Christopher
Lasch, sociologo e storico statunitense, prematuramente
scomparso nel 1994, è uno dei dodici maestri irregolari
proposti da Filippo La Porta.
La
sua opera più importante è un saggio sociologico del 1979,
che gli ha dato fama mondiale: La cultura del narcisismo.
“In questo saggio - leggiamo nella quarta di copertina del
tascabile Bompiani - Christopher Lasch offre una severa e
corrosiva analisi dei modelli culturali dominanti nella
società americana dagli anni Settanta in avanti,
condizionata da un individualismo esasperato che si diffonde
a livelli di massa e trasforma stili e comportamenti della
vita quotidiana… La diffusa caduta della tensione politica,
l’esasperata pratica dell’autocoscienza, il culto del corpo,
l’ossessione della vecchiaia e della morte, la
liberalizzazione sessuale sono le manifestazioni più
importanti dell’edonismo statunitense”.
Ci sono intellettuali che, più di altri, hanno indagato e
descritto i cambiamenti del costume in quell’epoca che va
simbolicamente dal 1968 al 1989, che è all’origine del mondo
contemporaneo. Le strutture sociali, culturali e politiche
delle società occidentali si sono ridefinite in quel
ventennio. Per capire noi stessi e la società in cui viviamo
dobbiamo tornare lì e leggere autori come Lasch. Non è una
scelta snobistica, è un’esigenza pratica se vogliamo
possedere una coscienza critica del nostro presente. La
Porta titola il capitoletto dedicato a Lasch “Non educare al
successo”, poichè è attratto soprattutto dalla sua critica
all’ossessione per l’autorealizzazione. “La caratteristica
di Lasch - scrive La Porta - è di fare un discorso di
sinistra, impegnato cioè a criticare l’ideologia dei
consumi, della pubblicità, del successo ecc.., all’interno
di un quadro concettuale antiprogressista. All’ottimismo
progressista, basato sulla negazione dei limiti che la
natura pone all’uomo, contrappone un’idea tragica della
storia, che però recupera meraviglia e fiducia nella bontà
della vita”.
Pensatore complesso, spesso scomodo, partito da posizioni
neomarxiste (fu uno dei primi a organizzare negli USA un
convegno su Gramsci), Lasch è approdato a una teoria
apertamente ostile alla cultura liberal, alla sua fiducia
nella crescita illimitata del capitalismo, ai suoi modelli
consumistici di massa, alla sua demolizione della
tradizione, della famiglia, delle comunità locali. Quella
costruita dalla sinistra liberal americana (solo americana?)
è una democrazia funzionale alla conquista del potere delle
èlite, che gestiscono un intervento intromissivo dello Stato
nella vita privata. Mentre “la democrazia funziona - secondo
Lasch - soprattutto quando gli uomini e le donne agiscono
per se stessi, con la collaborazione degli amici e dei
vicini, invece di dipendere dallo Stato“. E’ pensiero molto
vicino alla cultura federalista e, nello stesso tempo, molto
esposto a derive populiste. Ma è un pensiero critico
necessario, perche ci mette in guardia dalla perdità delle
identità individuali e collettive, sotto la spinta
omologante del facile appagamento consumistico e della
deresponsabilizzazione offerti dalla società di massa,
controllata e gestita da imponenti burocrazie statali.
La vittima principale delle politiche progressiste è la
famiglia, svuotata di funzioni dall’ideologia dominante che
tende sempre più a delegare a medici, psicologi, assistenti
sociali l’educazione dei figli. Ma è in famiglia,
innanzitutto, che si costruisce un argine alla
banalizzazione dell’esistenza: il trionfo dei modelli
televisivi, la cultura del facile e subito, la rimozione
vittimistica degli insuccessi, il rifiuto per le onerose
assunzioni di responsabilità. C’è molta old america nella
sua etica della responsabilità, qualche rischio conservatore
e un pò di velleità. Ma prendete Lasch come un anticorpo e
non vi pentirete dei dubbi che vi avrà inoculato.
Maestri irregolari, di Filippo La Porta, critico letterario
e saggista. 
Sottotitolo: Una lezione per il nostro presente.
Il testo contiene brevi profili di undici intellettuali del
secolo scorso, preceduti da una introduzione che “lega” i
temi affrontati negli undici profili, ricavandone, appunto,
una lezione per il presente. Gli undici “maestri irregolari”
(irregolari rispetto alle ideologie dominanti del Novecento)
sono Nicola Chiaromonte, George Orwell, Simone Weil, Albert
Camus, Ignazio Silone, Arthur Koestler, Carlo Levi, Hannah
Arendt, Christopher Lasch, Pier Paolo Pasolini e Ivan
Illich.