
Libretto d'opera in tre atti di Francesco Maria Piave
(1810-1867), musicato da Giuseppe Verdi.
L'opera che deriva dalla Signora delle camelie di A. Dumas
figlio, fu rappresentata per la prima volta a Venezia il 6
marzo 1853. Violetta conduce una vita di piacere e
disordinata con il suo amante Alfredo, ma il padre di questi
si presenta a Violetta, invitandola a lasciare Alfredo e a
non compromettere il suo buon nome. Turbata e commossa
Violetta, che in cuor suo ama intensamente Alfredo, promette
di lasciare il suo innamorato, dimenticandolo e dedicandosi
a una vita sregolata. Alfredo però ignora il sacrificio di
Violetta e perciò la disprezza e l'oltraggia, convinto che
lei voglia seguire una vita completamente sua; intanto la
tisi, che sta consumando lentamente Violetta, è giunta
all'ultimo stadio: mentre infuria il carnevale a Parigi,
Violetta muore fra le braccia di Alfredo, accorso al suo
capezzale. Dopo il disastroso esito della prima
rappresentazione al teatro della Fenice di Venezia, la
Traviata è considerata il melodramma verdiano più caro al
cuore umano per i grandi accenti musicali, per le famose
arie, note universalmente, per la grande espressione
musicale dei sentimenti.
Ha scritto uno dei
primi biografi di Verdi che il maestro era in linea di
massima l'autore di tutti i libretti da lui messi in musica.
L'affermazione è forse esagerata, ma coglie bene l'interesse
e la partecipazione che Verdi metteva nella stesura dei
libretti delle sue opere perché fossero il più possibile
rispondenti alle esigenze della sua drammaturgia musicale.
Poteva accadere che Verdi si trovasse di fronte a libretti
già ultimati come quello di Un giorno di regno di Felice
Romani, o che dinanzi a librettisti come Cammarano o Maffei
fosse preso da timore reverenziale; quando invece si
trattava di Piave o di Ghislanzoni, è stato scritto che la
collaborazione si trasformava addirittura in tirannia. E il
fatto che i libretti di alcuni dei maggiori capolavori
verdiani siano proprio firmati da questi due librettisti è
il segno che l'ispirazione dell'opera non poteva non essere
unitaria. Da segnalare l'incontro dell'ultimo Verdi con
Arrigo Boito, che scrive per lui i libretti di Otello e
Falstaff, soprattutto quest'ultimo un autentico capolavoro
nel suo genere.
Giuseppe Verdi