Robert Walser
Robert Walser, scrittore svizzero di lingua tedesca, è nato
Biel (Berna) nel 1878. Attualmente è considerato uno dei
massimi scrittori di lingua tedesca del novecento.
Acutissimo osservatore dei particolari, apparentemente
inerti, di ambienti e rapporti umani, che egli ricompone in
un enigmatico tutto dove gli apetti piu’ banali
dell’esistenza quotidiana vengono portati ad essere i
fondamenti della vita stessa. I protagonisti dei suoi
romanzi sono personaggi che conducono un’esistenza
insignificante attraverso i quali Walzer descrive il vuoto e
il non senso della realtà.
Walzer ha vissuto in Svizzera e in Germania dove ha
frequentato ambienti artistici e letterari ma si è anche
guadagnato da vivere esercitano mille mestieri. Apprendista
di banca, commesso di libreria, copista e domestico. Nel
1929, deluso dal mancato successo delle sue opere, e vittima
di crisi depressive, torna definitivamente in Svizzera dove
viene ricoverato in una clinica per malattie nervose di
Berna. Da quel momento, per 27 anni, vivrà sempre in case di
cura. In solitudine e rinunciando anche a scrivere. Muore la
mattina di natale del 1956 durante una passeggiata
solitaria.
La passeggiata
La passeggiata (1919) è uno dei testi più perfetti di
Walser, il grande scrittore svizzero che ormai, soprattutto
dopo la pubblicazione delle sue opere complete, viene posto
accanto a Kafka, a Rilke, a Musil – ammesso cioè fra i
massimi autori di lingua tedesca del nostro secolo. Ma La
passeggiata ha anche un significato peculiare in rapporto a
tutta l’opera di Walser: è in certo modo la metafora della
sua scrittura nomade, perpetuamente dissociata e abbandonata
agli incontri più incongrui, casuali e sorprendenti, come lo
è appunto ogni accanito passeggiatore – e tale Walser era –,
che abbraccia amorosamente ogni particolare del circostante
e insieme lo osserva da una invalicabile distanza, quella
del solitario, estraneo a ogni rapporto funzionale col
mondo.
In un décor di piccola città svizzera, e della campagna che
la circonda, il passeggiatore Walser ci guida, con la sua
disperata ironia, in un labirinto della mente, abitato da
figure disparate, dalle più amabili alle più inquietanti. Da
Eichendorff a Mahler, il vagabondaggio è stato un archetipo
ricchissimo della più radicale letteratura moderna.
Il libro è una sorta di “diario” dove Walser appunta le
vicende di un intera giornata di cammino tra le strade della
sua Svizzera. La sua è una passeggiata lenta che gli
consente di scoprire, incontrare, osservare luoghi che
suscitano in lui un tale interesse da descriverli
dettagliatamente soprattutto in modo critico. Vi sono molti
incontri lungo il cammino, tutti personaggi particolari e
diversi, con i quali si denota il suo carattere esuberante.
Non è una persona “timida” anzi si butta alla scoperta, alla
ricerca di un contatto spirituale con le cose e le persone.
E’ un persona dal fare molto cortese, soprattutto nel
linguaggio grazie al quale sà essere deciso e pungente con
parole raffinate. Siamo in estate, verso tardo pomeriggio
cade una leggera pioggia e in lui riaffiorano ricordi.
Sembra dalle parole una persona molto infelice della sua
vita, ha perso la sua donna amata e trova sollievo nel
passeggiare e lasciar scorrere le parole sulla carta.
"Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida
passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, abbia
l’onore d’incontrare professori, visiti di passata librai e
funzionari di banca, discorra con cantanti e con attrici,
pranzi con signore intellettuali, vada per boschi, imposti
lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi
e ironici. Eppure ciò può avvenire, e io credo che in realtà
sia avvenuto".
L'incipit
Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi
misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza
degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in
strada. Sulle scale mi venne incontro una donna dall’aspetto
di spagnola, di peruviana o di creola, che ostentava non so
quale pallida e appassita maestà.
Per quando mi riesce di ricordare, appena fui sulla strada
soleggiata mi sentii in una disposizione d’animo avventurosa
e romantica, che mi rese felice.
Il mondo mattutino che mi si stendeva innanzi mi appariva
così bello come se lo vedessi per la prima volta.
Tutto ciò che scorgevo mi dava una piacevole impressione di
affettuosità, di bontà, di gioventù.
In breve dimenticai che fino a poco prima, su nella mia
stanzetta, ero rimasto ad almanaccare tetramente su un
foglio bianco.
Mestizia, dolore e tutti i pensieri cupi erano come
scomparsi, sebbene continuassi a percepire acutamente,
dinanzi e dietro di me, una certa nota grave.