SCHOENBERG ARNOLD: Compositore austriaco (Vienna 13 IX 1874
–Bretwood Park, Los Angeles 13 VII 1951).
Moses und Aron è un'opera composta da Arnold Schoenberg tra
il 1930 ed il 1932. Lasciata incompiuta, fu rappresentata
solo nel 1957 a Zurigo. Schoenberg compose due atti e un
intermezzo. Del III atto completò il testo letterario ma non
lo musicò. Il soggetto è tratto dal II e IV libro di Mosè,
corrispondenti a l'Esodo e ai Numeri. L'opera si presume sia
stata iniziata verso il 1926, con la stesura del testo, e
musicata solo nel 1930. Schoenberg vi lavorò anche dopo il
1932, non riuscendo però a portarla a termine. Si sono avute
nel corso degli anni modifiche e diverse riedizioni. Una
prima rappresentazione della sola parte centrale dell’opera,
la danza intorno al vitello d’oro, avvenne al teatro di
Darmstadt il 29 giugno del 1951 ottenendo un successo non
indifferente da parte della critica e del pubblico. In una
forma concertistica furono poi trasmessi alla radio di
Amburgo i due atti completi il 12 marzo del 1954. La prima
assoluta ebbe luogo solamente il 15 giugno del 1957 a
Zurigo.
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STRALCIO DELLO SPARTITO
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Trama
Atto I
Mosè viene incaricato, sul Monte Sinai, di illuminare il
popolo ebraico sull'esistenza di Dio, affrancarlo dalla
schiavitù del faraone d'Egitto e guidarli, una volta liberi,
attraverso il deserto verso la terra promessa. Nel discorso
che intrattiene con l’immagine del Roveto ardente, gli viene
annunciato che incontrerà suo fratello Aronne nel deserto e
che sarà la sua voce mentre egli sarà la mente di Dio.
Nell’immediato incontro Mosè rivela ad Aronne la missione
che Dio ha disposto e che deve essere portata a compimento.
Dal loro primo incontro incominciano i contrasti sul credere
ad un Dio che non si vede, sconosciuto che in questo modo
non può incutere timore sulla persona del Faraone e che non
può essere preso in considerazione da un popolo tenuto in
schiavitù da secoli. Per incitare il popolo a seguirli,
Aronne prende la verga di Mosè ed inizia a compiere i
molteplici miracoli: fatta cadere a terra la verga si
trasforma in un attimo in un serpente e alzatala ritorna
allo stato di prima, successivamente la mano di Mosè diventa
lebbrosa per poi ritornare sana come prima. Il popolo si
entusiasma davanti a questi prodigi ed è ormai pronto per
seguire Aronne e Mosè ma un sacerdote interviene per
fermarlo; allora Aronne compie il terzo miracolo, versando a
terra da una brocca l'acqua del Nilo che al tocco diventa
sangue.
Atto II
Il popolo ebraico attende Mosè che scende con le tavole
della legge ai piedi del monte Sinai. Essendo stato senza
una guida per quaranta giorni gli ebrei si danno alla
follia, non vi sono né doveri, né diritti, vige solo
l'anarchia. Ogni tribù cerca di sopraffare l’altra usando
ogni forma di violenza. Mentre gli anziani ed Aronne stanno
discutendo su come tenere a bada il popolo, ecco che arriva
una moltitudine di persone in uno stato eccitato e violento.
Il Vitello d'oro è stato fuso con l’oro raccolto e adesso
viene adorato dalla folla che si è data a festeggiare
l’evento, ebbra di vino e di follia. Gli anziani hanno paura
e chiedono aiuto ad Aronne affinché questi la renda calma e
ragionevole. Il contrasto posto tra Mosè ed Aronne da
Schoenberg inizia ad evidenziarsi. Sovrasta a questo punto
la convinzione dell'uomo che crede a ciò che vede, alle cose
reali e così Aronne cerca di dare anche una spiegazione
sulla scomparsa di Mosè: forse egli ha avuto qualche
contrattempo, forse il Signore non ha gradito il suo
comportamento, che è stato abbandonato o addirittura
folgorato da qualche fulmine sul monte. Il popolo inizia a
portare i doni raccolti, il bestiame per la macellazione, le
merci caricate sui carri e tutto quello che può servire per
iniziare la festa. Ammazzati gli animali ne vengono gettati
i pezzi in pasto al popolo che li divora del tutto crudi. Si
dà inizio al sacrificio davanti al Vitello d'oro in
un'atmosfera pregna di crudeltà e di erotismo portati agli
estremi, con folli danze cui seguono violenti tafferugli; il
rito ben presto raggiunge l'apice e si riversa come un'onda
sui presenti eccitandone gli animi facendo emergere i lati
nascosti più atroci: alcuni vecchi presi da una pazzia
irrefrenabile si sacrificano uccidendosi per il Vitello
d'oro e così vengono sacrificate le giovani vergini e il
loro sangue, raccolto dalle altre fanciulle che partecipano
alla festa, viene versato sull’altare sacrificale. È tutto
un isterismo collettivo, chi si oppone a questa frenetica
adorazione viene a sua volta ucciso. Alla fine la gente,
spossata, cade a terra inerme e si addormenta. Ma ecco che
nella notte viene avvistato Mosè che avanza con in braccio
le Tavole della legge, adirato molto verso il suo popolo, fa
sparire il Vitello d'oro. Ognuno svegliatosi dal sonno, al
comparire di Mosè, mostra la propria paura. Accorre subito
anche Aronne ma viene rimproverato fortemente da Mosè per
aver fatto compiere tali nefandezze e adorare una statua.
Egli con calma si giustifica per quanto è accaduto, però non
riusce a convincere del tutto Mosè. Viene immediatamente
incatenato dalla folla accorsa ed accusato di avere tradito
Dio perciò deve essere ucciso per la colpa commessa. Mosè
invece ordina che Aronne venga subito liberato e che
continui a vivere. Il destino vuole che appena liberato cada
fulminato al suolo.
Qui si conclude il lavoro di Schoenberg e il suo dramma: un
unico uomo che è messo di fronte alle sue eterne scelte,
quelle del soprannaturale, dell'invisibile e quelle
concrete, che si possono toccare con mano. Una divergenza
tra due entità autonome, quella di Mosè ed Aronne che
contrastano nell’asserzione ideologica, quasi assurda,
dell’invisibile che non trova una sua concretezza per essere
realizzata in terra. Ecco perché il grande compositore, tra
abbozzi, rifacimenti, revisioni e tormenti, non riuscì a
completare questo suo capolavoro.
La Bibbia