LE OPERE

    

Ruslan e Ljudmila


Poema dello scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puskin (1799-1837).



Iniziato probabilmente negli anni del liceo, fu pubblicato nel 1820. Suscitò un grande scalpore, molti critici vi vollero vedere una specie di "manifesto" del romanticismo, altri lo respinsero, come opera troppo ardita: i conservatori, difatti, furono indignati per la violazione delle "regole" poetiche. Del resto anche i karamzinisti e lo stesso Karamzin ebbero modo di fare delle critiche severe; Karamzin definì il poema privo di interesse. Altri criticarono l'assenza di un piano, l'insufficiente caratterizzazione dei personaggi e così via. A parte le polemiche, spesso di carattere contingente, va subito osservato che il poema, pur con le sue ingenuità, è importante per il suo carattere innovatore nell'ambito della tecnica del verso, della composizione e dello stile. I romantici vollero vedervi l'ispirazione popolare, quella delle "fiabe russe". In realtà, la struttura di quest'opera ricorda più il poema cavalleresco occidentale, che non la fiaba russa o l'epos russo (da cui, senza dubbio, molti episodi sono per altro tratti). Nel poema è stata avvertita l'influenza dell'Ariosto, conosciuto probabilmente in traduzione francese dal giovane poeta. Un mago gobbo rapisce la bella Ljudmila la sera stessa delle sue nozze con il principe Ruslan. Questi parte per liberare la sposa. Con lui partono tre suoi rivali, spinti dal desiderio di rapire per sè la bella fanciulla, figlia del gran principe Vladimir Bel Sole: sono Rogdaj, ardito guerriero, Farlàf, arrogante ciarlone, primo nei banchetti, ultimo in battaglia, e Ràtmir, il khan dei khazari. Per un giorno i quattro guerrieri cavalcano insieme; poi si separano e ciascuno va per la sua strada. Ruslan s'imbatte in un vecchio mago dal volto sereno che gli rivela che Ljudmila è stata rapita da Cernomor, un malvagio stregone gobbo, padrone delle montagne del Nord. Intanto Cernomor ha portato Ljudmila nel suo palazzo incantato, fra magici splendidi giardini, e propone alla fanciulla di sposarlo: ma Ljudmila, disperata, si oppone. Per sua fortuna si mette, per caso, il berretto del ridicolo mago (che intanto aveva stretto alleanza con la strega Naina per eliminare Ruslan) e scopre che, calzandosi il berretto alla rovescia, si diventa invisibili. Ruslan, nel frattempo, continua il suo cammino verso il palazzo del nano stregone e gli capitano varie avventure: fra queste, l'incontro con una mostruosa testa di gigante, piantata nella steppa, che cerca di spazzar via il principe a soffi, e lo schernisce pure, mostrandogli la terribile lingua. Ruslan prontamente trafigge la lingua con la lancia; mentre sta per tagliarle anche le orecchie, la testa sospira e, chiedendo pietà al guerriero, gli narra la sua storia: causa delle sue disgrazie era stato Cernomor, il suo fratello minore il quale, nato nano e con la barba, odiava i giovani e aitanti guerrieri: così con un atroce inganno tagliò la testa a lui, suo fratello, con una spada magica, che ora la stessa testa custodiva. La testa, in cui sopravviveva lo spirito vitale del giovane, dice a Ruslan di prendere la spada magica e di fare giustizia del malvagio nano, la cui forza stava nella barba. Così avviene: Ruslan arriva al castello, afferra il nano per la barba (il nano resiste, e vola per due giorni, con Ruslan attaccato alla sua barba), finchè si arrende: Ruslan gli taglia la barba e ritorna con la sua bella. Purtroppo cade in un inganno tesogli da Farlàf. Ma tutto termina felicemente e il poema (in sei canti, con un epilogo) si conclude con una gran festa nel palazzo del principe Vladimir.

