
Opera del drammaturgo e compositore tedesco Richard Wagner
(1813-1883), composta nel 1845.
L'argomento era già ampiamente noto e acquisito dall'autore
dal precedente approfondimento della saga (solo in parte
storica) di Tannhàuser, poichè la vicenda di Lohengrin,
cantata dal poeta Wolfram von Eschenbach, rientra nella
contesa poetica alla Wartburg, di cui tratta appunto il
Tannhàuser. Come personaggio, Lohengrin (le cui più antiche
dizioni sono Loherangrin e Garin le Loherain, ossia Garin il
Lorenese), detto il "cavaliere del cigno", è un eroe
leggendario del Basso Reno che risale al sec. XII: il
cavaliere, figlio di Parsifal signore di Monsalvato e
custode della sacra coppa cristiana denominata Gral o Graal
(com'egli stesso narra nel corso del poema), viene inviato
dal padre quale salvatore e protettore alla duchessa Elsa di
Bra-bante. Nel secolo XIII era già sorta in Baviera una saga
epica, che trasponeva la storia del cavaliere del cigno ai
tempi del re di Sassonia Enrico I in relazione con le guerre
tra Ungheresi e Saraceni. Per Wagner il filo diretto - che
dal Tannhàuser attraverso il Lohengrin fino ai Maestri
cantori di Norimberga costituisce un'unica, pressochè
univoca e certo esteticamente conchiusa elaborazione - è
dato dalla riscoperta di un nucleo quasi dimenticato di
saghe e azioni storiche tedesche, che va dall'alto Medioevo
fino al Cinquecento: la storia dell'evoluzione e dei fulgori
della poesia tedesca cantata e musicata, nei suoi principali
esponenti. Le fonti wagneriane, in tale reperimento, erano
state specialmente gli studi sulle saghe tedesche dei
fratelli Grimm e la lirica medio-alto-tedesca di Lohengrin
nell'edizione di Gòrres, entrambi del 1818, oltre - per lo
spirito - la filosofia di Feuerbach nel tema che traspone
l'amore cristiano (proprio come è in Wagner) nell'universale
amore umano. Secondo alcuni critici, Wagner avrebbe visto
nella vicenda di Lohengrin "un mito simile a quello di Zeus
e Semele" (W. Golther), il mito cioè del dio o essere
paradivino che lascia il proprio regno per calarsi
nell'amore umano di una donna, o meglio dell'essere
sovrumano che viene dalle onde e non appena sorge l'indagine
sul suo mistero si allontana e scompare. In tal senso, il
mito si riallaccia anche all'antica mitologia di Amore e
Psiche. Wagner stesso, del resto, in alcune sue lettere
chiaramente accenna a tutto questo: bisogna pensare che il
significato di "mito" per Wagner si riduceva essenzialmente
al puro e semplice "contenuto" umano di ogni antica favola,
sicchè è chiaro che la figura di Lohengrin si riducesse per
lui al richiamo nostalgico dall'alto verso il basso, dalle
sfere superne alle profondità umane (contaminazione
dell'idea dell'Eros platonico con quella dell'incarnazione
cristiana). Nel sec. XV, un'altra elaborazione del mito (col
titolo Lorengel) già si avviava in tal senso. Il poema
wagneriano, comunque premette alla necessità dell'intervento
di Lohengrin in favore di Elsa di Brabante la calunnia da
essa subita, e pubblicamente manifestata alla presenza della
corte e di re Enrico l'Uccellatore, da parte della coppia
aristocratica Telramondo-Ortruda. Elsa è innocente, e in
difesa dell'innocenza Parsifal invia il figlio Lohengrin
sopra un cigno. La presentazione di Lohengrin e la sua
dichiarazione di personaggio sovrumano genera il rispetto e
l'amore improvviso e ardente di Elsa, ma la diffidenza in
Telramondo e Ortruda. Quest'ultima insinua nell'animo della
giovinetta il sospetto di amare e (poichè si apprestano le
nozze) sposare uno sconosciuto: sappia almeno il suo nome,
prima delle nozze. Ma Lohengrin l'aveva proibito come unico
particolare che dovesse rimanere segreto. Qui opportunamente
s'inserisce l'interpretazione (H. Mayer) che la tragicità
della figura di Lohengrin stia nella sua solitudine: egli
rappresenta il prodigio in un mondo (Elsa) che ha bensì
nostalgia di esso, ma pretende anche costringerne le
meraviglie entro la sfera banale della vita quotidiana. Elsa
chiede a Lohengrin la sua identità, e Lohengrin in un'altra
scena pubblica si rivela pienamente, ma nel contempo si con-geda
da Elsa e da tutti. L'eroe svelato è costretto a ritornare
da dove è venuto. La rivelazione non soffre la
banalizzazione nell'ambito del quotidiano.
E' chiaro che qui Wagner ha presente l'incessante ed eterno
conflitto dell'anima poetica tedesca: conflitto tra amore
ideale e amore sensuale che, in debita trasposizione di
termini, si rispecchia anche in tutta la filosofia del
Settecento e Ottocento tedesco.
RICHARD WILHELM WAGNER