François Rabelais
(Devinière 1493 - Parigi 1553)
Scrittore francese. Benedettino, nel 1532 pubblicò a Lione
Pantagruel, condannato per ragioni di moralità dalla
Sorbona; diede poi alle stampe il seguito, Gargantua.
Argomento del romanzo sono le avventure di un gigante,
Pantagruel, che compie imprese straordinarie viaggiando in
Francia, e di suo padre Gargantua. Lo stile di R.
straordinariamente ricco: in esso vive tutta la cultura
umanistica resa attraverso una lingua originalissima,
ardita, ricca di invenzioni e di neologismi.

Sulle tracce di un precedente Grandes et inestimables
chroniques du grand et énorme géant Gargantua, Rabelais
pubblicò nel 1532, sotto lo pseudonimo di "maistre
Alcofrybas Nasier" la storia di Pantagruel roy des Dipsodes,
cui seguirono Gargantua (1534), Tiers livre (1546), Quart
livre (1552), Cinquième livre (1564, postumo, sulla cui
autenticità si è discusso).
Si tratta di un'opera a
contenuto fantastico, comico, satirico, sviluppato in una
serie di originali episodi, avventure, discussioni e
dissertazioni di ogni sorta.
Pantagruel inizia con la
narrazione della genealogia e infanzia del gigante
Pantagruel, delle sue peregrinazioni in università della
Francia. A Parigi visita una biblioteca delle cui opere
viene redatto un catalogo burlesco; segue l'incontro con il
mistificatore, astuto ed erudito Panurge, quindi il ritorno
al paese di origine, Utopia, attaccato dai Dispodi che il
gigante sconfigge.
Gargantua tratta delle avventure del
padre di Pantagruel: Gargantua, educato secondo i sistemi
medievali, impigrito nel fisico e nel morale, è posto sotto
un nuovo maestro, Ponocrate, che gli fa conoscere i testi
antichi, i segreti della natura, la religione e lo educa
agli esercizi del corpo. Richiesto di aiuti dal padre,
Grandgousier, attaccato da Picrochole, signore di Lerné,
Gargantua, aiutato dal frate Jean des Entommeurs, energico e
coraggioso, respinge e sconfigge l'assalitore imponendo ai
vinti una pace giusta. Dopo la guerra, per premiare il frate,
verrà costruita l'abbazia di Thélème, immaginario asilo di
libertà, dove vige la regola:"Fa'quel che vuoi", nella quale
i monaci, guidati dal loro istinto e dalla loro ragione,
possono godere al massimo i beni di questo mondo.
Nel Terzo
libro Panurge, nominato castellano da Pantagruel, dilapida
in pochi giorni tutte le sue sostanze. Ora vuole sposarsi
per trovare felicità nella famiglia. Per questo consulta
parecchi personaggi reali e immaginari. Uno di questi lo
invita a consultare l'oracolo della "Divina Bottiglia". È
questo un libro diverso dai precedenti, in cui non si parla
di imprese di giganti, ma si fanno considerazioni assennate
su ogni argomento.
Nel Quarto libro continuano le avventure
di Pantagruel e Panurge che si mettono alla ricerca
dell'oracolo. Approdano nelle isole Chicanous, dei Macréons,
dove il re Carème-Prenant proibisce al suo popolo di mangiar
carne, degli Andouilles, dei Papefigues (protestanti), dei
Papimanes (cattolici) e, da ultimo, giungono al regno di
Gaster, simbolo del bisogno dello stomaco. In nessuno di
questi posti si trova però l'oracolo.
Fantasia e simbolismo
si alternano disordinatamente nel libro, dove cattolici e
protestanti sono oggetto di violenta satira.
Nel Quinto
libro si parla del seguito della lunga gita dei due con
arrivo nell'isola Sonante (corte di Roma), i cui abitanti (uccelli)
ingrassano alle spalle del mondo; poi presso i Gatti
Impellicciati (gente di giustizia) che vivono di corruzione;
quindi nel regno della Quintessenza (filosofia scolastica)
dove infuriano gli astrattisti, e infine nel paese dei
Lanternisti in cui si può consultare l'oracolo della Divina
Bottiglia che risponde: "Bevi".
L'opera di Rabelais è
espressione di una forza creativa, di un'immaginazione
fervidissima, inesauribile, che gli fa concepire personaggi
e cose di grandezza smisurata, sproporzionata, idee
originali ed eccentriche, che lo porta a creare per ogni
argomento un'infinità di vocaboli facendo ricorso non
soltanto a lingue contemporanee, ma anche antiche, nonché
abbondare in dettagli e giochi di parole; che lo induce a
trasformare idee in simboli. La comicità di Rabelais,
naturale, originale, molto viva e animatrice di fatti e
imprese, raggiunge livelli espressivi assai alti: la satira
a volte mordace, spesso aspra e spietata, è rivolta contro i
rappresentanti della corruzione del tempo, contro i
funzionari della giustizia che rendono oscuri i processi più
semplici, contro i dottori della Sorbona, incoerenti e
pedanti, contro la Chiesa di Roma e i preti ignoranti e
superstiziosi, preoccupati del lucro e dei banchetti.
Manifesti sono ancora nell'opera di Rabelais lo spirito
fiducioso e critico dell'uomo del Rinascimento che si dirige
contro il pensiero medievale, il grande entusiasmo per la
cultura antica e i testi antichi, in cui l'autore ripone
fiducia assoluta, il grande amore e una vivissima
ammirazione del mondo della natura. Lo stile è pieno,
vigoroso ed esuberante.
Francois Rabelais