Allievo di
Georg Simmel e Hermann Cohen, il filosofo José Ortega y
Gasset fu uno dei protagonisti della rinascita culturale
spagnola negli anni Venti del Novecento. Ponendo al centro
della propria riflessione la vita, intesa come rapporto
storicamente determinato tra il soggetto e le cose, egli
criticò l'astrattezza delle categorie del razionalismo di
matrice illuministica. La sua opera più celebre, La
ribellione delle masse (1930), è una spietata analisi del
declino della civiltà europea nel primo dopoguerra, che
Ortega vede minacciata da un processo di massificazione e
imbarbarimento destinato a favorire l’ascesa dei regimi
totalitari.
José Ortega y Gasset (Madrid 1883-1955)
Filosofo
e saggista spagnolo. Laureatosi in filosofia nel 1904,
completò gli studi in Germania presso le università di
Lipsia, Berlino e Marburgo, dove seguì le lezioni dei
filosofi neokantiani Cohen e Natorp; tornato in Spagna,
ottenne la cattedra di metafisica presso l'Università di
Madrid nel 1910. I suoi articoli, le sue conferenze, i suoi
saggi su argomenti filosofici e politici contribuirono alla
ripresa dell'attività intellettuale in Spagna e al crollo
della monarchia nel 1931; eletto deputato nel parlamento che
promulgò la Costituzione repubblicana, nel 1936, dopo lo
scoppio della guerra civile spagnola, scelse la via
dell'esilio, trasferendosi dapprima a Parigi, poi in Olanda,
in Argentina e in Portogallo. Nel 1946 fece ritorno a
Madrid, dove, privato della cattedra universitaria, fondò l'Instituto
de Humanidades, insegnandovi fino alla morte.
Le riflessioni di Ortega y Gasset sui problemi della civiltà
moderna sono compendiate nella sua opera principale, La
ribellione delle masse (1930); in essa si deplora l'influsso
distruttivo esercitato dalla società di massa, che produce
individui omologati e mediocri, incoraggiando l'affermazione
del totalitarismo. Dal canto suo, Ortega auspica invece la
creazione di una federazione di stati che, sulla base dei
principi della tradizione liberale, incoraggino lo sviluppo
di una nuova generazione di individualità indipendenti,
ossia di una pluralità di minoranze attente ai valori della
cultura e della giustizia sociale. Tra gli altri suoi
numerosi scritti si ricordano: Meditazioni sul Chisciotte
(1914), Il tema del nostro tempo (1923), Spagna invertebrata
(1923), Intorno a Galileo (1933), La storia come sistema
(1941).
Revista de occidente
Rivista culturale spagnola, fondata a Madrid nel 1923 da
José Ortega y Gasset (1883-1955), sotto la cui direzione
continuò fino al 1936. Egli chiamò a collaborarvi le più
vive forze intellettuali operanti in Spagna fra il primo
dopoguerra e lo scoppio del conflitto civile, nonché gli
esponenti del pensiero europeo che più sentiva affini alla
propria formazione. Anche l'attività editoriale che si
affiancò fin dal principio a quella propriamente
pubblicistica, all'insegna dello stesso titolo, lasciò
profonda traccia: basti ricordare che la "Biblioteca de
Ideas del siglo XX", diffuse in Spagna le opere di Hegel,
Spengler, Dilthey e che per gli stessi tipi uscì, intorno al
1927, quella serie di studi (di Dámaso Alonso, Gerardo Diego
e altri), che, occasionati dal centenario di Góngora,
diedero l'avvio alla moderna rivalutazione del grande poeta
barocco.
La rivista si ispira sostanzialmente a tre criteri, come O.
sottolinea fin dai "Propositi" proemiali: attenzione ai
problemi e alle angosce dell'ora presente, nella certezza
che esistono, nell'atmosfera del dopoguerra, "i sintomi di
una profonda trasformazione delle idee, dei sentimenti, dei
modi di vivere, delle istituzioni", sintomi che la rivista
avrebbe infatti analizzato e illustrato ai suoi lettori;
fondamentale apoliticità, giacché la politica nel pensiero
di O. "non giunge mai a cogliere l'essenza profonda delle
cose"; occidentalismo (rivelato dal titolo stesso), cioè
apertura verso la spiritualità europea e americana, in altre
parole europeismo, cosmopolitismo culturale: "Il dopoguerra
ha avvicinato i popoli fra loro: prima il cosmopolitismo si
riduceva al gergo bancario, operaistico, da Hotel Ritz o da
vetturaletto; mentre il cosmopolitismo di oggi è più
autentico, e invece di promuovere il rinnegamento del genio
e dei destini delle varie nazioni ne promuove il
riconoscimento e il confronto".
Nel programmatico cosmopolitismo di O. nel suo dichiarato
proposito di svecchiare abitudini mentali e schemi
scolastici appartenenti al passato trovano un punto
d'incontro le più varie collaborazioni: saggi orteghiani
elegantemente oscillanti fra psicologia e filosofia, studi
di alta divulgazione scientifica o economica, testi
letterari di avanguardia, annotazioni di costume, recensioni
delle novità librarie straniere. La rivista si trasforma
così in tribuna di libera discussione e di polemica
culturale, obbediente all'impulso di rovesciare ogni
barriera, sia fra i rami del sapere sia fra le tradizionali
(e spesso tradizionalistiche) culture nazionali.
Collaborarono alla Revista de Occidente, con liriche e vari
contributi critici, tutti gli esponenti della cosiddetta
generazione poetica del '20: da Pedro Salinas a Rafael
Alberti a Vicente Aleixandre (che pubblica qui i suoi versi
in rubriche destinate a diventar poi titoli di raccolte più
ampie: Espadas como labios, La Destrucción o el amor); da
Miguel Hernández a Federico Garcia Lorca (che dà alla
rivista l'Ode a Salvador Dalí, e alcune romanze gitane) a
Jorge Guillén (che, oltre a poesie originali, pubblica - nel
1929 - la traduzione del Cimetière marin di Paul Valéry).
Anche alcuni poeti più anziani inviano collaborazioni
(Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez), mentre la prosa è
rappresentata da Pío Baroja, Ramón Gómez de la Serna ("Greguerias")
e, fra i più giovani, Jorge Luis Borges e Eduardo Mallea.
Tra gli scrittori stranieri, figurano in primo luogo gli
italiani: di Emilio Cecchi vengono fatti conoscere, in
traduzione antologica, Pesci rossi e L'osteria del cattivo
tempo; di Massimo Bontempelli e di Luigi Pirandello un
racconto ciascuno. Nel campo della critica, Ramón Menéndez
Pidal pubblica (1923) un importante studio sulla poesia
giullaresca, Américo Castro rinnova, con un memorabile
saggio ("Cervantes pensador", 1924) destinato a suscitare
vivace controversia, la critica cervantina; mentre José
Maria de Cossío e Gregorio Marañón riaprono la discussione
sulla leggendaria e simbolica figura di don Juan. Data la
formazione filosofica di O. è comprensibile che sulla sua
rivista i filosofi e i saggisti siano per lo più tedeschi
(ma ciò non autorizza a parlare, come fa qualcuno, di gruppo
chiuso o di chiesuola orteghiana): ricorrono infatti le
firme di Max Scheler, Georg Simmel, Oswald Spengler, Hermann
Keyserling, Werner Sombart. La Revista de Occidente è
risorta (1963) sotto la direzione di José Ortega Spottorno,
assistito da un consiglio di redazione con alcuni membri
stranieri.