco del castello.
Dmitrij, innamorato di Marina, invoca la sua presenza e Rangoni gli promette la felicità purché egli segua i suoi consigli. Appare Marina, corteggiata dai nobili invitati. Poi, rimasta sola con lui, gioca la commedia dell'amore per spingerlo all'impresa moscovita.

ATTO IV
Quadro I
13 aprile 1605. Una sala del Cremlino.
La Duma dei boiari decreta la morte del falso Dmitrij, che preme alla frontiera. La deliberazione è interrotta da Suiskij, che annuncia il turbamento dello zar, e dello stesso Boris che fa il suo ingresso delirando. Poi si ricompone per ricevere un monaco depositario di un grande segreto. È Pimen, che narra il miracolo di un pastore cieco che ha riacquistato la vista pregando sulla tomba dello zarevic. Boris, distrutto dall'emozione, muore dopo aver dato gli ultimi consigli a Fedor, additandolo come successore ai boiari.
Quadro II
Una radura nella foresta di Kromij.
I contadini insorti scherniscono un boiaro catturato ed incitati da Varlaám e Misail, trasformatisi in feroci sgherri, si accaniscono contro i gesuiti inviati da Dmitrij, mentre i bambini rubano all'Innocente la copeca ricevuta in elemosina. Compare Dmitrij che, proclamandosi zar, promette giustizia ai perseguitati da Godunov, accoglie il boiaro immediatamente passato dalla sua parte e si avvia a Mosca, tra le acclamazioni del popolo, mentre l'Innocente piange sulla sorte della Russia.

Citazione:

Il confine lituano (16 ottobre 1604)
Il monaco Grigorij Otrep'ev, che si proclama erede al trono della Moscovia e afferma di essere il figlio di Ivan il Terribile, che era stato ucciso bambino, ritorna in Russia con l'aiuto dei fuorusciti e dei Polacchi e si appresta a dar battaglia allo zar Boris.
Kurbskij (arrivando a galoppo per il primo) Eccola, eccola, la frontiera russa! Santa Rus', o patria! Io sono tuo! Con disprezzo scuoto via la polvere della terra straniera dai miei abiti - bevo avidamente la nuova aria! Essa mi è familiare! ... adesso la tua anima, o padre mio, si rallegrerà, e nella tomba le tue ossa di esiliato esulteranno! Ha lampeggiato di nuovo la nostra spada avita, la gloriosa spada, minaccia dell'oscura Kazàn'. La buona spada, serva degli zar moscoviti! Nel suo convito adesso essa si inebria per il sovrano ch'è la sua speranza!
L'usurpatore (cavalca piano con la testa bassa) Com'è felice! Come la sua anima pura in lui s'è esaltata di gioia e di gloria! Oh, cavaliere eroico! io t'invidio. Figlio di Kurbskij, educato in silenzio, obliate le offese sopportate dal padre, riscattando la colpa oltre la tomba - a versare il tuo sangue per il figlio di Ivàn ti prepari, e il legittimo zar restituisci alla patria... hai ragione, la tua anima deve ardere di gioia.
Kurbskij E che forse non ti rallegri anche tu nel tuo animo? Ecco la nostra Rus': essa è tua, zarévič. Là ti aspettano i cuori delle tue genti; la tua Mosca, il tuo Cremlino, il tuo regno.
L'usurpatore Sangue russo, o Kurbskij, scorrerà. Voi per lo zar avete sguainato la spada, siete puri. Ed io vi porto contro i fratelli, io ho chiamato la Lituania contro la Russia, io mostro ai nemici la via sacra per la bella Mosca. Ma che il mio peccato non ricada su di me, ma su di te, Boris regicida! Avanti!
Kurbskij Avanti! E guai a Godunov! (Partono al galoppo. I reggimenti attraversano la frontiera)

da: Boris Godunov di A. S. Puaškin - trad. di E. Lo Gatto - Milano, Mursia, 1960.



Aleksandr Sergeevic Puskin


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