L'INGLESE
LINGUA INTERNAZIONALE
Condensato
dall'articolo "La funzione di una lingua internazionale
ausiliaria" da Cultura, linguaggio e personalità - Einaudi,
1972, e scritto nel 1931 per la rivista "Psyche" II, n.4.
Non é raro sentir dire da coloro che si trovano alquanto al
di fuori del problema di una lingua internazionale, che un
sistema regolare come l'esperanto é teoricamente
desiderabile, ma che é inutile adoperarsi tanto a suo favore
poiché l'inglese é già di fatto la lingua internazionale
dei tempi moderni - se non proprio al momento, almeno
nell'immediato futuro - e che l'inglese é abbastanza
semplice e regolare da soddisfare tutte le necessità
pratiche, e che la sua forma precisa come lingua
internazionale può essere tranquillamente affidata a fattori
storici e psicologici dei quali non c'é bisogno di
preoccuparsi in anticipo.
Questa opinione sembra contenere a prima vista una
soddisfacente dose di plausibilità, ma, come tante cose che
sembrano plausibili e facili, può tuttavia nascondere
parecchi insidiosi errori.
Vi sono due considerazioni, spesso mescolate nella pratica,
che stimolano l'idea di una lingua internazionale. La prima
é il problema puramente pratico di venire incontro al
crescente bisogno di comunicazione internazionale nel senso
più elementare.
Perché, ad esempio, non lanciare l'inglese, che é già
parlato su un area più vasta che non qualsiasi altra lingua
dei tempi moderni, e che mostra ogni segno di volersi
espandere nel mondo del commercio e del turismo?
La considerazione che fa nascere riflessioni di questa
sorta, basata com'é sull'impazienza, non cerca altra
soluzione che una specie di lingua minima, una "lingua
franca" del mondo moderno.
Coloro che discutono con questo spirito, si pregiano
invariabilmente di essere "pratici", e come tutta la gente
"pratica" sono inclini a fare i conti senza l'oste.
L'apparente semplicità dell'inglese la si paga con una
sconcertante oscurità. Si può perfino sospettare che la
padronanza della lingua inglese sia, a lungo andare, molto
più difficile dell'applicazione di un numero anche elevato
di regole per la formazione delle parole,quando queste
regole non siano ambigue.
Chi parla l'inglese come lingua materna dissimula ai propri
occhi la difficoltà, parlando in modo vago di idiotismi. La
verità e che, dietro ai capricci dell'uso idiomatico, si
trovano rapporti logici perfettamente definiti, i quali,
nella forma esteriore dell'inglese, non sono messi in chiara
evidenza. La semplicità dell'inglese nel suo aspetto formale
é quindi, in realtà, una pseudo semplicità ovvero una
complessità mascherata.
Tutte le lingue nazionali sono come dei colossali sistemi di
interessi costituiti che ottusamente e ostinatamente
rifiutano ogni esame critico. Potranno scandalizzarsi i
tradizionalisti, se verrà detto loro che si sta rapidamente
raggiungendo il punto in cui le nostre lingue nazionali
saranno più di impedimento che di aiuto ad un chiaro
pensare; e quanto sia vero ciò, é reso evidente dalla
significativa necessità, in cui si sono trovate la logica
matematica e la logica simbolica, di sviluppare dei propri
sistemi simbolici.
Anche se si supponga che l'inglese sia destinato a
diffondersi come lingua ausiliaria in tutto il mondo, non ne
conseguirà affatto che il problema della lingua
internazionale sia liquidato. L'inglese, o una sua versione
semplificata, potrebbe diffondersi per
certi immediati propositi pratici, e tuttavia le necessità
più profonde del mondo moderno potrebbero rimanere
inappagate, e noi potremmo ancora trovarci di fronte ad un
conflitto fra un inglese che ha vinto un troppo facile
trionfo e una lingua costruita che possiede tali ovvi
vantaggi di struttura da poter gradualmente spodestare la
sua rivale nazionale.
Una lingua internazionale ausiliaria dovrebbe servire come
base generale per ogni tipo di comprensione internazionale,
e cioè naturalmente, in ultima analisi, per ogni tipo di
espressione dello spirito umano che non sia soltanto di
interesse locale, e che quindi possa essere riesposto in
modo da includere ogni e qualsiasi interesse umano. Ma ciò
non è ancora tutto. La mente moderna tende ad essere sempre
più critica ed analitica nello spirito, quindi essa deve
escogitare, per se stessa, uno strumento di espressione che
sia sostenibile logicamente in ogni suo punto e che
corrisponda allo spirito rigoroso della scienza moderna.
Ciò di cui abbiamo principalmente bisogno é una lingua che
sia la più semplice, la più regolare, la più logica, la più
ricca e la più creativa di tutte le lingue possibili; una
lingua che, in partenza, chieda soltanto il minimo dalla
capacità di apprendimento dell'individuo normale e che
adempia ad un massimo di funzioni; che possa servire come
una sorta di pietra di paragone logica per tutte le lingue
nazionali e che diventi lo strumento regolare della
traduzione. Un ulteriore vantaggio psicologico di una lingua
costruita è stato spesso ricordato da coloro che hanno avuto
a che fare con lingue come l'esperanto. Il vantaggio è
quello della rimozione del timore nell'usare pubblicamente
una lingua diversa dalla materna. L'uso del genere sbagliato
in francese o qualsiasi piccola violenza fatta ai modi di
dire inglesi sono riguardati come infrazioni all'etichetta,
e tutti sanno che effetto paralizzante abbia sulla libertà
di espressione la paura di commettere la seppure minima
"gaffe".
Chi si esprime in una lingua costruita non si trova di
fronte a timori come questi. Gli errori che si fanno in
esperanto non sono peccati o infrazioni; sono semplici
banalità, nei limiti in cui non travisano ciò che in realtà
vuol dire colui che parla, e come banalità possono essere
ignorati.
Nessuna soluzione del problema di una lingua internazionale
dovrebbe essere considerata qualcosa di più di un semplice
preludio alla graduale evoluzione, alla luce
dell'esperienza ed ad opera di tutta l'umanità civilizzata,
di una lingua internazionale che sia ricca quanto qualsiasi
altra lingua a noi conosciuta, che sia molto più creativa
nelle sue potenzialità, e che sia anche molto più semplice,
molto più regolare e molto più logica di ciascuna delle
lingue nazionali.