LE OPERE

    

Salomè


Opera del poeta e drammaturgo inglese Oscar Wilde (1856-1900).



Salomè va forse considerata più un poema che un'opera teatrale propriamente detta, nonostante sia articolata in scene e dialoghi. Scritta in Francia, fu censurata e respinta dai censori inglesi, ma rappresentata da Sarah Bernardt nel 1894 a Parigi; più tardi, nel 1905, a Dresda, fu per la prima volta rappresentata come opera di musica e canto, per la musica di R. Strauss. In confronto alle altre opere teatrali di Wilde, Salomè rappresenta un momento tragico; il resto del teatro wildiano può considerarsi teatro leggero, anche se la genialità del suo autore, l'ironia, la grazia insinuante del dialogo, l'amarezza educata, lo segnano, in talune commedie, del segno geniale dell'opera totalmente riuscita; per Salomè non basta fare i nomi dei grandi predecessori irlandesi, Burker e Sheridan, sulle cui tracce il teatro leggero di Wilde ha camminato; come del resto per L'importanza di chiamarsi Ernesto, bisogna mettere l'accento su quell'esperienza tecnica dei caratteri e del dialogo (che si appella modernamente alla sobrietà, alla misura, al rigore della parola e del gesto che esclude ogni divertimento per dar luogo al pensiero), che Wilde dimostrò di possedere in pieno. Su una vasta terrazza prospiciente ai saloni di ricevimento nel palazzo di Erode, stanno alcuni militari del re, i quali sono a guardia di una vecchia cisterna, dove langue imprigionato il profeta Giovanni Battista; da quella profondità la sua voce che predice sventura agli abitanti corrotti della reggia si leva, verso la luce della Luna. Soprattutto il Giovane Siriaco, figlio di re, ridotto in prigionia dal tetrarca, guarda innamorato Salome, figlia di Erodiade, donna, appunto, di Erode; la guarda e la paragona alle più belle cose del creato, con accenti cui il poeta conferisce straordinaria efficacia; gli sarà fatale; infatti Salomè, sottrattasi alle attenzioni del padrigno e uscita sulla terrazza, gli chiede di mostrargli il volto dell'uomo della cisterna, la cui voce e i cui accenti l'hanno stregata. Giovanni viene sollevato fino alla principessa, la quale gli chiede un bacio, che lui le nega. Il Giovane Siriaco si uccide per avere disobbedito all'imposizione del suo signore, il quale non voleva vedere Giovanni, per nessun motivo; Erode insiste, turbato dal fatto di sangue, dalla voce di Giovanni e dalla bellezza di Salome, affinchè questa balli; per ottenere obbedienza le promette qualsiasi cosa voglia; lei esegue la famosa danza dei sette veli e in compenso chiede la testa di Giovanni. Dopo la decapitazione, Salomè bacia infine la sua bocca: "Ah, ho baciato la tua bocca, Johanaan, ho baciato la tua bocca. Un acre sapore era sulle tue labbra. Era il sapore del sangue? Ma forse era il sapore dell'amore...". Erode ordina l'uccisione di Salomè. Un dramma d'amore quindi, senza elementi di politica o religione; qui sta la grandezza di questa opera poetica, versione eccezionale della leggenda e della storia.


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