LETTERATURA - ARTO PAASILINNA

    

L'anno della lepre


Arto Paasilinna

Nato nel 1942 a Kittilä, in Lapponia, è autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro supera sempre le 100.000 copie, e uno dei pochi scrittori finlandesi che vive unicamente della sua penna. Ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, ha cominciato nel 1975 la sua folgorante carriera di scrittore. Molto amato all’estero per il suo humour travolgente, quella capacità tutta finlandese di raccontare ridendo anche le storie più tragiche, ha pubblicato finora più di trenta romanzi, oltre a pièces teatrali e sceneggiature. Nel 1994 gli è stato conferito in Italia il Premio Acerbi per L’anno della lepre, romanzo che ha superato le 100.000 copie. Vive alternando alla Lapponia e a Helsinki le sue sempre più frequenti tappe nei paesi più assolati del Sud, spesso anche in Italia.


L'anno della lepre

Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’auto, la trova, la cura e sparisce con lei nei boschi. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura. Il protagonista Vatanen sceglie la strada dei boschi e di una nuova vita. Girando per i villaggi della Lapponia, impegnato a tagliare legna o a riparare capanni, Vatanen incontra atmosfere e personaggi tipici delle fiabe del nord: tra gli allevatori di renne nelle «Gole ansimanti», cercando vecce e trifoglio per nutrire al meglio il leprotto che non lo lascia mai, l'ex giornalista stressato affronta incendi nella foresta, salva vitellini e urogalli in fuga dalle fiamme, sconfigge corvi parassiti e bulímici, arranca nella neve con i suoi sci. La neve in Finlandia nasconde gli spazi e ferma il tempo, e il viaggiatore non si accorge di calpestare i residuati bellici tedeschi e i confini con la Russia tanto vicina:. risulta perciò molto semplice all'ingenuo Vatanen valicare quei limbi, oltre ai quali non si affacciano più i mostri, e imbattersi solamente in vecchi armamenti arrugginiti o svogliati soldati frontalieri.
Il viaggio continua sulle tracce di un orso che appare, come da antica tradizione, il diabolico nemico numero uno: sulla loro strada Vatanen e la lepre incontrano un campionario umano multicolore, dal taxista che raccoglie clienti ubriachi e fiorellini gialli nel bosco, al vecchio commissario nascosto in un capanno lacustre a immaginare storie di spionaggio.
Ma la gente dei villaggi nutre sentimenti ambivalenti nei confronti della lepre compagna del viaggiatore: la creatura intenerisce per la dua docilità e pelo morbido che segna le stagioni cambiando colore; ma invoglia a catturarla per mangiarla, inevitabile conclusione del rapporto tra esseri viventi. Così Vatanen, fuggito da una Helsinki brutale che lo imprigionava, deve ora sottrarre anche la sua lepre alle trappole umane, sventando i sequestri orditi da un «sacrificatore di animali», ultimo sacerdote dell'antica religione finnica legata agli spiriti dei boschi, da una donnetta isterica alla ricerca di un peluche che le Faccia dimenticare l'orso cattivo, e da un rigido veterinario custode di un'etica assoluta che non tollera identificazioni tra uomini e animali.
Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico ecologico. Nell"«Anno della lepre» domina il mondo della natura, e s'incontrano molti animali. Ci sono le renne transumanti, il corvo ladro, i cani da caccia, ma sono soprattutto due le creature emblematiche: la lepre e l'orso. La loro funzione è di dirci qualcosa di noi stessi. «La lepre è la nostra parte selvaggia ma anche infantile: ha bisogno di libertà ma anche di protezione, perché è continuamente minacciata. Nella nostra società, questa parte è sempre in fuga, incalzata dalle necessità quotidiane. Può far tenerezza, ma è considerata debole, perdente. L'orso rappresenta un altro aspetto della nostra personalità, il lato oscuro e violento. E' una forza umana, anche questa, e non va ignorata, ma va tenuta sotto controllo».
L'avventura del giornalista in fuga dalla civiltà finisce in carcere, ma per Paasilinna non è uno sconfitto: «A mio avviso, le imprese di Vatanen rivelano il suo spirito rivoluzionario, autenticamente sovversivo: qui sta la sua grandezza. Quando, nella sua squallida cella, Vatanen accarezza la lepre con la tenerezza di una madre, si capice cosa vuol dire "umanità"».


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