MIKHAIL IVANOVIC GLINKA

Kukol'nik collaborò con Glinka alla stesura definitiva del libretto della sua nuova opera, Ruslan e Ljudmilla, tratta dall'omonimo poema di Puskin, che il musicista aveva progettato di comporre subito dopo l'Ivan Susanin, quando Puskin era ancora in vita e si era anzi impegnato a stendere il testo per la riduzione teatrale. In realtà la traduzione libera artistica del tragicomico poema puskiniano, largamente ispirato all'epopea umanistica dell'Ariosto, ebbe un faticoso andamento, passando dalle mani di un certo Bachturin a quelle di un certo V. F. Sirkov, prima che Kukol'nik intervenisse e quando la composizione musicale era già in fase avanzata.

LA TRAMA

ATTO I
Nella città di Kiev, in età precristiana.
Il principe Svetozar festeggia il matrimonio della figlia Ljudmila con il guerriero Ruslan. Il cantore Bajan intona versi sulle difficoltà della vita, anche per gli sposi. Si mostrano offesi i due altri pretendenti: il vile e rozzo Farlaf, e il delicato Ratmir. Al culmine della cerimonia, calano misteriose tenebre; dopo pochi istanti Ljudmila è scomparsa. Svetozar la promette in sposa a chi la saprà ritrovare. I tre pretendenti partono alla sua ricerca.

ATTO II
Scena I
Ruslan incontra il saggio Finn, che gli rivela il nome del rapitore di Ljudmila: il mago Cernomor. Egli deve anche temere gli intrighi di Naina, la sua amata di un tempo, oggi una vecchia strega gobba, che sicuramente vorrà ostacolare la felicità di Ruslan.
Scena II
Naina promette il suo aiuto a Farlaf nell’impresa di trovare Ljudmila.
Scena III
In un campo di battaglia appare a Ruslan un’enorme testa, che gli soffia contro una tempesta. Egli la trafigge con la lancia e s’impadronisce della sua splendida spada. La testa apparteneva al corpo di un gigante, decapitato dal nano Cernomor, suo fratello.

ATTO III
Naina attira i combattenti nel suo reame incantato. Giovani fanciulle adescano i viandanti con i loro canti voluttuosi. Gorislava, la schiava-sposa abbandonata da Ratmir, raggiunge il suo uomo mentre questi è preda dell’incanto. Anche Ruslan è inizialmente accecato dalle visioni. Sta per dimenticare Ljudmila, quando appare Finn che, con la sua bacchetta magica, fa sprofondare quel regno d’illusione. I prodi devono perseverare nell’impresa.

ATTO IV
Ljudmila langue prigioniera nel castello incantato di Cernomor, che giunge con il suo sfarzoso seguito. Alcuni negretti portano su numerosi cuscini la sua lunghissima barba. Dopo le danze, giunge Ruslan. Cernomor addormenta Ljudmila e si precipita al combattimento. Il duello è favorevole a Ruslan, che taglia la barba del mago, mettendo fine al suo potere; ma il sonno di Ljudmila pare senza risveglio. Tutti partono verso sud, alla volta di Kiev.

ATTO V
Scena I
Di notte, durante il viaggio, Ruslan, Ratmir, Gorislava e Ljudmila, si apprestano al riposo. Gli schiavi annunciano che la principessa è nuovamente sparita. Sopraggiunge Finn, che dona a Ratmir l’anello magico che potrà ridestare la principessa.
Scena II
In una delle sale del principe di Kiev, Ljudmila dorme nel suo sonno incantato. È stato Farlaf a ricondurla dal padre, dopo averla rapita con l’aiuto di Naina, ma non è in grado di ridestarla. Il sonno viene interrotto solo dall’arrivo di Ruslan, Ratmir e Gorislava, che recano l’anello magico. Il popolo in festa glorifica gli dèi, la patria e la coppia, finalmente riunita.



Aleksandr Sergeevic Puskin


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