Goffredo
Parise (Vicenza 1929 - Treviso 1986)
Pubblicato
nel 1954, Il prete bello racconta la storia di un gruppo di
bambini di un quartiere popolare di Vicenza. A narrare è
Sergio, che vive con la madre, il nonno malato di prostata
ed alcuni amici, primo tra tutti l'inseparabile Cena,
protagonista di una serie di scorribande in caccia di cibo e
denaro attraverso il quartiere. Nel caseggiato in cui abita
Sergio vive una umanità varia, dalla signorina Immacolata,
zitella e padrona dell'intero stabile, alle signorine
Walenska, anch'esse nubili come la Botanica e Camilla; dal
ciabattino al cavalier Esposito, che vive con le cinque
figlie ed è l'unico a possedere il gabinetto in casa. Si
tratta di un bene prezioso di cui andare fieri, foderato di
carta rossa a arabeschi dorati, è munito di un water. Tanto
prezioso che la catenella viene usata dal proprietario per
enfatizzare il proprio privilegio.
In questo ambiente opera il parroco del rione, don Gastone
Caoduro, giovane e pieno d'iniziativa. Egli si affida alle
zitelle per la propria biancheria di lino da rammendare,
suscitando così un' ammirazione ambigua. Il sacerdote
sceglie Sergio per recitare alcune poesie in uno spettacolo
di beneficenza e lo affida a Immacolata per lo studio delle
liriche da portare sul palco. La donna è però preda di una
forte, anche se quasi incosciente, attrazione nei confronti
del prete e ben presto si serve di Sergio per essere
informata sui rapporti del sacerdote con le altre zitelle
del quartiere. Il ragazzo, insieme a Cena, riesce tuttavia a
sfruttare la situazione a proprio vantaggio, tanto da
ottenere una bicicletta Bianchi di colore rosso tutta per sé,
mentre don Gastone riceve dalle sue ammiratrici, oltre ad
una Balilla cabriolet color amaranto, il finanziamento per
il gruppo di fasciste cattoliche Fede e Ardimento. Del tutto
passivo di fronte alle sempre più audaci avances delle sue
improbabili corteggiatrici, il parroco riceve in dono da
loro delle pillole ricostituenti che, in realtà, servono a
combattere la debolezza sessuale.
Quando in questo ambiente povero arriva Fedora, giovane e
bellissima ragazza che riceve di continuo visite di militari
in libera uscita, don Gastone si innamora di lei e viene
ricambiato, mentre il cavalier Esposito si danna
perdutamente. Sergio e i suoi amici continuano come possono
la loro attività di informatori, ma intanto esce dal carcere
il Ragioniere, un ladro gentiluomo che organizza furti
insieme a Sergio e Cena. In una di queste imprese il
Ragioniere muore ucciso da una guardia e quest'ultima, a sua
volta, è uccisa da Cena. Sergio scappa col bottino, ma
l'amico viene arrestato. Il giorno della visita di
Mussolini, Sergio, scelto per lanciarsi sull'auto del Duce e
baciarlo, nel frastuono del corteo chiede la grazia per Cena.
Proprio mentre Mussolini sta transitando, il bagno del
cavalier Esposito crolla, quasi un simbolo di un mondo che
sta finendo: si conclude, dunque, la parabola di don Gastone,
uomo forte e legato al fascismo, il quale muore di
tubercolosi lasciando Fedora sola e incinta. Finisce anche
l'infanzia di Sergio, costretto a misurarsi con la sorte
tragica di Cena che, scappato dal riformatorio, viene
investito da un tram e, assistito dall'amico, muore in
ospedale, ladro e miserabile, a soli dodici anni.
Romanzo grottesco e ricco di elementi autobiografici, in cui
trovano spazio l'elemento popolare della miseria, lo
scandalo di una storia di fede e di sesso, le parolacce e la
morte. Il prete bello è soprattutto un quadro d'ambiente,
che ritrae con grande efficacia il Veneto cattolico degli
anni Trenta. Le immagini spesso surreali (Sergio che col
vestito nuovo si sente «uno strano uccello con la gola
coperta di morbide e delicate penne», don Gastone «quale
farfalla incantata nel cortile», Immacolata «con le labbra
protese e aguzze come il becco di un picchio») riflettono la
curiosità e la fantasia del bambino protagonista. Esse sono
bilanciate dal disincanto quasi crudele dell'autore, che,
non a caso, apre il libro con una frase drammatica: «Il
nonno aveva un cancro alla prostata», quasi a mostrare, fin
dall'inizio, la propria consapevolezza di un' esistenza
amara.