Dialektik der
Aufklärung
Indagine filosofica e di psicologia sociale dei filosofi
tedeschi Theodor Wiesengrund Adorno (1903-1969) e Max
Horkheimer il (1895-1973), scritta tra il 1942 e il 1944 e
pubblicata con aggiunte posteriori nel 1947.
Gli AA. iniziano le loro osservazioni affermando che "nella
società, libertà e pensiero illuministico, sono
inseparabili", ma che "questo pensiero, così come le sue
forme storiche concrete, cioè le istituzioni sociali,
contiene in germe quel regresso che oggi si manifesta
ovunque". Il pensiero illuministico, quindi, se non vuole
scomparire, deve comprendere la riflessione sul momento
dialettico rappresentato dal regresso. Secondo gli AA.
questo pericolo è concreto ed è possibile che "gli uomini,
invece di progredire verso una condizione sempre più civile,
cadano in una nuova specie d barbarie". Nel primo capitolo
del libro, "Concetto di illuminismo", A. e H. dimostrano
"l'intreccio dialettico di illuminismo e dominio, il legame
che esiste tra progresso, crudeltà e liberazione". Nel
pensiero illuministico, che non è tanto un fenomeno storico
del secolo XVIII, quanto una caratteristica generale del
pensiero europeo occidentale, riscontrabile presso i greci e
più evidente negli ultimi quattrocento anni, sono presenti
due tendenze discusse dagli AA.: la radicale tendenza
antimitologica, e quella che tende a stabilire un'identità
tra verità e sistema scientifico. Il mito, che l'illuminismo
vuole eliminare, è stato parte del pensiero illuministico:
"Il mito voleva stabilire l'origine delle cose: quindi
esporle, spiegarle". Nel corso della particolareggiata
esposizione delle connessioni esistenti tra filosofia e
istituzioni sociali, tra modi di conoscenza e forme di
distribuzione del lavoro, tra razionalità e realtà sociale,
numerose sono le critiche dei due AA. all'illuminismo
decaduto a positivismo: "La conoscenza si riduce a una
ripetizione, il pensiero a pura tautologia". Attraverso il
suo legame con la società capitalista, l'illuminismo diventa
strumento del dominio industriale (quantificazione del
pensiero, divisione tra pensiero e gioia, incapacità di
provare esperienze diverse), oggi l'illuminismo è diventato
una "mistificazione di massa". Nel secondo capitolo i due
AA. si occupano dei rapporti tra mito e illuminismo,
esemplificandoli attraverso un esame dell'Odissea. Il
viaggio di Ulisse, definito "uno dei primi rappresentanti
della civiltà borghese occidentale", è interpretato come il
viaggio del soggetto in atto di formarsi come autocoscienza,
l'itinerario del "Sé" attraverso i miti. Nel terzo capitolo,
"Juliette, o illuminismo e morale", viene illustrata la
decomposizione razionale di tutte le dottrine morali
dell'illuminismo borghese operata nelle opere di de Sade e
Nietzsche. I libri di de Sade "rivelano il carattere
mitologico dei principi sui quali poggia la civiltà;
ciascuno dei dieci comandamenti dimostra la propria futilità
di fronte alla istanza della ragione formale". L'illuminismo
distrugge i suoi stessi principi, quei principi di virtù e
amore cui la borghesia è ancora legata. Nel capitolo
"L'industria culturale" viene sottolineato il carattere di
evasione e divertimento che ormai contraddistingue la
produzione artistica; l'industria culturale ripete con
variazioni minime gli stessi temi. La sessualità non viene
rappresentata liberamente: "Le opere d'arte sono ascetiche,
l'industria culturale è pornografica". Anche l'elemento
tragico viene ridotto a momento calcolato: "L'industria
culturale assegna al tragico un posto ben preciso nella
routine della vita". Nel penultimo capitolo, "Aspetti
dell'antisemitismo", alla cui elaborazione collaborò Leo
Löwenthal (n. 1900), gli AA. discutono le cause della
moderna barbarie rappresentata dall'antisemitismo fascista:
affermano che l'antisemitismo è stato originato da motivi
religiosi, dall'"idiosincrasia" che gli antisemiti pongono
alla base del loro rifiuto degli ebrei e da un fatto
psicologico: la "falsa proiezione" che è tratto distintivo
dei paranoici: "Ciò che è morboso nell'antisemitismo, non è
il comportamento proiettivo come tale, ma la mancanza in
esso della riflessione". Nei criminali fascisti non è
presente l'istanza razionale che dovrebbe guidare la
proiezione. Alla fine del libro, i brevi appunti filosofici
anticipano alcuni motivi contenuti nell'opera successiva di
A. Minima moralia (1951). Gli AA. di Dialettica
dell'illuminismo si collocano nella sinistra hegeliana e su
posizioni marxiste; la riflessione filosofica e teoretica è
sorretta dalla conoscenza della sociologia e della
psicologia del profondo che A. e H. acquisirono durante la
permanenza negli Stati Uniti, indagando sulle comunicazioni
di massa e sulla struttura dei giudizi. Il rifiuto dei due
AA. di una trattazione filosofica sistematica si rivela
anche nella forma della loro speculazione, esposta in
frammenti e brevi considerazioni.