LETTERATURA - OVIDIO

    

Le metamorfosi


Publio Ovidio Nasone (Sulmona 43 a.C. - Tomi 17 d.C.)

Metamorfosi (Metamorphoseon libri; 3-8 d.C.) poema di Ovidio.

Rielaborando una materia vasta e complessa proveniente da varie fonti latine e greche, da poeti e da filosofi, Ovidio struttura organicamente, in un poema di 15 libri, circa 250 leggende del mondo antico. Il titolo si giustifica in quanto queste leggende sono legate dal motivo comune della trasformazione di esseri umani o mitici in una realtà inferiore: animali. piante. sassi. tonti. astri. Vari sono i nessi che collegano queste vicende: a volte la stessa famiglia e lo stesso luogo: a volte una somiglianza di contenuto (e i motivi nascono come per gemmazione): talvolta si inseriscono incidentalmente nella cornice della leggenda principale. L'acuta osservazione e il gusto per il dettaglio dei versi ovidiani non si fermano alla sola descrizione delle forme che mutano - pur resa con potente arte plastica -ma danno conto anche, con sensibilissima umanità, delle Ğmetamorfosiğ emotive che si producono nel corso della trasformazione. L'origine del Cosmo dal Caos, la lotta di Zeus con i Titani, Ia storia di Fetonte. il mito dì Bacco e quello di Orfeo, la leggenda di re Mida e le peregrinazioni di Enea sono solo alcuni degli episodi che Ovidio racconta, armonizzandoli nella grande unità poetica di quest'opera.
La prima, grande trasformazione è quella del Caos primitivo nel cosmo: "Da principio, prima ancora del mare e della terra e del cielo, che copre ogni cosa, c'era un unico aspetto della natura in tutto l'orbe, che chiamarono Caos" (I, 5-7), mole rozza, disordinata, massa inerte d'elementi discordi; non c'era il sole, non il mare, nessuna cosa aveva una sua forma durevole. Poi un dio divise la terra dal cielo, l'acqua dalla terra, il puro etere dall'aria pesante, assegnando a ciascuno un luogo separato, il cielo agli dei, le acque ai pesci, la terra alle fiere, l'aria agli uccelli. Ultimo sulla terra apparve l'uomo: "Mancava ancora un essere più nobile e meglio dotato d'intelletto che potesse dominare sugli altri: nacque l'uomo" (I, 76-78). E le genti vissero felici, senza preoccupazioni, ignare della guerra, liete dei cibi che la natura spontaneamente offriva: fu l'età dell'oro, alla quale seguì quella dell'argento, poi quella del bronzo: ultima fu quella del ferro, durante la quale gli uomini si abbandonarono a ogni sorta di nefandezza. Perfino le altezze dell'etere divino vengono minacciate dai Giganti e Giove decide di sommergere sotto le acque tutta la terra per punire gli uomini assetati di sangue e di lotte: "Ed ormai mare e terra non avevano alcuna linea di separazione: dappertutto mare" (I, 291). Si salvano solo Deucalione e Pirra, due persone virtuose e devote agli dei: su consiglio della dea Temi i due coniugi gettano dietro le loro spalle delle pietre, le ossa della grande madre: avviene il miracolo: dalle pietre lanciate da Deucalione nascono gli uomini, da quelle lanciate da Pirra le donne: il genere umano è rinato. Da questo momento si susseguono fatti meravigliosi nel mondo terrestre, celeste, umano, animale e vegetale: Dafne viene mutata in alloro; Io, figlia di Inaco, sedotta da Giove, trasformata in giovenca da Giunone; Fetonte fulminato da Giove e le sue sorelle, le Eliadi, mutate in lagrimosi alberi d'ambra; Cicno in cigno, Callisto in orsa da Giunone, Ociroe in cavalla, Atteone in cervo, Aracne in ragno, Niobe in pietra, Filemone e Bauci in alberi, Ippomene e Atalanta in leoni, Ecuba in cagna, Scilla in mostro marino. Nè mancano splendidi episodi come quelli di Dedalo e Icaro (libro VIII), di Proserpina e Plutone (libro V), di Piramo e Tisbe (libro IV), di Orfeo ed Euridice (libro X), Narciso (libro III), Mida (libro XI), Venere e Adone (libro X), Glauco (libro XIII), delle navi di Enea mutate in ninfe (libro XIV), di Enea divinizzato (libro XIV). Il poema si chiude con un lungo discorso sulla dottrina delle "mutazioni" tenuto da Pitagora a Numa, che è, secondo il Riposati, "come un presupposto giustificativo e interpretativo in chiave filosofica e religiosa di tutto il mondo favoloso ovidiano".



PUBLIO OVIDIO NASONE


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